Federico Valicenti
La Lucanica è lucana…… la conosciamo!?
Fin dai tempi dell’antica Roma la Lucania era celebre per i suoi boschi pieni di ghiande e di maiali destinati al consumo delle famiglie che risiedevano nei villaggi. Uno dei piatti forti a base di carne di maiale nelle mense romane era il “porcus troianus”, così chiamato perché ricordava il cavallo di Troia che nascondeva nel ventre i guerrieri achei, un maiale ripieno di salsicce, verdure e salse aromatiche. Ed è dalla Lucania che parte l’imbudellare la carne per poi chiamarsi lucanica, “Lucanicam dicunt quod milites a Lucanis dicerent” , chiamano Lucanica quella carne di maiale insaccata in budello che i nostri soldati affermano venire dai Lucani, così Marco Terenzio Varrone (116-27 a.C). ne certificava le origini. La salsiccia, comunemente chiamata lucanica o luganega, era facile da fare e trasportare. Bastava salare la carne, profumarla e insaccarla, una leggera asciugatura al fumo del fuoco per conservare, trasportare e consumare. Anche l’utilizzo del sale è uno dei metodi più antichi di conservazione degli alimenti. Per ottenere salumi di buona qualità è da sempre necessario disporre di sale. Già in epoca Romana il sale era così importante, che la parola “salario” deriva dal fatto che questo era utilizzato come mezzo di pagamento per i soldati, la via Salaria venne realizzata per trasportarlo e distribuirlo nella penisola, ma divenne ben presto insufficiente. Si crearono quindi numerose saline, in genere in zone costiere, ma anche in alcune particolari zone interne dove esistevano sorgenti salate naturali. Conservazione che veniva fatta non solo con il sale ma anche con il grasso stesso dell’animale. Era largamente diffuso l’allevamento del maiale, con alto rendimento di carni e grasso per la conservazione, che in epoche antiche la figura centrale, il sommo padre della mandria era il “ porcaro” che comandava non solo sulle mandrie ma anche sui pastori, quindi una sorta di “ sindaco “ del tempo. Figura quella del porcaro protetta più del contadino, tanto che i Longobardi nell’ editto del re Rotari (643 d.C.) promulgarono una legge dove la vita di un guardiano di porci valeva due volte e mezzo quella di un agricoltore perché la carne di maiale era la preferita per l’alimentazione presso i popoli germanici. Il pascolo si estese nell’ambiente naturale dell’Italia devastato e spopolato da decenni di guerre tra Bizantini e Goti ed offriva tutto lo spazio e il nutrimento necessario per l’allevamento del maiale da parte dei Longobardi. Addirittura la legislazione ne vietava, pena la morte, il pignoramento, perché la sua sottrazione, facendo venir meno la riserva alimentare primaria, poteva significare la fame e la miseria della famiglia. Un ricordo che i Longobardi hanno lasciato in alcune tradizioni è legato, tra tante manifatture sicuramente all’uso del coriandolo come spezia per insaporire la salsiccia ancora presente nella preparazione di questo eccelso salame a Carbone, Castelluccio, Pisticci.
