Il premio letterario “l’Albero delle Rose” ha portato alla luce nuovi talenti della poesia e della narrativa, insieme a volti e nomi già noti nei circuiti letterari italiani . Molto interessante la sezione degli inediti, sia di poesie che di racconti brevi, che ha consegnato giovani promesse, alcune delle quali costituiscono una autentica sorpresa. Come si sa, il nome del premio è un omaggio a Leonardo Sinisgalli che nel 1966 pubblicò una raccolta di poesie lucane da lui tradotte dal titolo “L’albero di rose” – Edizioni Galleria Penelope, Roma. Pubblichiamo su talenti la poesia che ha vinto il primo premio della sezione inediti e una scheda del vincitore, mentre ringraziamo la curatrice del premio Maria Grazia Trivigno per le note biografiche degli autori vincitori dei vari premi e le motivazioni della Giuria. (M.C.Sansone)
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1° premio – Onofrio Arpino, Ritorno
Ritorno
Vengo a trovarti di maggio
senza fiori di cortesia. Non c’è luogo
dove trovi più accoglienza il palco degli assenti.
Vivrò la festa con i tuoi occhi,
i miei sono frantumati tra le stelle.
Avresti dovuto vedermi – allora –
nel giogo dei cento bovi o quando
scortecciavo a nudo l’anima del Maggio.
Il sole ha annunciato i giorni ruffiani
e posso immaginarti, figlio mio,
a misurare con lo spirito dei boschi
l’altezza suprema dello sposo,
la grazia leggiadra della sposa.
Posso fingermi – con te cerimoniere –
nel rito nuziale adorno di rose rosse
mentre i canti di passione preparano
il sacramento dell’unione.
Sul palco ci sono le antiche madri
con la centa delle candele sulla testa,
nelle mani i grani della speranza pregata.
Ali di sparviero hanno portato la memoria
dei migrati, fedele ai cortei votati al Santo,
ai baci dell’amplesso arboreo
da cui sei nato, fiore a cui la pianta
affida la sopravvivenza. Invitami alla festa
e lascia una coppa di vino per me,
alleanza con chi non c’è più.
Fanne pendaglio per i tuoi figli,
promessa legata all’uscio di casa.
ONOFRIO ARPINO, “RITORNO”, Motivazione: In una costruzione dei versi molto legata alla tradizione, la poesia riesce, con eleganza stilistica, a ricreare in modo esaustivo lo spirito del rito arboreo del Maggio, delle sue immagini e degli elementi simbolici. Il rito diviene emblema della stirpe umana e prezioso dono per le future generazioni. Lirica intensa che stabilisce una comunione tra il padre e il figlio, tra passato e presente, e proietta nell’eternità il ripetersi ciclico delle esistenze.
Onofrio Arpino vive a Santeramo. Ha insegnato diverse discipline all’Università di Bari e a quella della Basilicata. È autore di numerosi saggi sulla formazione, le nuove tecnologie, la valutazione di ambienti di e-learning e relatore in vari convegni nazionali.
È vincitore di premi letterari. Suoi contributi sono stati inseriti in antologie poetiche e antologie di racconti. Alcune pubblicazioni: Lettera al buon Dio per il tramite dell’avvocato Michele (1997; 1998); A folle. Reperti lessicali (2005); Petrografie (2008; 2009); Mamì. La nonna di tutte le nonne (2011), vincitore Sezione H-XVI Premio Letterario Internazionale Europa, 2015, della Universum Academy Switzerland; Il trombettista di Säckingen (2014).
