Per un utilizzo produttivo della forestazione

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RICCARDO ACHILLI ECONOMISTA

Il tema della forestazione è, da sempre, una delle questioni più scottanti sui tavoli della politica lucana, soprattutto perché essa sostiene, in condizioni di indecente precarietà e di prossimità alla povertà, circa 4.000 lavoratori, ovvero 4.000 famiglie, e che la tentazione di ampliare tale platea infilandovi ulteriori aree di disagio sociale, per incapacità di tirarle fuori da detto disagio, è sempre presente. Al netto della rilevantissima funzione di tutela ambientale e paesaggistica, di assorbimento del CO2, di difesa degli assetti idrogeologici, la risorsa forestale pubblica lucana non è stata mai oggetto di un dibattito che andasse oltre le questioni relative al numero di giornate ed alle risorse finanziarie pubbliche necessarie per coprirle.

Non c’è mai stato un vero dibattito su come rendere la forestazione un fattore di sviluppo, oltre la sua mera funzione assistenziale. La proposta della UIL di una agenzia regionale agroforestale, subito affossata da fuoco amico, fu un tentativo di dare una dimensione strutturata e proattiva al tema. Per le solite, maledette, questioni di risparmio di spesa e di vincoli normativi nella creazione di nuove in house, si è preferito lasciare tutta la materia in mano al Consorzio unico di bonifica (che, in verità, avrebbe altre competenze e dovrebbe occuparsi di altre questioni) con il risultato che, oggi, i sindacati lamentano arretrati di stipendi che rimontano all’ormai lontano 2017.

Eppure di questioni da approfondire per dare un ruolo produttivo alla forestazione, creare valore e, quindi, distribuirlo sotto forma di stipendi e condizioni contrattuali più dignitose ai lavoratori del settore ce ne sarebbero. Ad iniziare dalla forestazione urbana, tema recentemente lanciato da Stefano Boeri Architetti, progettisti del Bosco Verticale di Milano, con il duplice scopo di invertire il cambiamento climatico e rendere le città più vivibili (e sappiamo quanto certe realtà della regione, come Potenza, avrebbero bisogno di meno cemento e più verde). Ad esempio, a Bologna, con il progetto GAIA, le aree interessate alla piantagione dei nuovi alberi sono state individuate tra i parchi pubblici urbani, i parchi collinari e le aree patrimoniali. Tra i criteri selezionati sono stati considerati: la valenza ambientale, la valenza sociale, il livello di riqualificazione e la visibilità dell’area, anche in termini turistici e di miglioramento complessivo della qualità della vita (che, come sappiamo, ha anche riflessi sull’attrattività economico-produttiva di una città).

Un altro possibile filone di sviluppo è quello dei cosiddetti parchi didattici. Nel 1987, la Provincia di Cremona acquisiva l’area dismessa di una cava di sabbia posta nel territorio comunale di Castelleone. A partire da quell’anno iniziava un processo di rinaturalizzazione di un ambiente dismesso. Lo scopo principale era quello di istituire in collaborazione con la Regione Lombardia una “Stazione sperimentale per la conservazione della flora di pianura”, e, nello specifico, coltivare le specie vegetali autoctone della pianura padana, al fine poi di dirottarle in opere di rimboschimenti attuate da enti pubblici e privati, un’operazione che da allora ha permesso di distribuire migliaia di esemplari. La rinaturalizzazione nel frattempo proseguiva anche acquisendo altre aree e sviluppando così una vera e propria oasi naturalistica di oltre 10 ettari. Allo stato attuale l’area appare come una superficie in gran parte boscata con alcune zone umide, con lo sviluppo di oltre un chilometro di sentieri e camminamenti provvisti di adeguati pannelli sinottici. Una attività economica oramai esaurita, ovvero la vecchia cava, ha dato quindi nascita ad una nuova valorizzazione economica, di tipo turistico, grazie ad un lavoro che può essere affidato a dei forestali.

Per non dimenticare anche lo strumento, oramai normato, dei contratti di fiume, uno strumento di tipo negoziale volto a tutelare gli alvei dei fiumi ed a ridurre il rischio idraulico, contribuendo allo sviluppo locale, ad esempio tramite una migliore valorizzazione turistica e/o per attività economiche (ad es. l’acquacoltura) dei fiumi. Tale strumento, sperimentato in alcune regioni del Nord, come la Lombardia, può prevedere anche opere di rimboschimento degli alvei e dei margini fluviali o di piantumazione di piante con finalità di protezione da esondazioni.

In tutti questi esempi, tutti quanti tranquillamente finanziabili con le risorse dei fondi SIE anche dell’attuale programmazione, a fronte di una idonea progettazione in sede locale, il lavoro forestale può trovare una risorsa finanziaria per poter operare anche oltre le giornate previste, acquisendo maggiore solidità, minore precarietà e stipendi più decorosi, al tempo stesso fornendo un valore aggiunto alla collettività. Ma occorre, ovviamente, uscire dalla cultura dell’assistenza per abbracciare quella del progetto, ed occorre farlo tutti, anche i lavoratori.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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