Con i loro discorsi doppi fanno spostare l’attenzione sull’ambiguità che le parole assumono a seconda dei contesti e dell’uso che se ne fa…
(Platone)
L’uso indiscriminato dei termini non è cosa nuova: storicamente le parole sono state usate per narrazioni inesatte, incomplete o falsate della realtà; ad esse sono state attribuiti dei significati dissimili da quelli originari, a volte opposti, con finalità ben precise e non sempre corrette, se non fuorvianti rispetto ai fatti accaduti.
Già nell’antica Grecia era manifesto l’uso strumentale dei termini: lo ricordava Platone, parlando di “ambiguità linguistiche, dall’intento volutamente ingannevole”, con un assiduo ricorso “all’arte di argomentare prescindendo dalla verità o falsità di quanto si sosteneva”.
In qualità di linguista mi dedico da anni alla Risemantizzazione intesa come ricerca e ridefinizione dei termini: perciò posso affermare a ragion veduta che un reset sia particolarmente necessario per alcuni di essi: uno di questi è Negazionismo.
Parlare a sproposito
Solo l’arroganza di un moderno fondamentalismo può permettere che si straparli
di negazionismo: una pessima abitudine, invalsa nel tempo del Covid, quando ha cominciato a prevalere l’intolleranza verso il pensiero libero, proprio di una società democratica e diritto sancito dalla Costituzione, nel suo art. 21.
Così, invece di accettare opinioni differenti dalle proprie e farne l’oggetto di un civile confronto, migliorativo dei saperi, si è cominciato ad evitarlo, forse per mancanza di argomenti validi da parte dei detrattori, più spesso per faziosità, o peggio ancora, per oscuri interessi. La situazione è ben presto degradata, diffondendosi l’uso di affibbiare delle etichette, degli ismi, del tipo complottismi, revisionismi e, appunto, negazionismi.
Una seria disambiguazione è dunque indispensabile, per evitare che un uso inappropriato dei termini si confermi – specie in questi tempi di confusione – come mezzo di offesa, denigrazione e diminuzione dei fatti e delle persone.
Il vero negazionismo è chiaramente riferitoa genocidi e crimini contro l’umanità, come l’Olocausto degli ebrei, quello dei nativi americani (con i suoi ignorati 100 milioni di morti), quello degli aborigeni australiani; alle pulizie etniche come le foibe, e a tutte quelle realtà storiche scritte dai “conquistatori” non solo misconosciute ma nascoste, forse per la vergogna di quella parte dell’umanità che ha compiuto – e compie – queste ignobiltà: è certo che, chiunque operi simili negazioni, è palesemente affetto da follia strumentale per motivi ideologici spinti, ed in quel caso il termine indica un’insanità mentale, tanto più pericolosa quanto sintomatica di feroci nostalgie reazionarie.
Disambiguazione linguistica
In un mondo non manipolato il temine NEGAZIONISMO dovrebbe essere riferito a chi nega l’importanza della ricerca della verità; a chi non si attiene a un’accentuata vigilanza critica; a chi accetta le ambiguità inculcate da una narrazione convenzionale, peraltro mal controllata; a chi si consegna a una visione univoca, che – complice un diminuito sviluppo del pensiero e delle capacità raziocinanti, e grazie ad una mass medialità sempre più compiacente, asservita o ben remunerata – martella il nostro cervello spaurito, ci confonde, fino a farci accettare come “verità” ciò che è almeno da verificare.
Negazionismo doc
Il vero negazionista è chi evita accuratamente qualsiasi informazione alternativa, anche se di stimata provenienza e di limpida espressione; non l’accetta per principio (il noto bastian contrario a prescindere), e capovolgendo il significato di quel termine, lo indirizza contro i ricercatori di verità – che sarebbero salvifiche anche per lui – e sforna quei termini impropri.
La responsabilità dei media
Non è fuori luogo osservare che una grande responsabilità è da addebitare ai media, in particolare al mainstream, che incoraggia l’uso sconveniente di termini non appropriati, anzi ne è spesso creatore e portatore in-sano, dimenticando ogni prudenza e neutralità: ciò fa intravedere una pericolosa deriva dell’informazione e della comunicazione in generale, e non fa ben pensare, riguardo alla serietà e indipendenza dei media stessi.
Gli esempi si moltiplicano sotto i nostri occhi, anche osservando i social media, dove ormai vige l’uso di bannare o eliminare documenti o video non rispondenti ai loro criteri, e d’impedire l’accesso agli account di corrispondenti dell’informazione “alternativa”, attuando così una vera e propria indifendibile censura; questo, mentre la maggior parte dei media ufficiali si adegua alle direttive decise in alto loco, con un appiattimento delle notizie che incrementa una sana preoccupazione.
C’è del marcio in Danimarca
Mi piace questa citazione dall’Amleto di Shakespeare, per il suo significato singolarmente attinente alla prossima informazione/riflessione: la frase è utilizzata per alludere a situazioni poco limpide, a imbrogli o ad azioni disoneste che si tenta di nascondere… Mentre aumenta il timore di andare verso una sorta di integralismo autoritario, leggiamo di notizie non rispondenti al vero, o di altre completamente ignorate, sebbene molto significative per la società civile. Di recente, mentre si dava ampio spazio all’eliminazione di milioni di visoni da allevamento intensivo colpiti da Covid-19 in Danimarca, nessun media parlava dell’importante vittoria conseguita in quella nazione dal popolo danese, che per 9 giorni di seguito aveva contestato l’approvazione di una legge iniqua del governo riguardo a misure sanitarie estreme, fino a farla bocciare. Ebbene, solo dei video testimoniano la fermezza e la risolutezza dei danesi, e l’assenza di una reazione autoritaria governativa. Video https://www.facebook.com/teri.volini/videos/3776456415709071
Questo accadeva in contemporanea all’affine contestazione della popolazione tedesca a Berlino del 18 novembre, che, tuttavia. non potendo essere sottaciuta, è stata vergognosamente diffamata dai media, fino a farla apparire un’accozzaglia di “negazionisti, complottisti, revisionisti, fascisti, nazisti, antisemiti etc.”
Solo l’esistenza delle indiscutibili immagini “parlanti” di alcuni video, mostrava da un lato la realtà pacifica della manifestazione e, dall’altra, la violenta reazione della polizei, con scene raccapriccianti, mai passate nei media ufficiali. Video https://youtu.be/6s8OqPBTH4
È facile capovolgere la realtà degli eventi, sia usando le parole a proprio vantaggio, sia stravolgendo la verità dei fatti: ma può questo accadere nei paesi democratici della civile Europa?