LOJZE SPACAL, CONFINATO, EBANISTA E FOTOGRAFO

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Angelo Labbate, il compianto scrittore e giornalista di Accettura, ha scritto un pregevolissimo saggio sui paesi lucani nell’epoca fascista. Il prof. Giovanni Caserta segnala ai lettori di “Passaggio a Sud”, questa figura  importante di un confinato  LOJZE SPACAL, il primo fotografo di Accettura

di angelolabbateANGELO LABBATE

Assegnato al confino di polizia per due anni dalla commissione speciale della Prefettura di Trieste per sospette attività antifasciste, Lojze Spacal (Trieste 15 giugno 1907 – 6 maggio 2000), fu destinato ad Accettura, dove, accompagnato da due carabinieri, giunse il 7 febbraio 1931. Un anonimo e fugace accenno ne fa Leonardo Sacco in Provincia di confino. La Lucania nel ventennio fascista, Schena editore, Fasano 1995”, in cui così si legge: “E’ poi la volta degli slavi, anzi slavofili, accuratamente divisi in tutto il materano: un falegname ad Accettura (7 febbraio 1931-17 settembre 1932)”.

Spregiativamente italianizzato in Spazzale nei rapporti di polizia, Lojze Spacal, era nato a Trieste 1l 15 giugno 1807, da Andrea, cavatore, e Maria Novak, lavandaia, originari di Kostanjevica, in Slovenia. A soli otto anni, il 1914, all’inizio della prima guerra mondiale, perse il padre, che controvoglia combatteva nell’esercito austro-ungarico. Dovette abbandonare la scuola e trovare lavoro in una falegnameria per aiutare la famiglia. A 17 anni fu assunto come disegnatore nell’arsenale di Trieste. In questo periodo avrebbe avuto contatti con gli irredentisti slavi Marussic, Milos e Bidovec e partecipato all’attentato alla sede del giornale “Il Popolo di Trieste”. Sospetti che gli costarono il confino. Le esperienze di apprendista falegname e arsenalotto furono utili al giovane confinato nella ricerca di un lavoro, come imponeva la legge sul confino. Lo trovò nella bottega di falegname di Rocco Defina.

In quel periodo – ricorda mastro Totonno Defina,figlio di Rocco – i falegnami del paese non erano pratici di ebanisteria; erano piuttosto mastri d’ascia, bottai, costruttori di porte e finestre e di rozze suppellettili. Per prima cosa – continua Totonno Defina -, Spacal costruì un banco di lavoro tecnologicamente avanzato, come mai ne avevamo visto, sul quale montò un ingegnoso tornio. Nel laboratorio si costruirono i primi mobili impiallacciati e verniciati. La dottoressa Domenica Defina conserva ancora una cristalliera di mogano, costruita dal giovane confinato. La novità suscita la gelosia e l’invidia di Giuliano Miraglia, che invia al Prefetto un ricorso, conservato nell’Archivio di Stato di Matera. “Un confinante di nome Luigi Spazzarri di Trieste – dice quel ricorso –  ebanista  a aperta una bottega da falegname unita a Rocco Defino e ci a levato molto lavoro a fatto una mobilia alla levatrice Romano più di tremila lire più all’ufficiale postale un altro lavoro di circa duemila lire e lavora tutti i giorni ed io con otto persone sulle spalle sto pagando la ricchezza mobile dal 1918 e con tante tasse comunale e altre tasse  e sto senza lavoro che siamo anche in molti falegnami prego la S.V. di provvedere a mandarlo a qualche altra parte perché lui e ben pagato dal nostro Governo…”.    Riscontrando il ricorso, i Carabinieri scrivono che “il confinato politico non risulta faccia alcuna concorrenza al reclamante Miraglia Giuliano (che) si è indotto a reclamare per fatto che questi si rifiutò di lavorare nella sua bottega. Non si ritiene proporre il trasferimento del prenominato né si ritiene togliergli il sussidio in quanto il lavoro non è continuativo”. In un’altra informativa, si legge che “serba regolare condotta politica e non ha dato mai luogo a rimarchi sul suo conto”.

Come spesso succede ai forestieri, Spacal è benvoluto da tutti. La vicina di casa Teresa Filardi, novantaquattrenne, lo ricorda ancora come un bel giovane, educato e rispettoso. Nicola Defina racconta che dopo un’abbondante nevicata, il “confinato” fece un grande pupazzo, somigliantissimo al Duce. I paesani rimasero a bocca aperta di fronte alla perfezione della scultura, anche il podestà e il segretario politico del fascio, che, anziché diffidarlo, si congratularono.

Fu durante la permanenza accetturese che si manifestò la vocazione artistica di Spacal. Lui stesso, solitamente schivo e di poche parole, affida i suoi ricordi a una intervista rilasciata a TV Capodistria. “Questa – dice quell’intervista – è una storia veramente lunga e anche una storia strana, perché sono tanti i modi di iniziare una carriera pittorica e penso che la mia sia una storia abbastanza particolare, un po’ originale, se vogliamo. Io ho cominciato molto tardi, perché provengo da un ceto molto povero. Fino a 18 anni d’età ho lavorato come operaio, poi sono stato politicamente compromesso come antifascista, poi sono stato confinato nella Basilicata. E’ lì che comincia questa mia storia, diremo, pittorica. Infatti un giorno sotto casa mia dove abitavo c’era una piccola falegnameria, e in questa falegnameria io spesso passavo qualche ora, guardavo questo vecchio falegname che faceva varie cosette, delle riparazioni. Un giorno, ero anch’io presente, viene un giovane contadino. Però, aveva una certa difficoltà. Insomma, dice: ‘Vorrei che lei mi facesse una piccola cassa da morto perché è morta la mia figlioletta, aveva quattro anni. Però, guardi io non ho i mezzi, mi faccia una cosetta semplice; insomma, quattro assi’. Sì, questa è una storia patetica, vi chiedo scusa. Poi se ne andò quest’uomo. Io avevo quella volta più o meno vent’anni e questa storia mi ha commosso profondamente e, quando è uscito, dico al falegname: ‘Senta facciamo una bella cassettina, io dò una mano e poi vedremo’. Io avevo già in mente qualcosa; allora dò una mano, abbiamo lavorato fino a tardi e poi io me la porto a casa questa cassetta e mi metto a dipingerla, e l’ho dipinta. Ho fatto dei fiori, ho fatto degli angeli, non so cosa ho fatto, insomma era ricchissima, bella. Il giorno dopo hanno messo dentro la morticina, poi l’hanno portata a mano in chiesa, e poi dalla chiesa al cimitero e insomma era un successo enorme, forse mai nessun quadro è stato così apprezzato come quella cassettina. E questo era il mio inizio, questa era la mia prima opera; io non dico che questa sia un’opera, forse sarà stato di un kitsch tremendo, adesso forse mi vergognerei di vederla, però l’inizio era questo”.

Ad Accettura Spacal scopre anche la sua passione per la fotografia. Per alleviare il soggiorno obbligato in un lontano e sconosciuto paese, si fa spedire la vecchia Leica, che gli aveva regalato lo zio Anton. In paese non c’era un fotografo. Per le necessità, anche per la foto-ricordo del matrimonio, bisognava attendere la festa patronale di San Giuliano, quando arrivava il fotografo ambulante don Attilio Tagliente con il suo banco ottico. Sosia di Salvador Dalì, per la corporatura esile e longilinea e i lunghi baffi arricciati, ancora oggi nell’immaginario collettivo è il “fotografo”. Intuendo le esigenze della piccola comunità, Spacal si organizza come un fotografo professionista e allestisce un laboratorio per lo sviluppo. Fa foto tessere per carte di identità e passaporti, scatta fotografie in occasione di matrimoni, funerali, prime comunioni e feste e si rivela un acuto osservatore della vita del paese.

Dell’intensa attività del periodo accetturese, resta ben poco. Un blocco di 6 fotografie, di proprietà degli eredi Spacal, attualmente esposte al Museo d’arte moderna di Lubiana, stampate in gelatina d’argento, con bordi fustellati, cm 13 x 8, firmate dall’autore. Si tratta, in genere, di fotografie socialmente impegnate, come il calderaio ambulante, la bambina alla fontana, il primo bacio, i bambini che addentano una fetta di pane; ma anche sperimentali, come la natura morta che ritrae un mazzo di violette. Di particolare interesse la foto che ritrae una delle fasi della festa del “maggio”, sia perché è il primo documento datato del noto rito arboreo che si celebra ad Accettura, sia perché reca sul retro un’annotazione di pugno dell’autore: ”Accettora 26.5.1931. Hanno impiantato l’albero della cuccagna, però non è ancora dritto perché aspettano la signora Giuliana (sic) che sta arrivando con la processione. Gli uomini che sono sull’albero stanno aspettando per legare le funi. L’albero con l’apice è alto 36 metri. In cima sono legate 12 galline e galli, 5 conigli, 10 piccioni e 10 agnelli e capretti”. Ben poche sono le persone che si vedono intorno al “maggio” in un momento spettacolare. E’ la prova documentale che il rito arboreo era considerato un evento “barbaro”, una faccenda di cafoni in cui non era conveniente mischiarsi. Tre foto, miracolosamente conservate da Totonno Defina, sono state rintracciate ad Accettura: il gregge, il pranzo in campagna e il vicolo con neve. Anche queste manifestano l’interesse sociologico di Spacal.

Dopo l’esperienza di Accettura, come mostrano le altre immagini esposte a Lubiana, Spacal usò la fotografia in funzione della pittura. Tornato in libertà, Spacal si dedicò allo studio dell’arte, frequentando il liceo artistico di Venezia. Conseguito il diploma, insegnò nelle scuole slovene di Trieste. Il 1936 si iscrisse all’Istituto Superiore per l’Arte Decorativa di Monza, allievo di Pio Semeghini e Raffaele De Grada, e frequentò da privatista l’Accademia di Brera di Milano. Il 1948, il 1954 e il 1958 espose con successo alla biennale di Venezia ed ottenne il premio internazionale per la grafica e la pittura. E’ il massimo esponente della fotografia, della grafica e della pittura italo-slovene.

Trieste e Lubiana se lo contendono e lo annoverano tra i cittadini più illustri. Con mostre e manifestazioni parallele, hanno celebrato il centenario della nascita di un grande artista che non aveva dimenticato Accettura, così simile alla sua Kostanjevica, la stessa vita contadina, la stessa povertà, le stesse usanze. Anche l’albero del “maggio”, come nei villaggi della Slovenia. Quando l’assaliva la nostalgia per quel lontano paese, dove aveva scoperto la sua vocazione artistica, accennava una canzoncina imparata ad Accettura, frequentando le case dei contadini e partecipando alle loro feste: “Aggio saputo c’hai acciso u purche, non mi fa u musse sturte”.

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