
ANNA MARIA SCARNATO
Non c’è giorno in cui non ci giunge l’informazione di premiazioni, di riconoscimento all’uomo che ha fatto questo, ha detto quest’altro, un osanna al figlio del mondo. Di quale mondo? Di quello che celebra origini e auspica un ritorno alle radici e nel contempo nega l’identità di un popolo già smembrato da emigrazioni, che fa notizia di voglie strane di negare l’appartenenza alla Lucanità della città di Matera, di annessione alla regione Puglia di un territorio che fino a pochi giorni fa si riconosceva detentore di tradizioni culinarie apprezzate tramandate dalle nonne lucane, terra di menti eccelse, scrittori, poeti, politici, attori, luogo di paesaggi incontaminati, magici, città di provincia che ora stenta a riconoscersi comprensiva di paesi che di essa fanno parte, in una confusione comunicativa che giustifica la richiesta di un referendum popolare con l’abbandono che la capitale della Cultura 2019 non merita da parte dell’Istituzione regionale. Con tanti problemi portati all’attenzione seppure come provocazione, nei comuni limitrofi, la vita prosegue in feste, distrazioni, frizzi e lazzi, sorrisi e abbracci che falsano la realtà che non si vuole vedere, sempre più spopolata, abitata più da cumuli di spazzatura, da animali selvatici che sguazzano, come oche nel pantano, nelle zone urbane, nei luoghi sempre più sotto i riflettori oggi per l’inquinamento scoperto nei terreni che fanno affiorare i misfatti e le miserie morali di uomini preposti a rendere più sicuri i territori ma di fatto non hanno ben vigilato o forse parte del crudele gioco verso la natura e l’uomo che la abita. Sotto la terra sono state nascoste “gli unici tesori che ci fanno ereditare”, l’uranio, i colonizzatori delle nostre terre, giunti qui a creare discariche nel segno del disprezzo di intere comunità, a sversare nel mare greco della costa metapontina liquidi pericolosi. E i tumori crescono di numero considerevole tra la popolazione, come notiziano pagine di riviste scientifiche che studiano e annotano l’incidenza di fattori ambientali sulla salute dei cittadini. C’è poco da propagandare e promuovere, pur apprezzando lo sforzo di Associazioni nate per affermare l’importanza della prevenzione dei tumori, se i rappresentanti istituzionali distraggono la cittadinanza, coinvolgono gli esercizi e i balconi del paese nell’addobbo con palloncini rosa o azzurro che sia, per rendere colorata la città , con al seguito associazioni di sostegno ai più fragili, anziani e disabili, perché “chiù sim e chiù bell parim”, ma con il silenzio e l’assenza ai tavoli istituzionali, tecnici e associativi di settore, non fanno sentire la loro voce, soprassiedono agli incontri di discussione dei problemi, indossano, per i momenti di crisi, bende agli occhi e infilano tappi nelle orecchie. Mostrano facce felici, compiaciute della folla che segue il giubilo della manifestazione e ricorderà di rivotarli non appena sarà giunto il momento, se non altro per ringraziarli dei palloncini gonfiati di gas che porteranno magari a casa per i nipotini. Ma i palloncini trattenuti in mano proprio dalle fasce deboli, anziani e disabili, i fragili, per i malati di tumore che a Bernalda e in tutto il metapontino sono in aumento a cosa servono? Bolle di gas al vento,
sfruttando anche un “debole soffio ormai di respiro” umano e la solitudine che tentano di colmare con la partecipazione. Poi, il giorno dopo, è tutta un’altra narrazione. Per i malati la prevenzione arriva dopo gli scempi commessi. E questo simultaneamente alle attività proposte dal Centro Ricerche Trisaia di Rotondella che il 27 settembre scorso apriva le sue porte alle famiglie, alle scolaresche per attività di laboratorio inerenti a tre percorsi: Salute e alimentazione, Tecnologia e Scienza della terra, Ambiente e Clima. Appunto, ci dovremmo chiedere cosa stiamo mangiando della nostra terra che hanno avvelenato, cosa è rimasta della civiltà magno-greca oltraggiata nelle sue viscere, nel suo immenso valore archeologico, che aria respiriamo, qual è la qualità dell’acqua che beviamo. Chi deve tutelare la sicurezza dei cittadini, lottare in testa ai cortei per il diritto di tutti alla cura, chi non protegge il nostro ambiente? Ma non si sono dispensate bandiere blu ai mari della nostra costa, organizzate feste, esibite certificazioni green o light blu. E allora? Noi siamo ormai terra scelta dai grandi nomi della regia cinematografica per ambientare storie. Meglio di Hollywood, stiamo sfornando “attori” mancati al teatro e recuperati dalla Politica. Sono riconoscibili dall’attaccamento all’esposizione social giornaliera in fotogrammi con tanto di sorrisi e abbracci, a recitare copioni che esibiscono la loro “fattività” in ordine a progetti al fine solo di una capitalizzazione di consensi elettorali, “in film” che di sociale hanno poco se non l’esposizione pubblica. Le pergamene si sprecano, nei cieli svaniscono plastiche di palloncini di feste testimonials e più salgono fumi colorati dalle torce ed effetti pirotecnici nel cielo, più si accresce la credibilità dei patrocinanti. Impazzano i modelli istituzionali che si mostrano alle comunità in comportamenti comuni per esprimere vicinanza ai cittadini nella loro semplicità, interpreti di gesti e azioni finalizzati all’ empatia. Cavalcare moto al seguito di guidatori nella parata relativa alla prevenzione e la cura dei tumori al seno, nella giornata dedicata alla donna, nel mio paese, potrebbe configurarsi un gesto di prossimità ai partecipanti motociclisti sensibili alla tematica, un merito da riconoscere ai promotori locali comunali che hanno informato e invitato la collettività a partecipare con le testuali parole: “cogliamo l’occasione per ritrovare il giusto senso di comunità e unione”, se non si dovesse considerare come oggi chi si espone alla scena pubblica non deve esimersi dalla presa di coscienza di costituire un modello imitabile. Ma non si è celebrato il rispetto della “diversità” con l’inaugurazione di un lido inclusivo sulla spiaggia di Metaponto? Ma dov’è finito l’interesse per l’inclusione di ogni soggetto, la necessità “di un giusto senso di comunità e unione” proclamata dall’amministrazione attuale, con a capo una sindaca supplente, nella giornata “rosa”, se i consiglieri di minoranza sono stati esclusi al ricevimento della visita del prefetto di Matera presso la Casa Comunale di città l’altro ieri? Una regia studiata per non dare spazio, per difendere la propria visibilità? E allora cosa si vuole celebrare? Intanto i palloncini gonfiati volano e i cittadini con il naso all’aria cercano di distrarsi seguendo i loro modelli , i falsi modelli che si presentano sul set cinematografico superbi e indifferenti, lontani dai problemi che non ammettono, invece superficialità. Trascurano essi stessi di indossare il casco sulle moto durante la sfilata “in rosa”, fa osservare un ragazzo multato per questo, “loro che devono dare l’esempio”. Ma il disinteresse istituzionale dilaga nell’apparenza, nella recita, nell’incedere con petto tronfio di aria che necessita di sgonfiarsi. Sgonfiamoli……i palloncini. Non servono. Ormai siamo già abbastanza inquinati.