
PATRIZIA BARRESE
La storia del Covid affonda le radici nel lontano 2019, anno in cui le autorità sanitarie della città di Wuhan in Cina divulgavano al mondo la presenza di questa “zoonosi” nata tra mercati umidi, bancarelle e mattatoi. I focolai divamparono in tutto il pianeta confermando oltre 50 milioni di contagi e più di un milione di decessi. Il virus – secondo alcuni ricercatori già presente ai tempi dell’uomo di Neanderthal – sopravvive in stato di dormienza e ricompare a cadenza stagionale, nuovamente mutato anche dopo diverse somministrazioni di vaccino. Vaccino che a detta del virologo Roberto Burioni – risultato positivo dopo la sua protezione supplementare da “quarta dose” – non protegge completamente dall’infezione ma da gravi manifestazioni della malattia. La nostra vita pare sia tornata ad una pseudo normalità, tuttavia la pandemia ha mutato la società quasi contemporaneamente alle mutazioni che il virus ha assunto col passare del tempo. Ascoltando storie e vicissitudini umane segnate dalla paura e le lacrime versate per coloro i quali non hanno superato l’attacco virale, bisogna ammettere che la pandemia ha cambiato le prospettive dei giovani e la rispettiva visione del futuro. Lontani dallo storico scenario che ha gettato panico e sconforto nel mondo, non è la paura di un nuovo contagio, non è unicamente la salute fisica a preoccupare, perché tra la generazione post-pandemia è indispensabile debellare con tutte le risorse possibili un fenomeno virale che si è radicato nella Rete e che sta attecchendo sempre più fra i giovani.

Bullismo e cyberbullismo, hanno navigato a gonfie vele nelle tempeste della vita scolastica in piena fase Covid, il bullismo è un’epidemia mondiale che dilaga subdola con mutazioni fra i giovani che si fanno sempre più preoccupanti. Nel quadro dettagliato degli effetti che investono bambini e ragazzi, disturbi alimentari, agorafobia e ancor di più disturbi psicologici, dilagano su vasta scala. Questo fenomeno sociale estremamente diffuso non agisce solo con minacce online perché tra i banchi di ogni ordine scolastico, un commento espresso ingenuamente viene presto attribuito a bullismo e nelle personalità più sensibili ferisce più di uno schiaffo. Curare le ferite e i disagi psicologici procurati sui giovani durante il periodo degli acronimi dell’istruzione “DAD-DDI” richiede tempo e sin dai più piccoli, la concessione facile di telefonini e l’accesso smodato a social diseducativi autorizza a far circolare immagini o vicende quotidiane perché esibire materiale sensibile rende spavaldi.

Paura e incertezza per il futuro, sono i termini pronunciati con maggiore frequenza, causano forti ripercussioni nel normale sviluppo emotivo, reagire agli effetti del lockdown ha provocato dipendenze comportamentali avvicinando alle serie TV, alla Play Station, ai social, una finestra evolutiva che ha influenzato negativamente sulla salute mentale di giovani e minori: il 70% degli studenti ha dichiarato un sensibile calo della concentrazione nello studio necessitando di un supporto psicologico perché spesso l’aiuto non è presente fra le mura domestiche dove spesso si celano situazioni di conflittualità che affondano le radici del disagio ancor prima del virus. I conflitti intra-familiari e le necessità secondarie prendono il sopravvento sottolineando come il ruolo genitoriale manca di solidità e non si è in grado di leggere i reali bisogni e le richieste dei bambini e degli adolescenti in ogni fase della loro crescita.

Grandissime punte di disuguaglianza tra Nord e Sud rimangono confermate anche dinanzi alla pandemia: il divario geografico fa sì che, per disagi economici, si rinuncia purtroppo a un aiuto psicologico perché talvolta situazioni lavorative precarie non permettono di affrontare tale spesa privatamente. Alla luce delle situazioni belliche in corso e delle crisi energetiche, c’è da chiedersi se dinanzi a tale scenario sia solo la guerra reale ad uccidere a suon di armi o è per mano di batteri silenziosi che il volto della Terra cambierà. Il virus è ancora imprevedibile, manteniamo la prudenza perché varianti potrebbero ancora presentare la loro contagiosità e la necessita di reagire con immediatezza ed efficacia è fondamentale. Bandite comunicazioni sui vaccini macchinose e contraddittorie dagli stessi virologi e sarebbe opportuno che le istituzioni facessero uno sforzo comunicativo adeguato e soprattutto efficace a dissipare i tanti dubbi ancora dilaganti.

Stiamo “uscendo” dalla pandemia ma è indispensabile allineare al Covid altre malattie sociali da esso provocate, il bullismo e il cyberbullismo non si prevengono con l’utilizzo di presidi medici e i segnali di allarme generano il mal di vivere soprattutto sulle fasce più giovani e vulnerabili della popolazione. Agire per tempo, può salvare molte vite e aiuterebbe ad arginare il fenomeno che non è ad opera di pipistrelli, serpenti e pangolini. Più che aver bisogno di genitori autorevoli c’è la necessità di genitori capaci di aiutare i bambini a crescere e gli adolescenti a diventare adulti.
La famiglia deve essere un contesto reticolare solido, il nucleo cui potersi affidare, peccato che spesso molti adulti preferiscono non addentrarsi nelle storie di bullismo, considerandole questioni frivole oppure esercizi indispensabili di sopravvivenza al quale bisogna sottoporsi per diventare un adulto capace di navigare nelle tempeste della vita.