LUCIA LAPENTA

L’arte deve sempre esprimere solo quello che si possiede “dentro la mente e il cuore“.
Mai osservazione più calzante, quella del pittore impressionista olandese, Vincent Van Gogh si può utilizzare per descrivere l’arte di Maria Ditaranto. Un’arte che esprime i moti dell’animo, le altalene delle emozioni, i sussulti del cuore, le note di vita vissuta; un’arte dinamica, in cui la figura umana è al centro dell’indagine, sia nei suoi aspetti più scuri che in quelli più luminosi, in un approccio (per dirla con la dicotomia heidegerriana) che, andando oltre l’esistentivo, diventa esistenziale.

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Originaria di Putignano, Maria Ditaranto, vive ormai dal 1989 a Potenza dove, oltre a svolgere l’attività di tecnico pubblicitario, si dedica con grande prolificità e successo alla pittura, come mezzo per esprimere il suo mondo e il suo modo di vedere ciò che la circonda. Una prospettiva, un occhio puntato al di fuori di sé ma con una solida base dentro di lei: “Come insegnava la lezione dello storico dell’arte, Lionello Venturi che ho fatto mia – afferma la pittrice, autrice di svariate tele commissionate sia da privati che da Enti pubblici – l’immaginazione creatrice di un’opera d’arte non rifugge dalla realtà, anzi la penetra, ne coglie l’aspetto che l’identifica col modo di sentire dell’artista”.

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Un tratto che va al di là del segno per diventare simbolo, quasi un marchio visivo a tutto tondo che, ancor prima di tradursi – a volte faticosamente – sulla tela, prende vita nella mente. “Ho– confida, evidenziando le difficoltà che molti artisti come anche scrittori o musicisti incontrano nella loro attività creativa – il terrore della tela bianca e, a volte, mi sento inadeguata perché con un quadro ci si mette radicalmente a nudo e si diventa, come un attore con una scenaggiatura, un tramite tra i dipinti e gli spettatori. Inoltre, nonostante si abbia in testa il progetto da cui partire, la sua realizzazione non è immediatamente automatica”.
Un pò come Van Gogh (ma con maggiore lucidità e senza l’acuta sofferenza del grande maestro impressionista) anche l’artista lucana possiamo immaginarcela a “passare ore difronte al ghigno feroce e beffardo della tela bianca sentendomi paralizzato, incapace di agire” (Lettere al fratello Theo). Ma, l’impasse iniziale trova, poi, risoluzione nella tavolozza dei colori (dapprima forti e delineati del suo primo periodo artistico in cui prediligeva la ritrattistica, per poi essere sempre più rarefatti in un insieme in cui predomina l’essenzialità), nella pennellata quasi grafica, nelle geometrie del disegno, nei rimandi storici, nella simbologia degli elementi che esprimono il costante rapporto tra l’uomo e la donna, con la natura floro-faunistica e con il Divino. Liaison perpetua e voluta, che narra al contempo della leggerezza come delle asperità che ognuno incontra nella vita; in definitiva del realismo della realtà.

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“Dai ritratti e dalle nature morte dei primi periodi, nel 2016 con i quadri – conferma Maria Ditaranto, la cui pittura è una sorta di liberazione del sé – c’è stato un passaggio graduale ma spiccato verso una pittura di scene di genere e su più profonde scelte di tipo simobolico e semantico. Partecipando alla mostra della Galleria Civica di Potenza, intitolata Miserere: le opere di Misericordia corporali inizia il vero e proprio cambiamento verso una pittura più ricca di significanti e di significato, soltanto in nuce con le opere realizzate per il Grande Giubileo del Duemila in cui fui chiamata a realizzare le tele della volta di San Valentino nella Chiesa di Santa Maria Maggiore di Abriola. Mi sono confrontata con un tema molto significativo, quello della sopportazione delle molestie da parte del mondo femminile: ho realizzato un San Sebastiano donna che, pur trafitta da frecce e circondata da insetti e corvi, coraggiosamente resiste. Così come nella tela denominata Il principio, realizzata qualche anno dopo in occasione della mostra dei rappresentanti della fede Bahai, in cui il corpo statuario di un uomo e di una donna è immerso tra elementi naturali come chiocciole, colibri (simbolo di rinascita e purezza), farfalle e pesci, sta ad indicare l’armonia della fratellanza, dell’uguaglianza, dell’unione e difesa della natura che rappresentano i cardini di questa religione”.

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E, sono proprio, i piccoli e fragili volatili, insieme ad insetti e pesci a costituire uno tra gli elementi distintivi e riconoscitivi dell’arte di Maria: un’arte che viene dalla sensibilità e vuol essere prima di tutto un inno alle bellezze della natura e al suo ciclo di nascita, vita, morte e, nuovamente, rinascita. Un ciclo che assomiglia molto a quello delle farfalle: lepidotteri dalle bellissime tonalità che sono diventate protagoniste di Fly collection, una sorta di diario personale della pittrice potentina e che si ritovano spesso, insieme a colibri e aironi nelle tavolozze dal sapore, a metà strada tra religiosità e laicità.
“Tra i progetti futuri – ci anticipa Ditaranto che è cresciuta in una famiglia numerosa e dai principi cattolici – c’è la realizzazione di una Crocifissione in cui mettere in evidenza la sofferenza di Cristo insieme a quella dell’uomo. Un Cristo senza volto, completamente messo a nudo e con il dettaglio dei piedi, in cui sto ancora pensando se inserire o meno il chiodo che scuarcia la carne e le ossa: vorrei tradurre l’idea della dimensione divina completamente cancellata in un momento drammaticamente umano con un tratti semplicissimo presente nella sua fisicità…”

GLI AMANTI OLIO SU TAVOLA CM 40 X 50 2018
Tele, dunque, dal senso profondo, tra mitologia e umanità, costituiscono la mappa artistica di questa pittrice che ha vinto diversi premi, è apprezzata anche a livello nazionale (chiamata più volte da Vittorio Sgarbi a partecipare al Padiglione Italia della 54^ Biennale di Venezia) e che anche dal Consiglio Regionale della Basilicata: “Nel 2017 – ricorda Ditaranto – la Commissione Pari Opportunità mi ha affidato l’incarico di realizzare le statuette per le vincitrici del premio istituito in memoria di Ester Scardaccione. La figura femminile e del suo “doppio”ricorrono spesso nelle mie rappresentazioni, in quanto la donna contiene in sé il mistero della vita.
La personale di pittura Le due lune di Lilith, esposta presso la Galleria Idearte del capoluogo, mette in

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evidenza la figura poliedrica di questo che per la religione mesopotamica rappresenta il demone femminile associato alla tempesta e ritenuto portatore di disgrazie e morte, mentre per gli antichi ebrei era la prima mogli di Adamo, nonché simbolo, nell’800′, del femminile che non si assoggetta al maschile o Grande Madre per le religioni neopagane”.
Dal Nord al Sud del Paese, Maria Ditaranto ha espresso e continua ad esprimere la bellezza non solo estetica della pittura, in un perenne interrogarsi sul valore e il senso dell’esistenza, nonché su come l’umanità e lei stessa si possa mettere in relazione con il Creato, con i suoi aspetti di leggerezza ma anche con quelli di fragilità. E, soprattutto, su ciò che realmente riempie la testa e il cuore.