C’è una novità non di poco conto nel Decreto agosto , convertito in legge ieri. Ed è il ritorno dei Sindaci quale autorità sanitaria locale nella dislocazione ed organizzazione della medicina territoriale. Non è una riserva esclusiva ma piuttosto un obbligo di collaborazione con le Asl nella migliore predisposizione della rete territoriale e ciò soprattutto nella grandi città dove le esigenze sono molteplici e non è facile analizzare compiutamente i bisogni di salute di singole parti del territorio. Ma l’art.31 quater del maxiemendamento, a firma di consiglieri del Pd ( prima firmataria la Boldrini) propone un nuovo modo di concepire la medicina del territorio , in un’azione congiunta tra Comune ed Asl , che supera la visione efficientistica e di mera razionalizzazione che le asl sinora hanno tenuto nei confronti del territorio. Come si è detto più volte anche su questa colonne le asl , prese dal problema di far quadrare i conti in una logica di costante deprivazione annuale di risorse, hanno trascurato del tutto di potenziare i distretti, con il risultato di sguarnire la linea del fronte , reso evidente dalla crisi epidemiologica che stiamo attravesando. D’ora in poi i servizi sanitari che la Asl dovrà dare ai cittadini saranno stabiliti sulla base dei reali fabbisogni di salute del territorio e quindi dei dati forniti dalla Regione. Non solo ma il programma dei servizi sarà proposto, sulla base delle risorse a disposizione, dai sindaci dei comuni che ricadono nel distretto, o dai presidenti dei municipi che ne fanno parte se si tratta di grandi città, e non più solo dal direttore del distretto stesso. Si tratta di una riforma fondamentale. Il sindaco di un comune o il presidente del municipio sa quali sono le criticità del territorio e della comunità che amministra e potrà dunque incidere sui servizi sanitari offerti da Sistema nazionale attraverso le Asl, articolate in distretti. In questo modo si potrà costruire un sistema in grado di rispondere alle diverse esigenze e, per esempio, prevedere interventi diversi in base all’età della popolazione, alla situazione socio-economica, alla possibile presenza di particolari condizioni ambientali, fonti di inquinamento o rischi”. Curiosamente, l’emendamento predisposto risponde anche ad una superflua polemica fatta sulla delega assessorile alla sanità in un comune appena uscito dalle urne e ristabilisce la piena legittimità della decisione di conferire una delega assessorile nella sanità , con il presupposto che il Comune non è parte passiva ma attiva nella indicazione dei bisogni e nelle proposte di organizzazione dei servizi di prima necessità. r.r.
MEDICINA TERRITORIALE, I SINDACI CHIAMATI A DECIDERE
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