NEGAZIONISMI: UN INDISPENSABILE RESET LINGUISTICO

0

di Teri Volini

 

Con i loro discorsi doppi fanno spostare l’attenzione sull’ambiguità   
che le parole assumono a seconda dei contesti e dell’uso che se ne fa
 

                                                                                                                                                     (Platone)

L’uso indiscriminato dei termini non è cosa nuova: storicamente le parole sono state usate per narrazioni  inesatte, incomplete  o falsate della realtà;  ad esse  sono state attribuiti dei significati  dissimili da quelli originari, a volte opposti, con finalità ben precise e non sempre corrette, se non fuorvianti rispetto ai fatti accaduti.

Già nell’antica Grecia era manifesto l’uso strumentale dei termini: lo ricordava Platone, parlando di “ambiguità linguistiche, dall’intento volutamente ingannevole”, con  un assiduo ricorso “all’arte di argomentare prescindendo dalla verità o falsità di quanto si sosteneva”.

In qualità di linguista mi dedico da anni alla Risemantizzazione intesa come ricerca e ridefinizione dei termini: perciò posso affermare a ragion veduta che  un reset sia particolarmente necessario per alcuni di essi: uno di questi è Negazionismo.

Parlare a  sproposito

Solo l’arroganza di un moderno  fondamentalismo può permettere che si straparli
di negazionismo:  una pessima abitudine,  invalsa nel tempo del Covid, quando ha cominciato a prevalere l’intolleranza verso il pensiero libero, proprio di una società democratica e diritto sancito dalla Costituzione, nel suo  art. 21.

Così, invece di accettare opinioni differenti dalle proprie e farne l’oggetto di un civile confronto, migliorativo dei saperi, si è cominciato ad evitarlo, forse   per mancanza di argomenti validi da parte dei detrattori,  più spesso per faziosità, o peggio ancora, per oscuri interessi. La situazione è ben presto degradata, diffondendosi l’uso di affibbiare delle etichette,  degli ismi, del tipo complottismi, revisionismi e,  appunto,  negazionismi.

Una seria disambiguazione  è dunque indispensabile, per evitare che  un uso inappropriato dei termini si confermi – specie in questi  tempi di confusione – come mezzo di offesa, denigrazione e  diminuzione dei fatti e delle persone.

Il vero negazionismo è chiaramente riferito a genocidi e crimini contro l’umanità, come l’Olocausto degli ebrei, quello dei nativi americani (con i suoi ignorati 100 milioni di morti),  quello degli aborigeni australiani; alle pulizie etniche come le foibe, e a tutte quelle realtà storiche scritte dai “conquistatori” non solo misconosciute ma nascoste, forse per la vergogna  di quella  parte dell’umanità che ha compiuto – e compie – queste ignobiltà: è certo che, chiunque  operi simili negazioni, è palesemente affetto da follia strumentale  per motivi ideologici spinti,  ed in quel caso il termine indica  un’insanità mentale, tanto più pericolosa quanto sintomatica di feroci nostalgie reazionarie.


Disambiguazione linguistica

In un mondo non manipolato il temine NEGAZIONISMO  dovrebbe essere riferito a chi nega l’importanza della ricerca della verità; a chi non  si attiene a un’accentuata vigilanza critica; a chi  accetta  le ambiguità inculcate da una narrazione convenzionale, peraltro mal controllata; a chi si consegna a una visione univoca, che  –   complice  un  diminuito sviluppo del  pensiero e  delle capacità raziocinanti,  e grazie ad una mass medialità sempre più compiacente, asservita o ben remunerata –  martella  il nostro cervello spaurito, ci confonde, fino a farci accettare come  “verità” ciò che è almeno da verificare.

Negazionismo doc

Il vero negazionista è chi  evita  accuratamente qualsiasi informazione alternativa, anche se di stimata provenienza e di limpida espressione; non l’accetta per principio (il noto bastian contrario a prescindere), e   capovolgendo il significato di quel termine,  lo indirizza contro i ricercatori di verità – che sarebbero salvifiche anche per lui – e sforna quei termini impropri.

La responsabilità dei media

Non è fuori luogo osservare che una grande responsabilità  è da addebitare ai media, in particolare al mainstream, che incoraggia l’uso sconveniente di termini non appropriati, anzi ne è spesso creatore e portatore in-sano, dimenticando ogni prudenza e neutralità: ciò  fa intravedere una pericolosa deriva dell’informazione e della comunicazione in generale, e non fa  ben pensare, riguardo alla  serietà e indipendenza dei media stessi.

Gli esempi si moltiplicano sotto i nostri occhi, anche osservando  i social media, dove ormai vige l’uso di bannare o eliminare documenti o  video non rispondenti ai loro criteri, e d’impedire l’accesso agli account di corrispondenti dell’informazione “alternativa”, attuando così una vera e propria indifendibile censura; questo,  mentre la maggior parte dei media ufficiali si adegua alle direttive decise in alto loco,  con un appiattimento delle notizie che incrementa una  sana preoccupazione.

C’è del marcio in Danimarca

Mi piace  questa citazione dall’Amleto di  Shakespeare, per il suo significato singolarmente attinente alla prossima informazione/riflessione: la  frase è  utilizzata per alludere a situazioni poco limpide, a imbrogli o ad azioni disoneste che si tenta di nascondere
Mentre aumenta il timore di andare verso una sorta di integralismo  autoritario, leggiamo di notizie non rispondenti al vero, o di altre    completamente ignorate, sebbene  molto significative per la società civile.
Di recente, mentre si dava  ampio spazio all’eliminazione di milioni di visoni da allevamento intensivo colpiti da Covid-19 in Danimarca, nessun media parlava dell’importante vittoria conseguita in quella nazione dal popolo danese, che per 9 giorni di seguito aveva contestato l’approvazione  di una legge iniqua del governo  riguardo a misure sanitarie estreme, fino a farla bocciare. Ebbene, solo dei video testimoniano la fermezza e la risolutezza dei danesi, e l’assenza di una reazione autoritaria governativa.  
Video https://www.facebook.com/teri.volini/videos/3776456415709071

Questo accadeva in contemporanea all’affine contestazione della popolazione  tedesca a Berlino del 18 novembre, che, tuttavia. non potendo essere sottaciuta, è stata vergognosamente diffamata dai media, fino a farla apparire un’accozzaglia di “negazionisti, complottisti,  revisionisti,  fascisti, nazisti,  antisemiti etc.”
Solo l’esistenza delle indiscutibili immagini “parlanti” di alcuni video, mostrava  da un lato la realtà pacifica della manifestazione e, dall’altra,  la violenta reazione della polizei, con scene raccapriccianti, mai passate nei media ufficiali.

 Video https://youtu.be/6s8OqPBTH4

 È facile capovolgere la realtà degli eventi, sia  usando le parole a proprio  vantaggio, sia stravolgendo la verità dei fatti: ma può questo accadere nei paesi democratici della civile Europa?

 

Condividi

Sull' Autore

Pittora, incisora, performer land artista, designer, ricercatrice, poeta, portatrice di memoria, linguista, conferenziera... ha esposto dagli anni '80 le magiche suggestioni de La Montagna Stregata – ispirata alle piccole dolomiti lucane di cui è originaria – seguita da diversi cicli di Opere pittoriche, presenti in oltre 90 mostre personali in sedi regionali, nazionali ed estere, come Potenza, Milano, Zurigo, Winterthur, Nizza, New York, Arles en Provence, Canterbury... con notevoli riscontri di critica e pubblico, ed in numerose collettive, con pubblicazioni, premi e riconoscimenti. Tramite i diversi linguaggi espressivi - pittura, scultura, poesia, installazioni, performances, azioni simboliche, video, manifesti d’artista, ricerche, conferenze, articoli, incontri mirati con le giovani generazioni e la società civile - l'Artista biofila si fa promotrice di un nuovo rispetto per il pianeta, percepito non come un oggetto da dominare e sfruttare, ma come Terra Madre, generatrice e nutrice di tutti i viventi. Presidente del Centro d’Arte e Cultura Delta di Potenza, ha al suo attivo un sito web e un blog, due raccolte poetiche, una trentina di ebook, pubblicazioni su diverse testate a livello regionale e nazionale, la collaborazione in free lance con La Grande Lucania, Il Lucano, Il Capricorno, Talenti Lucani, Valori... Canta nella donna il valore femminile originario, sottolineandone sacralità, bellezza e magia nell’esuberante creatività e nella corrispondente ciclicità con la Natura: l'una e l'altra essendo portatrici e nutrici di vita. Preconizza un tempo in cui l'arte e la vita siano coincidenti ed in cui sia possibile riconquistare l'incanto gioioso di fronte alla bellezza e al mistero della vita sulla terra.

Lascia un Commento