
FRANCO CACCIATORE
Scrittore,sceneggiatore e regista lavorò a quattro mani con il concittadino Pasquale Festa Campanile. Alla dimenticanza generale si unisce quella della sua terra di origine
Raccontare la storia di Massimo Franciosa è un pò percorrere, insieme, quella di un ben noto personaggio, Pasquale Festa Campanile. La loro amicizia era stata trasmessa dai rispettivi genitori, trasferitIsi a Roma, quali dirigenti nel Ministero dell’Agricoltura. Il primo a partire da Melfi il papà di Massimo, che nascerà nella capitale il 1925. Mentre Pasquale, a Melfi il 1927.
Entrambi protagonisti di quel genere cinematografico definito “commedia all’italiana”. Il loro cammino si svolgerà su binari identici di scrittori, sceneggiatori e registi.
Il tandem Franciosa e Festa Campanile, negli anni ’50 e ’60, nel cinema era in testa a tutto e per la critica e nella classifica degli incassi di ogni stagione. Il loro primo lavoro da sceneggiatori “Poveri ma belli”, campione d’incassi proprio per il genere di quella commedia made in Italy. Poi “Rocco e i suoi fratelli”, nastro d’argento per la migliore sceneggiatura e premio della critica estera. Ancora “Il Gattopardo”, palma d’oro a Cannes, “L’ape regina”, sino a giungere alla commedia musicale “Rugantino”, scritta con Garinei e Giovannini.
Nel 1964 debuttano insieme nella regia con “Le voci bianche”, presentato nella serata inaugurale di Cannes, con gli interpreti Paolo Ferrari, Sandra Milo, Anouk Aimée e Philipe Leroy.
Del loro lavoro lo stesso Franciosa scriveva:‹Le nostre sceneggiature avevano sempre una novità nel loro linguaggio. Due esempi. “Le quattro giornate di Napoli” era scritta a chiazze, in modo da incidere una presa diretta immediata e crudissima. Nell’ “Assassino” c’era un numero straordinario di flashback, in parte cancellati da un’esagerata censura del tempo›.
Pasquale come scrittore annovera il “Premio Campiello” ricevuto nel ’73 e nell’ 84. Franciosa invece sarà finalista nel 1958 al “Premio Strega” ma non vincitore. Quasi impossibile. Partecipano mostri sacri e soprattutto è l’anno del Premio assegnato al “Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo da Feltrinelli,
Purtroppo il connubio s’interromperà a causa della prematura morte di Festa Campanile a soli 59 anni nel 1986. Due anni prima aveva presentato a Melfi, il suo ultimo romanzo “Per amore, solo per amore”. Nel racconto il S. Giuseppe ragazzo che giocava nella strada, aveva detto, era lui bambino nelle vie della sua Melfi!
Negli anni ’90 si istituisce il Premio “Pasquale Festa Campanile” a Melfi. Agli artisti Albertazzi, Foà, Gazzelloni e altri, al quale è andato, si unisce ovviamente Franciosa. L’assegnazione sarà rinviata a causa delle sue condizioni di salute. Purtroppo non avverrà per la sua scomparsa il 1998, a 73 anni.
Alberto Bevilacqua in un elzeviro titolato “La solitudine di un amico”, su Corsera, denuncia l’abbandono e l’ingratitudine di quanti, in particolare i giovani, beneficiati e accolti da Franciosa, l’avevano dimenticato. Di lui scrive:‹Era un talento schivo, colmo di pudore. Aveva scritto libri degni di essere considerati letteratura, ma la sua riservatezza aveva favorito che si disperdessero al vento.
Era stato sceneggiatore di grande rilevanza; aveva colto con finezza, in coppia con Festa Campanile, l’aria di un’epoca ancora ingenua nei comportamenti, ma già pronta a trasalire con i presagi della tragedia; si era guadagnato una nomination all’Oscar con “Le quattro giornate di Napoli”.
È morto in una solitudine totale…Persone così muoiono con una dignità estrema›.
A Melfi si è riuscito a far intitolare la piazza antistante il Palazzo di Città a Festa Campanile. Per Massimo Franciosa, nonostante le sollecitazioni, ad oggi nessuna denominazione, come se pure la sua terra l’avesse dimenticato.
LE FOTO
-Il tabellone con i finalisti del “Premio Strega”, in primo piano Feltrinelli
-Con Marisa Alassio e Paolo Ferrari –
-Festa Campanile A Melfi
Copertina
Festa Campanile e Franciosa