GIOVANNI CALIA

Seguo con interesse il dibattito nazionale in corso da un po’ di giorni sulla contrapposizione tra élites e popolo lanciato da Alessandro Baricco sulle pagine di Repubblica. La posizione di Baricco sulla incapacità delle élites di ascoltare le esigenze del popolo ci ha portato, dice lo scrittore torinese, alla situazione attuale in cui c’è una sorta di ribaltamento dei ruoli. Il malessere del popolo enfatizzato dalla crisi economica dell’occidente, unito agli strumenti di comunicazione moderni che hanno dato voce a tutti rendendo visibile questo malessere, è la principale causa di una situazione occidentale che sta mettendo a dura prova la democrazia per come l’avevamo intesa fino a ieri.

La posizione di Baricco ha aperto un dibattito nazionale interessante a cui stanno partecipando diversi intellettuali su giornali italiani se pur, ad onor del vero, il dibattito su questi temi è in corso anche in altre parti del mondo (consiglio di prenotare il libro The infinite Game di Simon Sinek a tal proposito).

Da quell’articolo però la parola élites è rientrata fortemente nel gergo televisivo e radiofonico, tornando in auge per identificare un certo pezzo di società. Oggi Gustavo Zagrebelsky risponde a Baricco sulle pagine di Repubblica affermando in sostanza che questa divisione nella società non esiste o, quantomeno, non è così nettamente circoscritta.  Il fatto stesso che su questo tema si esprimano personalità del calibro di Zagrebelsky e che lo facciano su una testata nazionale, sta confutando in qualche modo la stessa tesi di Zagrebelsky. Questo dibattito è chiaramente “élitario” e non interessa il “popolo”. Ed è un fatto prevalentemente legato all’accesso da parte di pochi a quei media mainstream in grado di costruire o deviare l’agenda del paese. Il fatto quindi che poche persone si esprimano su mezzi di comunicazione nazionali inaccessibili ai più, dimostra che una classe di “intellettuali” in questo paese esiste e si sta facendo delle domande.

Questo dibattito mi ricorda molto i modi in cui nell’ottocento o agli inizi del novecento le élites europee si interrogavano sul loro presente e sul loro futuro. Da questo punto di vista sento di sostenere la tesi di Baricco che nel suo ultimo libro The Game (Einaudi, 2018), viene fortemente anticipata. Leggendo Zagrebelsky però non si può non essere d’accordo con lui quando ricorda i Quaderni di Antonio Gramsci, in cui si discuteva proprio questo tema. Partendo dalla domanda:

“come si può ammettere che il voto di Benedetto Croce valga come quello del pastore analfabeta transumante nel centro della Sardegna

si rispondeva così:

il pastore non ha nessuna colpa, la colpa è di quelli —  politici e intellettuali  —  che non hanno saputo raggiungere il pastore per imparare qualcosa da lui e per insegnare qualcosa a lui. Il che non si può fare se si crede che la cultura sia tutta racchiusa nelle biblioteche.

Mi piace particolarmente questo dibattito proprio perché il dossier ed il programma di Matera 2019 non fanno che concretizzare quella idea gramsciana per cui la cultura non sia tutta racchiusa nelle biblioteche, ma sedimentata prevalentemente nelle radici antropiche più antiche dei popoli.

La visione di Matera 2019 è esattamente questa: stravolgere l’ordine con cui abbiamo guardato il mondo, creando una visione di futuro che faccia evolvere e trasformare il tesoro custodito da quei “pastori” di gramsciana memoria mettendoli al centro della scena. Portando le élites che hanno fallito a riscoprire il tesoro di valori e risorse custodito in quel “popolo” che hanno snobbato per secoli. Se c’è quindi un luogo da cui partire è proprio quello della memoria dei più umili, di quelli che chiamavano “cafoni”, spingendo così il popolo a diventare moralmente élite e le élites a cambiare il mondo per farlo diventare a misura di popolo.

Su questo tema Matera 2019 è un esempio importante e troppo spesso poco compreso. Sta a noi dimostrare che rappresenta uno strumento reale di cambiamento della società e non un mero strumento di visibilità passeggero.

____________________________________________

Giovanni Calia, materano. Ha vissuto per molti anni in Europa, si occupa di marketing integrato, ed è un seguito blogger su temi politici e sociali.