I miasmi registratisi nella piana di Tito e che si sono riverberati fino al capoluogo regionale hanno riproposto una analoga situazione verificatasi già nel 2019 e determinata, secondo quanto afferma Pio Abiusi, coordinatore dell’Osservatorio regionale ambiente e legalità, da un sovraccarico di rifiuti che andava ben al di là delle potenzialità dell’impianto. Allora, scrive Abiusi in una denuncia ai Carabinieri, ebbi ad interessarmi dell’unico impianto di trattamento rifiuti presente nella piana di Tito nel 2019 quando nel corso della stringente trattativa che interessava il Sub- Ambito1 della Provincia di Matera, Progettambiente si avvaleva della NES- NEW Ecology System s.r.l.- che aveva un impianto in quella area industriale. Feci segnalazione a codesto comando in data 12 Dicembre 2019 poiché l’impianto era di piccole dimensioni tanto è che operava con una A.U.A. rilasciata dalla Provincia di Potenza e non già con una più impegnativa A.I.A. il cui rilascio avviene da parte dell’Ente Regione. I quantitativi che affluivano dalla città di Matera e che erano in aggiunta a tutti gli altri, circa 80 tonn al giorno erano piuttosto significativi e potevano mettere a rischio la corretta gestione dell’impianto semmai autorizzati.
Credo che anche a fronte di quella segnalazione la situazione si sia regolarizzata anche perchè Progettambiente Società Cooperativa Sociale di Avigliano smise di occuparsi della raccolta e della gestione dei rifiuti della città di Matera e la commessa, sempre nell’ambito del C.N.S., Consorzio Nazionale Servizi con sede a Bologna, che si era aggiudicato l’appalto per tutti i i comuni del Sub-Ambito1 fu assegnata la gestione dei rifiuti solidi urbani e le altre incombenze relative all’igiene cittadina di Matera a COSP Tecno Service Soc. Cooperativa con sede a Terni.
Indagando in quella circostanza ebbi modo di acquisire l’Autorizzazione Unica Ambientale rilasciata dalla Provincia di Potenza il 15-11-2018 N°43387 e l’ Ordinanza Sindacale n° 73-2019 del Comune di Tito– in cui si davano precise disposizioni sia per rimuovere gli odori molesti e nauseabondi registrati nell’area, sia per avviare la campagna stagionale quindicinale di misurazione previste nell’Autorizzazione Unica n.43387/2018.
Evidentemente qualcosa non ha funzionato se a distanza di due anni il problema si ripropone anzi sembra amplificato e si attende un incontro conoscitivo con Arpab per orientarsi sulle iniziative da intraprendere mentre il Sindaco del Comune di Tito appare meno determinato nel richiedere il rispetto di quanto prescritto nella sua ordinanza N° 73-2019.
Sarebbe opportuno che codesto comando riporti la situazione al rispetto di quanto previsto anche per ricreare un clima di maggiore tranquillità tra gli abitanti del luogo. Appare evidente come ci sia stata una reiterazione tale da causare le stesse problematiche già evidenziate due anni orsono e che NES sembra non essersi conformata alle prescrizioni individuate nella A.U.A. concessa nel 2018 .
Intanto nel corso di un incontro con il sindaco di Tito e con l’amministratore dell’Arpab, l’assessore Gianni Rosa nell’annunciare che la Regione Basilicata si doterà di una legge recante “Norme per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene”, ha detto che nell’immediato l’Arpab avvierà una campagna di monitoraggio nelle zone limitrofe degli impianti attraverso l’istallazione di centraline. Si è già proceduto all’acquisizione delle relative attrezzature che serviranno a comprendere non solo il livello delle emissioni, ma anche le tipologie di sostanze in esse contenute. Inoltre, per raggiungere gli obiettivi di contrasto ai miasmi, l’Arpab ha predisposto un’app con cui i cittadini, in modo assolutamente anonimo e a massima tutela della privacy, potranno segnalare le coordinate (luogo, data e ora) della percezione delle emissioni in modo che l’Agenzia possa circoscrivere dettagliatamente la zona interessata ed intervenire con le rilevazioni. Con la norma che il Consiglio regionale approverà nelle prossime settimane completiamo il quadro delle azioni finalizzate a contrastare definitivamente il problema con mezzi e strutture adeguate e a dare risposte certe e chiare ai cittadini lucani in materia di sicurezza ambientale”. Tutto bene sul piano della prevenzione, ma qui si tratta di pretendere le cose che non sono state fatte e cioè l’installazione di filtri e sopratutto il controllo delle quantità di rifiuti che l’azienda lavora oltre che i processi di lavorazioni, atteso il fatto che i carabinieri forestali hanno già denunciato per sversamento illegale la stessa ditta.