LUCIO TUFANO, RACCONTI DI STAGIONE

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LUCIO TUFANO

Quell’abbacinante poesia dell’estate (2)

Qualche  estate la trascorrevo a Matera. La nonna mi affidava agli zii Manes, di solito alla fine dell’anno scolastico. Matera in quegli anni aveva forti caratteristiche agrarie. Per arrivarci occorreva prendere la coincidenza a Ferrandina. Appena giuntovi, ti accoglieva un’aria satura di fieno, mentre, ai bordi, le strade erano corredate da lunghe file di traini in disarmo.

Un intenso sentore di campagna pervadeva gli ambienti e le case di tufo, fresche d’estate e calde d’inverno. Strade ancora polverose, non bitumate, piazze gremite di contadini che di domenica indossavano abiti scuri, coppole e cappelli neri.

La zia preparava la pasta per il pane e la metteva a lievitare. Di buon mattino, la fornaia, dalla strada, avvertiva, al suono di una trombetta, che occorreva ritirare le forme di pasta da portare al forno. Cotte, le panelle venivano riportate presso le abitazioni. Dalla voragine dei Sassi proveniva un’enorme brusìo, un popolo intero ci abitava. Numerosissime famiglie, intasate nelle case-grotte, costituivano l’immenso anfiteatro da ammirare da qualche loggia prospiciente sia sul Barisano che sul Caveoso.

Così continuando e tentando di rimuovere il velo, lo schermo che si frappone di solito tra noi e la memoria, tornano le immagini e i giorni dell’adolescenza, anche dell’infanzia, di chi mi portava per mano, a Bari, sul lungomare, e mi teneva in maniera guardinga e apprensiva dall’alta balaustra, ammaliato dai flutti e dalla risacca, con la fronte e le guance arse dal forte soffio di maestrale che scompigliava i capelli.

Sotto i muriccioli del lungomare le onde subivano un beccheggio regolare, con cadute più profonde e più rapide. L’orizzonte, punteggiato da qualche vela, era un cerchio perfetto e vastissimo, con un cielo chiaro, leggero e un orlo appena soffuso di vermiglio. Era quella, per il mio stato d’animo, una fase inspiegabile, il sentirmi accorato per gli eventi.

Eppoi, prima e durante la guerra, la zia Pica, anch’essa insegnante, mi faceva andare con la Littorina, affidandomi a qualche buon amico, a Corleto Perticara, dove insegnava e anche a Trivigno, a Laurenzana, dove il Ministero, ogni anno, le assegnava il servizio scolastico.

Erano paesi contadini. Attorno agli usci delle case, per le stradine, sulle scale, per i viottoli, nei pressi delle stalle e dei rozzi abituri, maiali, galline, tacchini, capre, gatti e cani, non mancavano asini e muli che a fatica scendevano o salivano per quelle stradine acciottolate. Abituali presenze. I forni gremiti di donne. Il banditore di mattina dava notizia delle novità della piazza.

I genitori degli alunni più agiati, invitavano la zia alle giornate di raccolto e della mietitura. Dopo aver lavorato per diverse ore del mattino, ecco che ci si sistemava sotto qualche frondosa e grande quercia, su di un prato non distante dall’aia, per il desinare. Una grande festa, specie per me che ne ero curioso. Quei cibi erano diversi, così lontani dalle mie solite pastine, dalle rosette con formaggio burro e mortadella, dall’uovo fresco da bere prima di andare a scuola. C’era di tutto, grosse fette di pane casereccio, strascinati da trangugiare e afferrare con “forcine” nella grande scafarea di creta, dove tutti affondavano gli sguardi avidi, bracioloni al sugo fumanti, arrosti di manzo e di agnello, fiasche numerose di vinello, angurie e frutta …

Giornate in cui il sole dominava gli splendori della campagna immensa, accogliente e familiare.

In quel sudato fervore, le falci si erano fatte onore e scintillavano i campi ogni notte su quei lembi di cielo stellato, come a dimostrare tutto intero quel firmamento che non ci capita più di osservare. La messe dormiva, le spighe ancora piene reclinavano agli zirlii che venivano dalle zolle a ritmo tranquillo. Sin dal crepuscolo le falci erano passate, e un’arida ristoppia si stendeva sotto gli olivi e i tralci.

E di sera le lucciole tra le siepi, dolce e crudele trastullo, da ghermire, curiosi del loro bagliore tra le dita, come chicchi di luce spettrale, luci che volavano e uscivano dal mare di grano che dormiva aspettando l’indomani.

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Sull'Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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