
BEPPE DI BELLO
Una superficie di 200 ettari corrispondente alla Riserva Regionale del Pantano di Pignola è da tempo chiusa e non fruibile dai cittadini. Stiamo parlando dell’Oasi di Protezione Faunistica lago Pantano di Pignola, ZSC Lago Pantano di Pignola, zona RAMSAR (transito avifauna migratoria di specie protette), zona SIC (sito di interesse comunitario) Riserva Regionale e, ormai sospeso da tempo, Centro C.R.A.S. (centro recupero animali selvatici). La ragione del totale stato di abbandono in cui versa l’Oasi è che l’intera superficie risulta essere patrimonio dell’ex Consorzio industriale di Potenza, oggi in liquidazione e che i terreni erano stati dati , per le finalità di ptotezione ambientale in gestione alla Provincia di Potenza. Così che ad oggi, anche per la manutenzione nessuno, al di là del commissario liquidatore, può metterci mano. E però le difficoltà ad intervenire non possono diventare una scusante, per il semplice fatto che non facendo niente si determinano condizioni negative per la persistenza dell’Oasi.
Che, ricordiamolo, è un’oasi di grande importanza, non solo perchè frequentato dalle scolaresche della città di Potenza e di tutto l’hinterland, ma sopratutto un luogo dove si esercitano particolari funzioni e attività di salvaguardia delle specie vegetali e animali. Con la chiusura dei cancelli è venuta a mancare l’attività dell’l’unico centro C.R.A.S. in una provincia , come quella di Potenza, che ha l’estensione di superficie boschiva più alta di tutte le Province italiane, e ora si ritrova a dover conferire alla consorella Provincia di Matera rapaci feriti, lupi e qualsiasi altra fauna selvatica da curare. E sì che la provincia di Matera, con soli 30 comuni, può vantare ben 3 centri C.R.A.S. (Gallipoli Cognato, Policoro e San Giuliano) mentre nell’intera provincia di Potenza (ed in totale violazione di legge ) non esiste un solo centro C.R.A.S.. Nell’ottobre del 2023 nello spazio visite interne dell’Oasi Pantano di Pignola ed anche sui muri perimetrali avrebbero dovuto iniziare dei lavori a seguito di un progetto presentato dall’Ufficio Pianificazione Territoriale e Sviluppo della Provincia di Potenza.
Il paradosso tutto lucano è che questi lavori sono stati interamente finanziati grazie ad un progetto approvato dalla Giunta Regionale di Basilicata la n. 1408 del 21.12.2017; data di inizio dei lavori 23.10.2023 importo complessivo € 350.000 (trecentocinquantamila). Ma, al momento dell’inizio dei lavori, nessuno si è presentato per aprire i cancelli. Oggi a distanza di quasi un anno da quella data quei cancelli continuano a rimanere serrati e si corre il rischio concreto di restituire all’Unione Europea quei fondi non spesi. Si tenga presente che il programma Inngreenpaf (infrastruttura verde fruizione e sostenibilità – parte seconda – operazioni a titolarità degli enti gestori delle aree protette e delle ZSC della Regione Basilicata. Azione di conservazione e valorizzazione degli ambienti acquatici e ripariali ZSC Lago Pantano di Pignola) era stato studiato esattamente per conservare un luogo unico nel suo genere , migliorandone la fruizione a tutto vantaggio della collettività e della fauna selvatica. Ora è evidente che l’Oasi del Pantano, per la sua funzione di habitat salvaguardato dalle leggi europee, non può fare la fine delle decine di capannoni in mano ai commissari liquidatori ,che deperiscono e si riempiono di rifiuti. E’ assolutamente necessario che la Provincia continui a svolgere la sua funzione di gestore, indipendentemente dalla destinazione che il Commissario Liquidatore vorrà dare alla zona e che comunque non può prescindere, per l’intero territorio, alla funzione cui è stata destinata. Voci parlano di riperimetratura dell’Oasi, altri parlano di interventi di energia alternativa, c’è chi insinua di una possibile lottizzazione.
Tutte cose che oggi appaiono incompatibili con la difesa di un territorio che è meta di migrazione degli uccelli, aea di particolare pregio nella biodiversità, e area di particolare valore tutistico ambientale. La bussola deve essere quella di preservare, qualificare e migliorare quello che c’è, non certo di stravolgerlo. L’Europa non lo consentirebbe e ogni intervento diciamo non convenzionale ( vedi il fotovoltaico sul lago San Giuliano) morirebbe per strada, stroncato dalla Comunità Europea che è certamente più attenta di alcuni uffici regionali . Per intanto le Associazioni Liberiamo la Basilicata ed EHPA hanno chiesto formalmente un intervento ai Verdi Europei e ad AVS affinché si sblocchi questa situazione. si riapra al più presto il centro C.R.A.S. e si facciano tutti quei miglioramenti necessari per rendere ancor più fruibile l’Oasi del Pantano di Pignola.
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Ciao