MARIA CRISTI SANSONE

La giuria del Premio Internazionale di poesia Don Luigi Di Liegro ha deciso di assegnare il “Premio speciale della Giuria” con la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica a Luciano Nota per la sua attività in favore della diffusione della cultura e dell’arte poetica. Il riconoscimento è stato assegnato al poeta accetturese per La rosa , sezione – poesia inedita il 31 gennaio 2015.

Luciano Nota è nato ad Accettura in provincia di Matera. E’ laureato in Pedagogia ad indirizzo psicologico e in Lettere Moderne. Vive e lavora a Pordenone svolgendo l’attività di Educatore.

Le prime poesie sono state pubblicate su diverse riviste letterarie e in molteplici antologie.

Sono state ospitate molte sue liriche nella trasmissione di Rai Radio Uno Zapping a cura di Aldo Forbice. E’ presente sul blog di Poesia Rainews24 a cura di Luigia Sorrentino, sul blog di Nazario Pardini “Alla volta di Leucade”,il blog “Poetrydream”di Antonio Spagnuolo, il blog “Moltinpoesia”, “LucaniArt Magazine”, “Il giardino dei poeti”,”Word Social Forum” “Sagarana” rivista letteraria a cura di Julio Monteiro Martins, “Neobar”, “Poesia 2.0″, “La Poesia e lo Spirito”, “Patria Letteratura”: Rivista internazionale di lingua e letteratura, “Poetarum Silva”, 2 liriche sul sito di Rai Radio Tre. Una sua lirica è stata ospitata nella trasmissione “L’uomo della notte” sezione “Poetando” condotta da Maurizio Costanzo.

Ha pubblicato “Intestatario di assenze” (Campanotto 2008), “Sopra la terra nera” (Campanotto 2010), “Tra cielo e volto”(Edizioni del Leone 2012, prefazione di Paolo Ruffilli, postfazione di Giovanni Caserta), “Dentro” (Associazione culturale LucaniArtOnlus, 2013, prefazione di Abele Longo).

L’ultima fatica letteraria è intitolata “La luce delle crepe”(EdiLet, luglio 2016)”presentata il 12 agosto 2016 ad Accettura.  Ecco cosa scrive, nella prefazione, Dante Maffìa:

<<Non so quanti autori, oggi, abbiano le qualità di questo poeta che ha fatto molte immersioni nei classici antichi e moderni e ne ha tratto linfa per modellare il suo passo, per appropriarsi di una tecnica che gli permette di essenzializzare il dettato evitando il superfluo. In queste poesie si sente il profumo dell’anima di Nota, che si muove su tematiche svariate sempre tenendo conto che al centro dell’universo c’è l’uomo, con le sue cadute e le sue esaltazioni, i suoi dubbi e le sue certezze. In alcuni momenti la musica dei versi prende il sopravvento e ravviva le immagini dando loro la qualità della sinfonia. Infatti le composizioni sembrano brevi sinfonie che nel mentre esprimono significati di grande importanza cercano l’effetto che vada oltre l’effetto, la chiave per entrare nelle misteriose tinte dell’imprendibile, dell’inafferrabile.>>

Si legge inoltre nella Postfazione di Marco Onofrio

<<La poetica di Nota si sintonizza preferibilmente sulle frequenze di un realismo simbolico che lo fa partire dalle cose concrete e “normali” per trasformarle in metafore, icone, emblemi universali. La parola è «sosta e sostanza», e tuttavia il poeta è consapevole che nel «non detto» e nel «non fatto» si nasconde e manifesta «il getto intero». E allora la poesia viene ad articolarsi come linguaggio “altro”, allusivo ed ellittico, che rappresenta le cose senza dirle, per significazioni meta-semantiche, spesso inafferrabili, dipanate oltre il filo logico delle parole. (…) La luce delle crepe conferma, sotto ogni riguardo, che Luciano Nota è uno degli autori più sinceri e solidi della poesia italiana contemporanea.>>

Sono state selezionate alcune poesie tratte dalla raccolta, perché possono racchiudere l’essenza del poeta, il paese natale, il paese della mamma e la Salandrella che sorge tra i monti che circondano Accettura che che diventa oltre i confini comunali il Cavone quando si congiunge alle acque della Misegna; la Salandrella potrebbe rappresentare l’emblema della voglia di evasione di chi ha fame e sete di conoscenza di ulteriori orizzonti oltre quello della terra natia.

ACCETTURA

Fummo ciuffi.

Uno dopo l’altro

in alcun punto poté posarsi il polline.

Fu lo spazio più ristretto,

l’attimo che avvita la luce

il colore.

Chi ti ha lasciato

ha una lenta agonia,

nel costato un senso di chi è stato

sosta e sostanza.

I morti sono i tuoi rami.

Ma non è più stretta quella gabbia

se con un sibilo richiama

l’allodola e l’acquasanta.

 

 

PIGNOLA

C’è acume sulle scale.

Una grande sacca

reca piante sulle spalle.

Si deve salire

scendere e risalire.

Siamo in tre.

Dalle pieghe delle pietre

si sbrogliano nodi,

dalle punte fuoriesce il grande altare.

Qui è nata mia madre.

Il ripiano è ancora intatto,

ancora illeso è il legno duro.

L’amico mi chiede di posare,

di poggiare la mano

sulle grinze del muro.

Fermo il dito nell’incavo

dove legavano il mulo.

 

 

SALANDRELLA

L’acqua gonfiava le vertebre

quando si andava al torrente

e da esso sgorgavano nodi

affascinanti di mani.

Qualcuno toccava la terra

altri inseguivano serpi.

Il più bello si assopiva sul drappo

ad un palmo dall’album che gli avevo donato.

Lo svegliavo dopo pochi minuti

alato nella scatola dei colori.