“L‘UMANIZZAZIONE DELLE CURE è tra le dimensioni più rilevanti per valutare la performance delle strutture sanitarie, poiché siamo fermamente convinti che ognuno di noi, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, abbia diritto ad essere accolto in un luogo che esprima interventi sanitari di alta intensità ma che, parallelamente, sia capace di saper accogliere e prendersi cura delle persone, anche dal punto di vista umano. E questo, per chi è abilitato a misurare le performance degli ospedali, farà la differenza”. E’ il commento del direttore generale dell’Agenas all’iniziativa di creare un Osservatorio per la Umanizzazione delle cure e un vademecum per il comportamento degli opoeratori sanitari.
Importante iniziativa anche della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche secondo la quale non è certo possibile rifiutare o interrompere l’assistenza soprattutto in tutte quelle condizioni di perdita di autonomia e di necessità di un supporto compensativosostitutivo da parte dell’infermiere. Anche quando il paziente potra’ decidere di interrompere o sospendere qualsiasi trattamento gli infermieri continueranno ad esserci e a prendersi cura di lui. Ed è questo il presupposto su cui si basa un vademecum che sarà presto diffuso dalla Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, il maggiore d’Italia con oltre 450mila iscritti e un corso di formazione continua specifico organizzato sempre dalla Fnopi su cure palliative e assistenza al fine vita. Il motivo: gli infermieri sono i professionisti che spendono piu’ tempo accanto a pazienti e alle famiglie nei diversi contesti di cura (residenziali, ospedalieri, domiciliari) e questo offre loro l’opportunita’ di saper e poter cogliere le tante sfumature degli innumerevoli problemi di salute che condizionano la vita di una persona e sulle sofferenze che possono generare, hanno una relazione di continua vicinanza con la persona assistita, in modo specifico in tutte quelle situazioni in cui la stessa non è più in grado di soddisfare i propri bisogni autonomamente, non soltanto perche’ fisicamente fragile ma spesso anche quando non e’ piu’ in grado di attribuire a questi atti un senso e uno scopo esistenziale (volonta’ e conoscenze). In questi momenti l’Infermiere informa, coinvolge, educa e supporta l’interessato e con il suo libero consenso, le persone di riferimento, per favorire l’adesione al percorso di cura e per valutare e attivare le risorse disponibili. Riconosce e promuove il valore dell’informazione integrata e multiprofessionale e si si inserisce infatti nel processo del consenso informato assicurandosi che l’interessato o la persona da lui indicata come riferimento, riceva informazioni sul suo stato di salute precise, complete e tempestive, condivise con l’equipe di cura, nel rispetto delle sue esigenze e con modalità culturalmente appropriate.
Visite Articolo: 1.634