
VITO TELESCA
Tra le figure femminili più enigmatiche e complesse del nostro medioevo troviamo Margherita D’Angiò, figlia di Filippo D’Angiò principe di Taranto. La figura di questa nobildonna, ereditiera diretta del Principato di Taranto, un feudo enorme all’interno del Regno di Napoli tra XIII e XV secolo, è giunta fino ai giorni nostri grazie ad un affresco presente all’interno della cripta di San Francesco ad Irsina. Nell’affresco( IN COPERTINA) Margherita è ritratta in un catalogo fitto di immagini sacre e soprattutto con la presenza di santi, rigorosamente francescani.
Non essendoci notizie certe sulla committenza diretta di Margherita D’Angiò fu Del Balzo, nell’apparato iconografico e pittorico della Cripta di San Francesco, e rifacendoci ad un ritratto che riprende la nobildonna (certamente una Del Balzo vista la decorazione e la datazione) possiamo almeno concentrarci sulle testimonianze documentali a lei riferite per cercare di comprenderne la sua storia e le sue vicende.
Le fonti sono a questo riguardo molto scarse e soprattutto non indagano più di tanto nella sfera personale di Margherita, fornendoci solo dei riferimenti inerenti alla discendenza famigliare, a qualche viaggio, alla sua appartenenza ai D’Angiò, e poi Del Balzo, nonché al burrascoso rapporto con la regina Giovanna nella successione del Principato. Da un lato quindi ereditiera (spodestata) del “suo” Principato, dall’altro sposa del Duca di Andria, Francesco Del Balzo. Proprio ad Andria i coniugi del Balzo si segnalano per la loro attività devozionale, commissionando alcune opere (o lavori?) nelle chiese di San Francesco e di San Domenico, nonché nel progetto di ampliamento della nuova Cattedrale di Santa Maria Assunta, mostrando una certa sensibilità verso i temi artistici di natura sacra. Il D’Urso, nella sua opera “Storia della Città di Andria” descrive Margherita sempre in secondo piano rispetto al marito, ma particolarmente devota di Francesco e di Chiara d’Assisi: “Francesco del Balzo ebbe da sua moglie [la Duchessa Margherita]due soli figli, Antonia e Giacomo. Non trovandosi in buone condizioni di salute la Duchessa Margherita, recatasi a Napoli, ivi, dopo breve soggiorno, vi lasciò la vita. Venne tumulata nella Chiesa di S. Chiara, come persona appartenente a famiglia regale. Grave fu il dolore del Duca Francesco per la morte di cosi buona compagna. Ma, trovandosi ancora in fresca età, pensò passare, in seconde nozze, alla Contessa Donna Sveva Orsini, dalla quale ebbe due altri figli, Guglielmo e Bianchini”. L’Archivista e storico Camillo Minieri Riccio, nei suoi “Studi storici fatti sopra 84 Registri Angioini dell’Archivio di Stato di Napoli” narra di un viaggio fatto da Margherita D’Angiò (non ancora Del Balzo) in Francia, sostando per qualche tempo in Provenza (1290 circa) probabilmente
nella prima infanzia insieme a Bianca D’Angiò. I legami che i D’Angiò e i Del Balzo ebbero con la terra madre provenzale si notaNo tutti nella cripta di San Francesco in Irsina, proprio per la presenza di un dipinto raffigurante san Ludovico da Tolosa, figlio di Carlo d’Angiò, re di Napoli, ordinato sacerdote nel febbraio 1296, a ventidue anni, e vescovo di Tolosa nel dicembre successivo. Ludovico venne elevato agli onori degli altari nel 1318 da Giovanni XXII, alla presenza di sua madre e del fratello Roberto. Quindi gli affreschi di Irsina sono ascrivibili al periodo della fine del XIV secolo, tenendo conto che Margherita probabilmente morì intorno al 1379.
Michele Tafuri, nel suo “Opere” datato 1848, cita Margherita Del Balzo quale appartenente ai D’Angiò, nel paragrafo dedicato a Filippo D’Angiò, Quartogenito di Carlo II, il quale il 4 febbraio del 1294 fu investito del principato di Taranto. Egli sposò in prime nozze Ithamar Ducas Comneno, figlia di Niceforo despota di Romania, e trasse da ciò la pretesa a questo principato. Avendo sposato in seconde nozze Caterina, figlia di Carlo di Valois e di Caterina di Courtenay, aspirò anche al titolo di imperatore d’Oriente. Nella lunga guerra con Federico d’Aragona fu battuto a Falconara in Sicilia (dicembre del 1299) e fu, insieme ai Guelfi di Toscana, sconfitto a Montecatini (1315) dai Ghibellini. Nel testo storico il Tafuri narra proprio della famiglia e della successione del Principato nelle mani di Margherita, figlia di Filippo I D’Angiò e di Caterina Paleologa. Questo il testo del Tafuri: “Pigliato, ch’ebbe questi delia Città di Nardò, e del Principato di Taranto il possesso, fu incontanente provisto dal Padre di buon novero di squadre di soldati per la conquista dell’Isola di Sicilia; ma la sorte gli fu molto contraria, mentre venuto a giornata coll’inimico, restò vinto, e prigioniero, essendogli convenuto tollerare gli disagi della prigionia fino al 29 agosto, nel qual tempo si conchiuse la pace tra Carlo suo padre con Federico Re di quell’ isola. Prese la moglie Tommaso, eh’ altri chiamano Tomara figliuola di Niceforo Despoto di Romania. Questa morta, passò egli assecondi voti con Caterina Paleologa figliuola, o come altri vogliono Nipote di Balduino ultimo Imperadore Latino di Costantinopoli. Da questa ebbero l’origine li Principi di Taranto d’ intitolarsi imperadori di Costantinopoli, Despoti di Romania, e dell’Acaja. Vi procreò il Principe Filippo quattro figliuoli, de’ quali il primo fu Roberto, che gli successe al Principato, Luigi, che fu marito della Regina Giovanna, Filippo, che successe al Principato medesimo dopo la morte di Roberto, e Margherita moglie di Francesco del Balzo Duca d’ Andria, la quale ebbe anche il Principato Tarentino dopo passato fra’ morti l’anzidetto Filippo, come in appresso vedremo. Cessò di vivere il Principe Filippo nel 1332 nella Città di Napoli, e seppellito nella Chiesa di S. Domenico in un avello colla seguente iscrizione riferita da Cesare d’ Eugenio nella sua Napoli Sacra”. In “rinascenza Salentina” del 1934, rivista storica risalente ai primi decenni del secolo scorso, lo storico Giovanni Antonucci svela alcuni retroscena sull’eredità dei domini di Margherita e del figlio Giacomo, citando anche fonti abbastanza datate come la pubblicazione del testamento di Giacomo Del Balzo di R. Besson de Saint-Marie del 1884, che ricostruisce i rapporti tra la corona e i Del Balzo, oppure con i documenti ripresi negli “Annali” da Crasullo dove si riporta la sottrazione dei domini del principato dalle mani di Margherita Del Balzo a quelli della Regina Giovanna, “A lo quale (Filippo) successe la dicta regina Joanna (quindi non i legittimi ereditieri), et così fu esclusa de la ereditate Margherita de Tarento”.
I discendenti diretti di Margherita furono considerati troppo indisciplinati nei confronti della monarchia, indipendenti e troppo ribelli per la sicurezza della corona e del regno.
Meglio quindi farli fuori dai giochi, segnando il destino della duchessa Margherita, destinata a restare ai margini della vita politica e amministrativa del “suo” grande Principato.