Solo due o tre anni fa, il settore sembrava in forte ripresa, con prezzi che erano arrivati anche a 635 euro a tonnellata, oggi sono scese a 400 euro.
“Fare impresa nel mondo olivicolo lucano è diventata una missione impossibile. Colpa di un pericoloso mix dato dall’instabilità delle quotazioni sul mercato, dalle condizioni climatiche e dall’aggressiva presenza nella grande distribuzione organizzata di olio prodotto da olive di Paesi extra Ue messo in vendita persino in offerta speciale”. E’ l’allarme lanciato dall’Oprol-Cia (Organizzazione Produttori olivicoli lucani, presieduta da Rocco Pace, che ha come punto di riferimento confederale il Cno, Consorzio nazionale degli Olivicoltori). L’Oprol conta circa 3000 soci, di cui circa 2000 in provincia di Potenza e circa 1000 in provincia di Matera, e oltre 2.200 oliveti. La filiera è costituita dai soci olivicoltori, da 4 centri di raccolta olive situati a Lavello, Montescaglioso, Grassano e Ferrandina, da 4 tecnici agronomi presenti su tutto il territorio regionale, da 7 frantoi che producono olio extra vergine di oliva e commercializzano direttamente al consumatore finale, e da una rete commerciale indiretta che commercializza sempre direttamente al consumatore finale e quindi alle famiglie, in Italia e all’estero.
Ci sarà solo abbandono dei campi – dichiara nella nota Gennaro Sicolo, presidente Cno – altro che ricambio generazionale. Chiediamo al Ministero di aprire un Tavolo con tutta la filiera per mettere in campo un progetto concreto sulla base delle esigenze reali del settore. Gli orientamenti della Commissione Ue sulla riforma Pac non danno alcuna risposta al problema della volatilità delle quotazioni. Chiediamo l’attivazione di misure di mercato e, come avviene negli Stati Uniti, proponiamo politiche per stabilizzare i redditi degli agricoltori, magari ricorrendo a cosiddetti aiuti anticiclici.
La competitività della filiera olivicola Oprol – sottolinea Rocco Pace, passa attraverso il miglioramento della qualità degli oli extra vergini. Per ottenere un olio di alta qualità e garantire la sicurezza alimentare è indispensabile il controllo su tutta la filiera con precise disposizioni e procedure applicabili in tutte le fasi: dai nuovi impianti di oliveti ai rinfittimenti con specifiche varietà di olive, dalla coltivazione del terreno e della pianta alle modalità e tempi di raccolta, dal sistema di produzione e stoccaggio all’imbottigliamento e vendita diretta al consumatore finale. L’alta qualità e la sicurezza alimentare devono essere peculiarità certificate e garantite al consumatore. Un aspetto molto importante per identificare un extra vergine di oliva di alta qualità e adeguata sicurezza alimentare è l’etichetta. L’etichetta è la carta di identità del prodotto ed è l’unico strumento di riferimento, sia per il consumatore consapevole che per il neofita/profano, per meglio comprendere e conoscere il contenuto di una bottiglia. Non solo dove nasce l’olio, ma quando nasce.
La stabilità dei prezzi deve essere un’assoluta priorità della filiera dell’olio, danneggiata dalle continue oscillazioni del mercato – dichiara nella nota Dino Scanavino, presidente della Cia – in merito alle speculazioni in atto. Altrettanto importante per il comparto è lavorare sull’aggregazione delle imprese olivicole per contrastare la frammentazione aziendale, nonché semplificare l’accesso al credito e agli strumenti comunitari. Negli scambi commerciali, poi, è fondamentale favorire la reciprocità delle regole e intensificare la propensione all’export, valorizzando allo stesso tempo i prodotti di qualità certificata sui mercati.
