LUIGI PASQUARELLI: una scultura da purismo realista

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Un artista marsicense-napoletano riscoperto da Federica De Rosa

di Antonio Lotierzo

Carlo Ginzburg ha segnalato la necessità della costruzione di una metodologia della ricerca storica applicata ad internet ed ai motori di ricerca. Nell’enormità dei dati disponibili su internet occorrerà saper compiere sia una cernita e sia una navigazione critica, tale da consentire la costruzione di un sapere e di informazioni corrette.E’ successo a me che, partendo da una richiesta di identificazione della persona cui la toponomastica milanese ha intitolato la strada in cui risiedo (Carlo Troya, storico neoguelfo, intendente a Potenza nel 1820 e poi ministro costituzionale del Regno delle Due Sicilie, il cui monumento funebre – opera di A. Busciolano – è in S. Severino e Sossio in Napoli) mi sono potuto collegare all’autore di un busto che si trova nel cortile del Salvatore dell’Università di Napoli ed in tal modo ho scoperto lo scultore marsicense Luigi Pasquarelli. Proseguendo la digitazione di ulteriori domande, ho rinvenuto sia una modesta, stringata ed imprecisa, voce di Wikipedia ( che provvederò a riscrivere), sia un mercato per le opere del L. Pasquarelli ed infine mi sono imbattuto

prof.ssa Federica DE ROSA

(è nel web,in pdf; cartaceo 38 e.) nel numero (vol. I, fasc II-III, maggio-dicembre 2015) della rivista Napoli Nobilissima, in cui apparve il compiuto saggio della storica dell’arte Federica De Rosa che ha, nei fatti, scoperto e restituito con intelligenza di analisi storiografica l’opera dello scultore Luigi Pasquarelli ( di cui finora si ignorava tutto, specie nel quieto torpore stuporoso che avvolge l’appennino marsicense ). Il saggio di Federica De Rosa (n.1977, docente dell’Accademia B.A. in Napoli, che si è occupata di restauro, di artisti fra Ottocento e Novecento e durante il fascismo) prese corpo dalla scoperta e studio del fascicolo personale del Pasquarelli, il n. 329 reperibile presso l’archivio st. dell’Accademia B.A. di Napoli, che integrava le scarne notizie sullo scultore lucano ma operante in Napoli che si potevano leggere in A. De Gubernatis, A. Melani, P.A.Corna, A.M. Bessoni ; A. Panzetta; G. Dupré e C. Lorenzetti (si rinvia alla ricca bibliografia ed alle dense note, da cui si evince che attuale custode delle carte familiari è Gustavo Gonfalone in Napoli).

Interno dell’Accademia napoletana

Ed ecco che per intelligenza critica della De Rosa viene portato alla luce uno scultore eminente ed operoso nella seconda metà dell’Ottocento, di certo il più importante che possa vantare il suo paese d’origine, Marsico Nuovo, dove L. Pasquarelli nacque nel 1832 e dove visse fino a sedici anni, per poi trasferirsi in Napoli, proprio nel 1848, dove intraprese lo studio della scultura ma anche della pittura e del disegno (nella sede dell’Accademia che allora era nell’Albergo dei Poveri in piazza Carlo III).Fra 1850 e 1855 studiò sotto la maestria scultorea di Tito Angelini. Frequentò Luigi Arnaud, il potentino Antonio Busciolano, Emanuele Caggiano, i fratelli Calì, Stanislao Lista, Tommaso Solari e Pasquale Ricca. Nel 1855 presentò un Davide in gesso, di ‘mezzane proporzioni’ all’Esposizione Borbonica. Per studiare nelle città d’arte (Roma e Firenze) partecipò e vinse dei ‘pensionati’ nel 1859. Nei mesi della caduta dei Borbone, lo ritroviamo garibaldino nei movimenti per l’Unità. Produsse, in gesso, Il Cimbro va ad uccidere Mario (giudicato pregevole nel disegno, accurato nell’esecuzione, con giusta espressione sentimentale e lodevole nei panneggiamenti); Il bacio di Giuda(1859); Cristo che benedice dei fanciulli; Cristo che dà la vista ai ciechi; Atala e Chacta (1870, per la VII Esposizione). A Napoli, nel 1864, produce il bassorilievo Niccolò dei Lapi scaccia la figlia Lisa e nel 1865 Nobildonna seduta (ora a Barletta), opera in cui cercò di contemperare la lezione napoletana con l’esperienza fiorentina, mediando fra classicità e realismo. Del 1870 è il notevole Monumento funebre di Cesare Gallotti, magistrato (in S. Domenico Maggiore) ( VEDI COPERTINA).

Fra i busti, ecco il marmoreo Busto di Carlo Troya (nel cortile delle Statue ) e del pianista romantico Sigismondo Thalberg del 1872 (ora al Conservatorio di S. Pietro a Majella). Grazie ad un sussidio di 2000 lire del 1872, emesso dal Consiglio Provinciale di Napoli, poté recarsi in Brasile, con la motivazione di tenere alto l’onore dell’Arte Italiana, accettando l’invito di Pietro II e Teresa C. di Borbone, rimanendovi per due anni e producendo ventinove lavori ( fra cui Busti di Mazzini e di Garibaldi ed un acclamato gruppo della Pubblica Istruzione). Rientrato nel 1875, due anni dopo è nominato professore di scultura presso il R. Albergo dei Poveri e produce anche un ‘ Episodio di Pompei’ (giudicato ‘ buono per la posa delle figure, per la grande pietà che ispirano, per la bella e armoniosa collocazione’). Carico di emotività amorosa vertiginosa e pregevolissimo gesso è il Tasso ed Eleonora ( in Museo di Capodimonte). Nel 1880 alla mostra di Torino presenta, gesso e bronzo, l’opera Un venditore napoletano di frutta. Rispetto a questa mia nota imperfetta e di semplice servizio informativo, il lettore vada a leggere il ben compiuto ed articolato saggio della F. De Rosa, da cui abbiamo ricavato anche un giudizio storiografico. Luigi Pasquarelli sembra essersi poco separato dal magistero del suo maestro Tito Angelini ma non mancò di avvertire che la scultura napoletana stava passando da un purismo reale ma composto, toscaneggiante, verso forme di ‘realismo brutale’, come sostenne il ‘verista’ Adriano Cecioni, il cui giudizio, forse, conviene più riannodare alla scultura diversa, viscerale e in direzione quasi espressionistica, di Vincenzo Gemito. Notevole fu la sua produzione per la committenza privata. L. Pasquarelli morì a Napoli nel 1889 (non a Marsico, come erroneamente riporta oggi wikipedia!). E allora, ad un garibaldino toccò di fare il busto per un borbonico Troya: quanta commistione nel Risorgimento e quanta ambivalenza più che trasformismo nel carattere degli italiani.

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Sull' Autore

Nato a Marsico Nuovo in provincia di Potenza, dal 1976 risiede a Napoli, pensionato. Pubblica nel 1977 la sua prima raccolta di poesie, Il rovescio della pelle, in cui descrive il mondo rurale contemporaneo del Sud Italia col linguaggio del dadaismo e della neoavanguardia. Il suo stile poetico include elementi dell'ermetismo di Leonardo Sinisgalli e dell'uso creativo del dialetto di Albino Pierro, con influenze abbastanza evidenti di Montale, Attilio Bertolucci e Pascoli. Dopo la seconda raccolta di poesie Moritoio marginale (1979), si dedica allo studio della storia contemporanea e all'antropologia positivistica, pubblicando saggi in entrambi i settori e partecipando a concorsi universitari. Nello stesso periodo cura la prima pubblicazione delle opere del folklorista Michele Gerardo Pasquarelli (1876-1923), e traduce I canti popolari di Spinoso. Fra le opere storiografiche pubblicate da Loturzo figurano monografie su Spinoso, San Martino d'Agri e Marsicovetere; su Marsico Nuovo pubblica invece un volume di toponomastica.[1] Nel 1978 fonda la rivista Nodi, di cultura progressista oltre che letteraria, pubblicata fino al 1985. Nel 1992 vince il Premio Alfonso Gatto a Salerno con la poesia Rosa agostana.[2] Nel 1994 vince il Premio Internazionale Eugenio Montale, sezione inediti, prestigioso riconoscimento del Centro Montale presieduto da Maria Luisa Spaziani, con Materia e altri ricordi.[3] Nel 1996 vince, all'interno del Premio Pierro a Tursi, il premio per il miglior componimento in un dialetto di area lucana con la poesia Agri (Ahere). Loturzo ha curato le antologie Poeti di Basilicata con Raffaele Nigro[4] e Dialect Poetry of Southern Italy con Luigi Bonaffini.[5] Nel 2001 l'editore Dante & Descartes di Napoli ha pubblicato tutte le sue poesie in Poesie 1977-2001.[6] Dirigente scolastico di vari licei (Cassano all'Ionio, Torre del Greco, Napoli piazza Cavour e Napoli Mergellina), è in quiescenza dal 2014; l'ambasciata di Francia gli ha concesso l'onorificenza dell'Ordine delle Palme Accademiche, col titolo di Chevalier, n.38/Roma/12 febb, 2014.

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