NIGRO FRA CRONACHE E INVENZIONI LUSSUOSE

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I PIACEVOLI INCONTRI: STORIE CON AMORI

 

di Antonio Lotierzo

Un modello di fluidità ( altri disse: di leggerezza) pervade questo corposo romanzo di Nigro, scandito in novantasette capitoletti, in cui si parla di tutto, agglutinando, con fervida capacità linguistica, l’orizzontale mondo del presente (astorico, se non fosse per una suggerita data, ‘estate 2012’, in bandella). Tutto? Puglia, Basilicata,Grecia, Tunisia, Marocco; elezioni e tanto rinomato ed attenzionato cibo che si inghiotte ‘come porci’; carnevale e costruzione dei carri; esposizioni d’arte e conferenze; discussioni sull’immigrazione, sul depauperamento meridionale e l’inutile-esaltata restanza, sulla crisi della fede, sul crollo della cultura e l’espandersi della miseria intellettuale, sulla siccità, sulla xylella…Nigro sa tenere sul filo il lettore, che rincorrerà i coinvolti nella ricerca di un figlio e nei quadri della crescente tensione amorosa verso una bramata e sfuggente e malata donna, greca ma che aspira a sperdersi in India. Non è tanto la conosciuta capacità, forse consolidata negli anni delle regie televisive, di usare una paratassi che proceda per definizioni azzeccate: sulle relazioni fra borghesia e proletariato; sulle dinamiche fra tradizione e futuro; sulla impensata relazione di molti marxisti che si sfamano d’infinito; sulla irrealizabilità di una democrazia che si immagini di esportare con la forza delle armi; sulla constatazione della morte sia dell’arte e sia della fede; sulle masserie vuote e sulle terre per matrimoni, a loro volta sempre più rari. E’ che qui Nigro rappresenta delle istanze interiori, credo, sia l’analisi delle relazioni fra fratelli e sia il forte e decisivo legame con la figura del padre,che qui giganteggia in quanto costruttore di umana storia, di imprenditorialità e di legami comunitari, saldati con l’apertura ai disoccupati e agli immigrati. E’ una proiezione forte quella del padre, simile anche a quella dell’armatore poligamo i cui spostamenti corrono le storie. Ricorrente è poi la tendenza di Nigro ad agglutinare elenchi. Ricorrono elenchi dei meridionalisti; dei pittori; dei letterati; dei capitani d’industrie e lui si bea al centro di questi fili d’affettività che valgono un vecchio elenco telefonico o una grossa rubrica. Segnala anche il suicidio di una promettente poetessa: “Theo si è suicidata per la sordità del mondo (…) come Claudia Ruggeri, una poetessa tarantina che si è gettata nel vuoto dal balcone di casa”(p.208) Interesante la presenza assertiva di Piero Sisto e di Ettore Catalano, che evidenzia la scrittura del sertao di un Lucio Sepulveda nel mentre costui si è arreso agli ozi pugliesi e “tracanna e bofonchia come un calabrone:’Questa è letteratura.'(p.87) Più avanti è la meditata asserzione per cui il ” successo mancato mi ha ulteriormente convinto che l’aspirazione è anche più importante della meta. L’aspirazione è la meta stessa”(p.403) Così come il percorso del viaggio vale più della meta. Meta finale che è ‘ lo sfacimento’, il fine della corsa vitale come segnalano i Martiri di Otranto e le mummie di Monopoli.Qui Nigro tocca il tema del legame fra letteratura e morte; della letteratura come dono, vale a dire come ‘spreco sacro’, come dispendio- dépense di energie vitali che lo scrittore, chiuso nell’ansa del suo studiolo, consacra alla Società ( sostituto della Deità) avviando una sua propiziazione di eternità. Col mio dispendio – sembrerà dire – ho costruito un monumento, perché tale è la mia opera!

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Sull' Autore

Nato a Marsico Nuovo in provincia di Potenza, dal 1976 risiede a Napoli, pensionato. Pubblica nel 1977 la sua prima raccolta di poesie, Il rovescio della pelle, in cui descrive il mondo rurale contemporaneo del Sud Italia col linguaggio del dadaismo e della neoavanguardia. Il suo stile poetico include elementi dell'ermetismo di Leonardo Sinisgalli e dell'uso creativo del dialetto di Albino Pierro, con influenze abbastanza evidenti di Montale, Attilio Bertolucci e Pascoli. Dopo la seconda raccolta di poesie Moritoio marginale (1979), si dedica allo studio della storia contemporanea e all'antropologia positivistica, pubblicando saggi in entrambi i settori e partecipando a concorsi universitari. Nello stesso periodo cura la prima pubblicazione delle opere del folklorista Michele Gerardo Pasquarelli (1876-1923), e traduce I canti popolari di Spinoso. Fra le opere storiografiche pubblicate da Loturzo figurano monografie su Spinoso, San Martino d'Agri e Marsicovetere; su Marsico Nuovo pubblica invece un volume di toponomastica.[1] Nel 1978 fonda la rivista Nodi, di cultura progressista oltre che letteraria, pubblicata fino al 1985. Nel 1992 vince il Premio Alfonso Gatto a Salerno con la poesia Rosa agostana.[2] Nel 1994 vince il Premio Internazionale Eugenio Montale, sezione inediti, prestigioso riconoscimento del Centro Montale presieduto da Maria Luisa Spaziani, con Materia e altri ricordi.[3] Nel 1996 vince, all'interno del Premio Pierro a Tursi, il premio per il miglior componimento in un dialetto di area lucana con la poesia Agri (Ahere). Loturzo ha curato le antologie Poeti di Basilicata con Raffaele Nigro[4] e Dialect Poetry of Southern Italy con Luigi Bonaffini.[5] Nel 2001 l'editore Dante & Descartes di Napoli ha pubblicato tutte le sue poesie in Poesie 1977-2001.[6] Dirigente scolastico di vari licei (Cassano all'Ionio, Torre del Greco, Napoli piazza Cavour e Napoli Mergellina), è in quiescenza dal 2014; l'ambasciata di Francia gli ha concesso l'onorificenza dell'Ordine delle Palme Accademiche, col titolo di Chevalier, n.38/Roma/12 febb, 2014.

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