LA POTENZA DI FINE OTTOCENTO
LUCIO TUFANO
Quella dei commercianti è una classe che si fa sentire. Vi sono i consiglieri comunali: Paolo Bruno, Vincenzo Ricciuti, Francesco Rizzi, Carlo Torrente e Antonio Zirpoli, orologi, Salvatore Vicario, Michele Marino, Gerardo Bruno, Michele Pergola, Bonaventura Mancinelli, farmacista, e tutti partecipano alle elezioni della Camera di commercio con autentiche battaglie elettorali e con slogan come questi: «Desideriamo nell’interesse del sodalizio, che elementi competenti ed energici entrino a far parte di esso, tanto per scuotere l’apatia e dargli quella vita che occorre per sollevare l’abbandonata classe dei commercianti di Basilicata, che purtroppo, non hanno nessun diritto, ma solamente il dovere di pagare e sempre pagare».
Nel 1895 si fanno gli esperimenti della luce elettrica. Le piazze e le strade di Potenza sono finalmente inondate di fasci di luce. Due globi in piazza Prefettura rischiarano il Teatro e il Palazzo della Provincia.
La Giovine Lucania ironizza: Alleluia! esclamerà d’ora innanzi la gente, che se non ha lavoro e non ha pane ha in compenso l’acqua buona e luce elettrica.
La miseria è perenne e si aspetta il reggimento come un toccasana.
Per i commercianti la questione del reggimento è di vitale importanza, tanto che si riuniscono ed inviano ordini del giorno al Re.
«Sire! La Società per le Strade Ferrate del Mediterraneo, di notte tempo, come perpetrando un delitto, trafuga da Potenza il Suo Ufficio; il deposito dei generi di privativa si sottrae a Potenza e si trasporta a Salerno; la prima stazione ferroviaria si impianta, quasi a dispetto, a quattro chilometri dalla città, mentre potevasi costruire in prossimità del suo lembo meridionale con maggiori vantaggi; l’altra linea ferroviaria si prende il gusto di girare intorno al colle abitato. Nel 1881 l’Augusta parola di V.M. ci promette la sede di un reggimento. Difatti nell’anno seguente il Parlamento vota una legge speciale per l’impianto di una caserma militare in Potenza, dichiarata punto strategico. Lo Stato spende circa un mezzo milione per la costruzione di un’ala dell’edificio progettato per caserma. Passano quindici anni, ed il reggimento, il reggimento non viene.
Sire, credemmo all’Unità della Patria, quando accanto ci caddero fulminati i padri ed i fratelli nostri, ci crediamo ora, che a Borgoforte, a Porta Pia, a Dogali, a Coatit un uguale valore ha fatto scorrere il sangue dei figli di ogni regione italiana. Ma non possiamo permettere che la dignità del capoluogo della Provincia di Basilicata sia cosi barbaramente offesa.
Noi, chiamati dall’Assemblea a dare esecuzione al soprascritto deliberato, umilmente lo sottoponiamo alla Maestà Vostra, e ci permettiamo di ricordare la promessa fatta a questa città sin dal 1881, quando la onorò di sua Augusta presenza».
L’anno volge al termine e le feste natalizie sono nell’aria, i principali magazzini di via Pretoria sono addobbati e le vetrine illuminate e colme di merce: Vincenzo Garramone, mette in mostra nella sua elegante vetrina gingilli e calendari e libri arabeschi, a fiorami, i cartoncini dorati, delizia dei fortunati amatori; Vincenzo Caggiano mostra i bei mobili viennesi, le bellissime stoffe e le fini porcellane del Ginori; il bravo Satriani mentre pensa alle barbe … degli avventori ed all’acqua di China di sua specialità, sciorina al pubblico gli ombrelli, le spazzole, i guanti, i pettini, le cravatte, i revolvers, gli spilloni, gli oggetti da caccia, gli oggetti di profumeria, i saponi più delicati; Angelo Maria Vicario espone gli abiti di taglio veramente chic, le stoffe italiane e inglesi più fini; e tutto ciò pure nel negozio di Salvatore Vicario diventato ancora più attraente dalle due lampade ad arco che lo illuminano; quel mago di don Michele Pergola, che con l’invariabile berrettone sul capo e il beato sorriso dell’uomo soddisfatto sulle labbra, ha saputo preparare una vera montagna di dolciumi. Luigi Ferrara (Caffè D’Arpino), Pasquale Viggiano, Simone, Albano, hanno riempito le vetrine; i fruttaioli si pavoneggiano tra le canestre di fichi secchi di Marsiglia e di datteri. I pizzicagnoli Dapoto, Santoro. De Felicis mettono in mostra un po’ di tutto: formaggi, ricotte, salami, prosciutti, cotichini, zamponi, burri, zuccheri, nettai, ambrosie … Il Marino ed il buon Quaratino e Fur-cillo, Labriola e Cupolo tengono alto il prestigio della calzatura; e l’Iacoletti, quello delle novità e mode; e Gerardo Bruno fa abbarbagliare gli occhi con la sua mostra elegantissima di gioielleria. Sono arrivati i panettoni di Milano, i panforti di Siena, i torroni di Cremona.
