NO, LA JUVE NON PUO’ ESSERE QUELLA VISTA COL LIONE

0
ROCCO SABATELLA

ROCCO SABATELLA

Le dichiarazioni di Allegri al termine della partita con il Lione sono fuori luogo e offendono l’intelligenza dei tifosi e degli addetti ai lavori quando afferma che a novembre non si vincono né il campionato né la Champions. Nessuno si è mai sognato di affermare una cosa del genere perché pure i muri sanno che il campionato si vince alla fine delle canoniche 38 giornate e la Champions si chiude sempre a maggio con la finale che assegna la coppa.Tuttalpiù  i tifosi gli potrebbero chiedere di vincere la Supercoppa italiana che si gioca il 23 dicembre prossimo a Doha in gara secca. Non convince nemmeno la tesi che la vera Juve si vedrà a marzo. Può darsi che Allegri possa avere ragione in base alle esperienze degli anni addietro. Ma intanto bisogna preoccuparsi del presente e di come trovare le soluzioni, compito che spetta all’allenatore, per far funzionare a dovere la Juve. E appare eccessivo questo evidente nervosismo del tecnico bianconero che dovrebbe spiegare con meno spocchia e più umiltà perché la Juve non riesce ancora ad esprimere un gioco efficace proprio nell’anno in cui la dirigenza si è spinta come mai successo nella sua storia in una campagna acquisti altisonante e dispendiosa. Le perplessità di chi muove critiche costruttive sono legittime perché nessuno pretende da Allegri cose impossibili, ma vuole solo capire perché in Champions i bianconeri stentano ancora tanto. Fino al punto da mettere a repentaglio non la qualificazione ma la conquista del primo posto del girone. Che è, senza se e senza ma, l’obiettivo minimo che bisogna raggiungere dopo aver conosciuto le avversarie uscite dal sorteggio. Anche per non ripetere quanto successo l’anno scorso con le conseguenze che conosciamo tutti. In Champions la Juve ha giocato male con il Siviglia allo Stadium, è stato salvato da Buffon nella trasferta di Lione e ieri sera deve solo fare un monumento a Barzagli che ha contrastato alla grande Lacazzette che ha addirittura sfiorato il colpo del ko nei minuti finali quando si è trovato solo davanti a Buffon. Anche un’altra dichiarazione del dopo partita con i francesi non è condivisibile e lascia esterrefatti anche se fotografa esattamente la realtà in cui si trova la Juve.” L’1 a 1 è un buon risultato perché ci consente di essere in vantaggio con il Lione nello scontro diretto”. La verità è che Allegri dimentica o vuole dimenticare che l’obiettivo della Juve non è solo quello di superare il turno e di arrivare agli ottavi,  ma di andare avanti il più possibile nella Champions fino, possibilmente, alla finale. Chi mastica di calcio,  ragionevolmente, si rende conto che vincere la coppa dalle grandi orecchie non è impresa così facile e scontato perché il cammino è lungo e gli avversari da battere sono tanti e di qualità straordinaria. E sicuramente sono nettamente superiori al Lione e al Siviglia. Crediamo che il cammino percorso fin qua in Champions non soddisfi la dirigenza che si aspettava da questa Juve un rendimento diverso. Non è un accusa di lesa maestà nei confronti di Allegri le cui capacità sono riconosciute unanimemente, cercare di capire le ragioni perché la Juve incontra tante difficoltà e non solo in Europa. Perché anche in campionato la Juve, giusto per ricordarlo, ha perso due volte a San Siro contro squadre che non sono apparse tanto irresistibili. E’ comprensibile che i primi ad essere delusi sono proprio l’allenatore e gli stessi giocatori. Ma Allegri la finisca con le solite sceneggiate dell’uomo profondamente incazzato che lancia cappotti per terra o che se la prende con le bottigliette dell’acqua minerale e piuttosto trovi al più presto le soluzioni più idonee per non ripetere questo tipo di prestazioni. Il motto della Juve: non è importante vincere, ma è l’unica cosa che conta coniato da Boniperti rimane sempre attuale, ma siamo convinti che la squadra bianconera è in grado di offrire un calcio molto più qualitativo e bello da vedersi. Normalmente, nella maggioranza assoluta dei casi, chi gioca bene esce vittorioso dal campo. Ritornando alla gara con il Lione c’è da dire che la scelta del nuovo modulo non si è dimostrata, alla prova dei fatti, molto azzeccata perché per assimilare uno schema nuovo ci vuole tantissimo lavoro negli allenamenti. Fatti salvi i primi 25-30 minuti in cui la Juve è sembrata padrona del campo e meritevole di mettere in ghiaccio la partita con l’occasionissima sbagliata da Higuain, è stato preoccupante il passo indietro complessivo della parte finale del primo tempo e nella seconda frazione di gioco in cui la Juve ha trovato difficoltà insormontabili nel riuscire ad organizzare una controreazione al massimo sforzo che stava producendo il Lione. Che per la verità, pur marcando una certa superiorità fisica, grossi pericoli ne ha creati pochi prima di pervenire al pareggio. Allegri dice ed ha sicuramente i suoi buoni motivi per dirlo che questo tipo di partite vanno amministrate usando la testa. Ma dopo 10 minuti del secondo tempo avrebbe dovuto accorgersi e quindi trovare gli accorgimenti giusti che i francesi a centrocampo avevano sistematicamente la meglio perché Marchisio era in debito di ossigeno, Khedira non era nella sua serata migliore e Pjanic non riusciva a dare un contributo positivo né in mezzo al campo e né sulla trequarti. Per cui il peso dell’offensiva del Lione si è riversato tutto sui difensori bianconeri che si vedevano arrivare gli avversari da tutti i lati. L’infortunio di Bonucci ha complicato, ovviamente, le cose anche se con un po’ più di attenzione la rete di Tolisso poteva essere evitata. I tifosi bianconeri credono sempre fortissimamente nelle qualità dei loro beniamini e nel super lavoro della dirigenza e qualche fischio piovuto dagli spalti alla fine dei 90 minuti con il Lione non significa non credere più nella Juve ma è semplicemente un momento di frustrazione dovuto alla delusione per la mancata vittoria. Ma allo stesso tempo bisogna anche rimarcare che non si sarebbe dovuto arrivare a questa situazione di doversi preoccupare addirittura del Lione per la qualificazione. Perché è innegabile che tra le squadre il divario è molto netto come ha dimostrato la partita dell’andata in cui i bianconeri, pur ridotti in dieci per l’espulsione, sono riusciti a portare a casa la vittoria.La Juve deve rimanere sempre umile e con i piedi per terra, ma ovviamente deve sempre pensare in grande perché questa è la sua mission. Altrimenti non si spiegherebbe il motivo per il quale la dirigenza bianconera abbia deciso di effettuare questi massicci investimenti sul mercato. Solamente per superare il girone? O per ammazzare, più di quanto fatto nei precedenti 5 anni, il campionato italiano? Di sicuro non c’era bisogno di spendere 90 milioni per Higuain e oltre 30 per Pjanic se l’obiettivo era solo quello di arrivare al sesto scudetto consecutivo. L’ambizione, legittima, della dirigenza va, giustamente, oltre il campionato. Perché la Juve aspira ed ha tutti i mezzi per arrivare ad essere sullo stesso piano, sotto l’aspetto tecnico, delle super corazzate europee come Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco. E non significa pretendere e non capire che non è scontato e semplice che chi spende di più debba vincere per forza.E che segue di pari passo il grandissimo lavoro della governance che, oltre a vincere sul campo,  ha avuto il merito di fare schizzare il fatturato ad oltre 350 milioni di euro e mira ad avvicinarsi sempre di più alle società che la fanno da padrone in questa speciale classifica. Non è il momento di mostrare nervosismo perché siamo arciconvinti che la Juve si rifarà con gli interessi nelle prossime due partite e chiuderà il girone al primo posto. Ma allo stesso tempo i tifosi non possono accontentarsi di come vanno le cose, sul piano del rendimento e dell’efficacia del gioco, in questo momento.  Perché è giusto ed umano che vogliano la loro squadra giocare   sempre ai massimi livelli e sicuramente meglio di quanto fatto finora. Adesso la Juve deve fare la cosa che le riesce sicuramente meglio: reagire e superare queste difficoltà oggettive come sempre dimostrato nei momenti meno esaltanti.Ed anche Allegri non si adombri troppo per qualche critica che può essere fondata, ma risponda con il lavoro sul campo e portando al più presto la Juve al livello qualitativo di gioco che le compete.   

Condividi

Sull' Autore

Rocco Sabatella

Rocco Sabatella...

Rispondi