MATERA, UNA PROVINCIA DISCRIMINATA DAL POTERE REGIONALE

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ANNA MARIA SCARNATO

Come cittadina di uno dei 31 comuni della provincia materana, ho sentito il dovere di partecipare ad un consiglio provinciale aperto ai sindaci di tali realtà, in un incontro tenutosi mercoledì scorso presso la Mediateca di Pisticci scalo. Al centro della discussione, il punto sulla situazione sanitaria in generale e sulle strutture sanitarie del materano. Ritardi, assenza di programmazione, depauperamento di reparti e indirizzi specifici, disagi dovuti alla mancata erogazione di servizi ai cittadini da parte delle strutture convenzionate. Il tutto coordinato dal Presidente della provincia di Matera dott. Marrese che ha letto una comunicazione diell’assessore alla Sanità regionale che si scusava per l’assenza dovuta a impegni di lavoro.  Per dirla breve…. Niente da dire e prendere ulteriore tempo per cambiare qualcosina, salvo poi comunicare ritardi nell’attuazione operativa per lo stato di “salute” della maggioranza.
Senza scendere nei dettagli di quanto  espresso dai sindaci che hanno chiesto la parola, tra questi Albano di Pisticci, Bianco di Policoro , Morea di Irsina, Lisanti di Ferrandina, i quali hanno parlato di progetti rimasti sulla carta, di un Piano della Sanità depauperante di servizi sanitari al cittadino e mancanza di assunzioni di personale medico-sanitario, “tagliatore” di vocazioni alla cura specifica di alcuni presidi del materano con disattenzione verso la lungo degenza e l’istituzione di reparti sanitari annunciati, ciò che ha permeato ogni intervento è stato il puro interesse per il territorio di competenza e non solo, insieme all’amarezza per l’aspetto discriminatorio di un Piano sanitario dei diritti del malato che vuole curarsi nel proprio territorio ma è costretto a rivolgersi al di fuori, di un Piano regionale che accentra i servizi in un unico ospedale del capoluogo che nelle distanze dalle zone costiere e della collina materana supera i presidi ospedaliero della Puglia. Una discrepanza tra le due province lucane espressa senza campanilismi o spinta da colori di bandiera. Sindaci uniti dall’interesse alla tutela della salute dei propri cittadini per sentirsi figli di una stessa “madre”. 
Mai una sede più appropriata di Pisticci scalo, messa a disposizione dal Sindaco Albano, poteva prestarsi meglio ad un incontro di discussione e firmatario di intenti. Pisticci scalo, terra della Valbasento, terra che sta tentando di uscire da un passato industriale che ha fatto respirare amianto e chiede un futuro più pulito per l’ambiente, per gli abitanti e i lavoratori. Dunque da qui il bisogno per la necessaria prevenzione verso malattie professionali e il monitoraggio di malattie contratte nel passato, servizi di diagnostica e cura interrotte per mancanza di personale nella sezione ospedaliera di Matera e riprese a ritmo di lumaca. Lavoratori in pensione, trascurati dai Dirigenti messi al comando di ASL per risolvere i problemi ma che spesso non vengono nominati per provvedimenti necessari quanto per promozioni di referenti di branche specialistiche pur necessarie ma spesso contestate e ritenute non rispettose di curriculum di portata. Medici che da anni svolgono il loro servizio specialistico presso settori ospedalieri surclassati da concorrenti con minori pubblicazioni scientifiche, sovente sono tentati di emigrare nella vicina Puglia. Servizi di grande competenza che si perdono per scelte incomprensibili e che un cittadino comune non sa spiegarsi. Questi i pensieri personali e le evoluzioni conseguenti passate per la mente mentre ascoltavo con attenzione e indignazione ciò che garbatamente i convenuti hanno espresso. Ho colto nelle loro parole la speranza di un ravvedimento del governo regionale, una maggiore coerenza tra il dichiarato nelle promesse e l’ effettiva sua concretezza, una maggiore attenzione per la loro popolazione, per la loro Provincia. Che bello sarebbe, mi son detta e voglio dirvi adesso che può la mia parola esprimersi se non ha potuto farlo in un incontro dove non ne aveva diritto per regolamento, che bello se dopo questa serata e queste rivendicazioni giuste, tutti portassimo a casa un senso di giustizia diverso, non fatto su misura di un vestito di comodo; se tutti i sindaci e amministratori che sono qua e altrove, pensavo tra me, non dimenticassero quello che nelle parole si chiede e promette come impegno in campagna elettorale e dopo serate come  queste: maggiore attenzione, uguale cura per tutti, anzi, come Don Milani, “non fare parti uguali tra diversi”. Pensare ai fragili prima di tutti. E farlo con lo spirito giusto, astenendosi dall’aiutare chi si avverte più prossimo a sé solo come forza elettorale, i transfughi, gli opportunisti per natura. Chissà se alle parole che sovente gli amministratori e i politici pronunciano, in situazioni di paura per una possibile sconfitta  elettorale o un prosieguo tranquillo di incarico rivestito, corrispondono poi il coraggio di lottare per la giustizia vera e una cittadinanza più ravveduta e più esigente di uomini veri! Questi i pensieri che si accavallavano all’ascolto del dibattito serale che ho conservato per un’analisi più a freddo. La sera dell’11 gennaio sono uscita fiduciosa perché ho incontrato uomini e donne di ogni colore politico, di destra, sinistra, centro ed espressioni di civismo, consiglieri regionali Cifarelli e Braia, impegnati democraticamente tutti insieme a difendere un territorio, a favore di provvedimenti che così pensati dal governo regionale rischiano di soffiare ancor di più su una competizione tra province e cittadini di una stessa Regione, tra “scippi” e false perequazioni. Fiduciosa in un ripensamento della Regione che riempia i “vuoti” degli ospedali e delle coscienze dei tanti cittadini che si sentono abbandonati e profughi. E fiduciosa soprattutto in un Presidente di Provincia che sa cucire gli “strappi” garantendo la presenza in ogni comune, mantenendo un alto profilo.
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