
Mister Ragno aspetta l’incontro col presidente Caiata per parlare del suo futuro: se continuare il rapporto col Potenza o cambiare destinazione.
Non si tratta di una semplice conferma o disdetta del contratto. A Ragno interessa se la società conta su di lui come uomo e professionista per essere accompagnata a realizzare il progetto triennale elaborato a giugno scorso.
Ragno è molto motivato a proseguire l’avventura perché ritiene di essere parte del successo e di poter essere l’uomo giusto a motivare e spronare la squadra verso nuovi obiettivi. Non fa mistero del fatto che la serie C è ” pane per i suoi denti”, e vorrebbe entrare in gioco.
La promozione in C del Potenza costituisce anche per Ragno una buona occasione per esordire nei professionisti e misurarsi col calcio che conta, visto che già l’anno scorso è arrivato alla C e che solo l’inspiegabile comportamento del presidente Nicola Canonico ha fatto naufragare il suo sogno di allenare la squadra nel campionato superiore.
Ragno per il suo ricco curriculum che ha, ha le carte giuste per ambire alla serie C e per continuare a fare bene, aspetta solo che trovi una società che creda in lui e gli dia la fiducia e il tempo necessario per potere impostare il suo lavoro perché, si sa, quando non giungono i risultati il primo che rischia di saltare è l’allenatore.
Spesso il mondo del calcio non esprime il meglio in termini di atleti e tecnici e la selezione meritocratica basata solo ed esclusivamente sulle qualità tecniche e caratteriali, purtroppo, non è abbastanza per salire di categoria.
Una selezione poco meritocratica che privilegia più gli interessi economici, le appartenenze o i rapporti personali basati sul “do ut des” a lungo andare costituisce un cancro del sistema con risultati a dir poco catastrofici, come anche l’esempio della nazionale ha dimostrato.
Lo stesso discorso trova le fondamenta anche nelle serie inferiori nelle quali urge un sistema rigoroso di regole tale che permetta a coloro che hanno più titoli di avere delle corsie preferenziali nell’avanzamento di carriera.
Bisogna avere il coraggio di fare una rivoluzione culturale anche se la cosa è difficile e si rischia di sbattere contro il muro di interessi consolidati Resta l’esigenza di attenuare la sopraffazione della cultura dell’imbroglio, cioè di quel sistema che privilegiano corsie preferenziali per determinati allenatori o giocatori.
