
ANTONIO MOLFESE MEDICO-GIORNALISTA
IL PISTACCHIO,ALBERO DELLA VITA.
Non è solo la storia di una produzione agricola,ma di una intuizione felice dei fratelli Colangelo di Stigliano(PZ)in BASILICATA di produrre nelle loro terre non più grano olivi ed ortaggi, ma il pistacchio, un albero che produce frutti molto preziosi per le sue capacità nutrizionali ma anche terapeutiche per alcune patologie. Studi condotti ed ancora in corso dall’Università di BERKELEY e dell’ILLINOIS U.S.A.stanno dimostrando le molteplici qualità terapeutiche e nutrizionali del pistacchio. (1)
L’’uomo dei tempi preistorici cercava e trovava nel bosco e nei i prati rimedi medicamentosi nei vegetali,piante,semi e frutti,si dedicava oltre che, alla domesticazione e alla coltura delle piante a scopi alimentari,anche alla sperimentazione delle loro proprietà terapeutiche per la cura delle malattie. Uno di questi è stato l’albero del pistacchio. Originariodell’Asia Centrale ed Asia minore – Caucaso, Iran e regione montana del Turkmenistan;,la presenza di frutti di pistacchio in scavi archeologici datati VI secolo a. C. è stata rinvenuta in Afghanistan e Iran sud-orientale.
In Assiria, intorno al decimo secolo a.C. la regina di Saba limitò la coltivazione dei frutti a suo uso esclusivo. I frutti di pistacchio vengono menzionati nella Bibbia (Genesi 43:11) come preziosi doni portati da Canaan all’Egitto dal figlio di Giacobbe. Nella sua Storia Naturale, Plinio (23a.C. – 79 d.C.) dice che il pistacchio fu introdotto in Italia dalla Siria da Lucius Vitellus e diffuso da Flaccus Pompeius nel Mediterraneo, nell’Europa meridionale , in Nord Africa, in Cina e Stati Uniti.
Che i pistacchi fossero un alimento sano e ricco di proprietà benefiche e che avessero un ottimo profilo nutrizionale era risaputo da tempo e nuove ricerche ne mettono in luce ulteriori qualità benefiche.Sono una «proteina completa», validi sostituti delle proteine animali proprio per la loro caratteristica di fornire la necessaria quantita di proteine indispensabile al nostro organismo. La Food and Drug Administration (FDA) statunitense definisce proteina completa un alimento che contiene «tutti gli aminoacidi essenziali in quantità adeguate» (ossia gli aminoacidi proteici che il nostro corpo non produce naturalmente e che ha bisogno di assumere attraverso il cibo). 
I pistacchi erano conosciuti presso gli Assiri e i Greci come una sostanza con effetti medicamentosi,come potente afrodisiaco ed antidoto contro i morsi degli animali velenosi;l’ olio, che da essi si ricavava rinforzava” lo stomaco e il fegato.”. Questa credenza fu poi trasferita ai medici cristiani del medioevo che lo usavano come rimedio per la sclerosi del fegato le, malattie addominali,gli ascessi,i lividi, le infiammazioni,le malattie toraciche, problemi circolatori. I benefici effetti del consumo di frutti di pistacchio sulla salute del cuore, sono principalmente riconducibili a un effetto diretto sul contenuto di grassi nel sangue, a un effetto anti-infiammatorio e anti-ossidante, e a un effetto diretto sulla pressione sanguigna. Uno studio clinico ha evidenziato che l’addizione di pistacchio a cibi con alto tasso glicemico (come riso parboiled, pasta e patate), può ridurre la risposta glicemica post-prandiale del 20-30% . .Le fibre alimentari, abbondanti nei pistacchi, svolgono anche loro numerose funzioni benefiche per l’organismo. Associate alla giusta quantità d’acqua, invece carente nei semi oleosi, le fibre possono aumentare lo stimolo meccanico di sazietà,modulare l’assorbimento nutrizionale, e ostacolano l’assorbimento-riassorbimento del colesterolo e dei sali biliari,prevengono o curano la stitichezza e favoriscono la pulizia del lume intestinale eliminando le tossine.Quest’ultimo aspetto contribuisce a diminuire le possibilità di insorgenza di un tumore all’intestino crasso, di iInfiammazione del plesso emorroidario (emorroidi) della,formazione di ragadi e del prolasso anale.
Antonio molfese torremolfese.altervista.org
(1)L’azienda di Stigliano
Questa non è la storia di una produzione agricola. Questa è innanzitutto la storia di un’intuizione felice che ha potuto alimentarsi e perpetuarsi fino ad oggi grazie alla caparbietà, all’entusiasmo e, senza timore di usare una parola spesso inflazionata, all’amore di un manipolo di uomini e donne che hanno legato radici e futuro al territorio su cui si sono trovati, per nascita o per scelta, a vivere .
L’idea, forse pionieristica, certo inconsueta per la Basilicata, balena nella testa di Innocenzo Colangelo negli anni 90, ed è quella di importare degli alberi di pistacchio per piantarli nella piccola azienda di famiglia, situata in Contrada Sauro-Capalbi, a 350 metri sul livello del mare e affacciata sul fiume Sauro, in territorio di Stigliano, paese della provincia di Matera.
Assecondando l’intuito, Innocenzo e il fratello Nicola partono per la Grecia e vanno a incontrare il rettore dell’Università di Atene, una personalità nel campo dell’agronomia, che, convinto della bontà dell’idea, segue i due fratelli in Italia per fare una perizia sull’idoneità del terreno. Il verdetto è assolutamente incoraggiante e i Colangelo, con non poche difficoltà (la libera circolazione delle merci in Europa aveva ancora molti ostacoli) organizzano la prima spedizione dalla Grecia verso il porto di Brindisi delle prime piante di pistacchio destinate alla Basilicata. Comincia così, con 5 ettari dei coltivazione, la storia dei pistacchieti di Stigliano. La passione per l’agricoltura ha nel frattempo contagiato un altro membro della famiglia, il cugino di Innocenzo, Vincenzo Maria Ricciuti, che nella tenuta stiglianese fin dall’infanzia è ben contento di trascorrere estati e festività, in compagnia dei nonni e dei cugini più grandi, con i quali ama inoltrarsi nella campagna. Subito dopo la laurea alla facoltà di Agraria, all’Università di Basilicata, Vincenzo non ha esitazioni: decide che della gestione dell’azienda di famiglia, fino ad allora dedita principalmente alla coltivazione dell’olivo, del grano duro e di ortaggi a pieno campo, vuol farne un lavoro. Spinto dall’entusiasmo contagioso del cugino Innocenzo, decide di investire maggiormente nel pistacchieto, acquisendo nuove conoscenze (si reca a Bronte, ma anche in Spagna e California per carpire i segreti di questa coltura) e ampliando l’azienda, fino a farne oggi, con i suoi 30 ettari, e le sue seiemila piante di pistacchio, la più vasta coltivazione a filari dell’intero Paese, e sicuramente una delle più grandi d’Europa. Si tratta di un prodotto non facile: i primi frutti si sono avuti solo a distanza di 10 anni, e solo da 5 o 6 anni quella di Vincenzo Ricciuti è l’unica azienda in Italia ad avere una produzione stabile. Sono stati più di centocinquanta i quintali raccolti lo scorso novembre. A contribuire al salto di qualità, non solo di quantità, di questa moderna realtà agricola, è Cupido, che nel frattempo aveva scoccato la freccia e fatto incontrare Tiziana Auletta, potentina di nascita, una laurea in economia e già imprenditrice, con Vincenzo. Lei non esita a seguire quello che poi diverrà suo marito, in questo angolo di Basilicata: una scelta di vita che le fa venire voglia di applicare il suo talento imprenditoriale in un’attività tanto diversa dal suo passato ma assolutamente stimolante: esportare la qualità dei pistacchieti di Stigliano al di fuori dei confini regionali.
Vincenzo la asseconda, e le dà carta bianca, affiancandola per quelle che sono le sue competenze. In un connubio costante di tradizione e innovazione tecnologica, nella coltivazione, nella raccolta e nella lavorazione, il pistacchio di Stigliano diventa prodotto ben riconoscibile sul mercato nazionale e commercializzato in tutta Italia grazie all’omonimo marchio registrato presso il Ministero dello Sviluppo Economico.