
LUCIO TUFANO
Tutto ruotava nell’ambito di uno steccato, tra gli stazzi e le masserie, tra vigne e fienili. Tutto ruotava tra i casali e le mandrie di mucche a chiazze, brunalpina ed olandese, tra truogoli e ceceni. Ruotava il calendario delle fiere e delle feste, di vendemmie e raccolti. Ruotava il mondo contadino nello spazio di un’aia con la falce fienaia, emblema perenne dei culti della luna e del dio Crono, propiziatore della fecondità e personificazione del tempo.
Falci e roncole simboleggiano la vita che scorre irreparabile. Tradizionali amuleti della morte, la falce messoria e quella fienaia, i segni dell’agraria evoluzione. Nel vasto fondo giallo del paesaggio estivo, assoluto e luminoso, lo spaventapasseri è solo, taciturno. Indossa la paglia ed il fazzoletto rosso dei mietitori di Cerignola. Un generale, decorato, che ha condotto le sue guerre civili e progressiste e che lascia vivere gli uccelli nella democrazia del campo. Una guerra granaria senza foibe o fucilazioni, in attesa che maturasse il frumento e si sciogliessero le stagioni. Ha sempre chiuso un occhio, rendendo un buon servizio ai padroni ed agli uccelli che, ogni estate, gli hanno recato stormi e cinguettii assordanti.
Emblema dell’arte che si è ispirata ed ha vigilato sul mondo contadino e sul paesaggio, sulle aie e sulle mietiture, sulla cornucopia e sulla vanga, sull’aratro e sui pagliai, quando Cerere alita il suo favonio sulle spighe e sui frutti, muove la ruota dello zodiaco, i palmenti del mulino, alimenta la fecondità della farina del cirnicchio e della madia per la crescita del pane.
Quando la spiga è matura, di notte i campi scintillavano di lucciole, lembi di cielo stellato, i poeti pensavano alle anime del grano, quando dorme nel cuore della notte.
Spesso si è pensato ad una storia del mezzogiorno interno che non fosse la solita raccolta di dati cronologici, di fatti incasellati nel calendario della politica e delle guerre, o di biografie distinte di uomini, di gruppi e di partiti, si è pensato ad una storia unitaria che non apparisse un enorme brogliaccio di nomi, di fatti, di etimologie, di consuetudini. Una storia che non fosse la rappresentazione anche pindarica di periodi movimentati o meno da forti spinte sociali, oppure flagellati dalle tormente di ordine naturale o provenienti dall’esterno.
Questa idea è tanto più stimolante in quanto nel Sud, specie in regioni come la Basilicata, per i suoi lunghi silenzi e per gli improvvisi chiassi delle sue popolazioni, o per la successione anche convulsa delle diverse civiltà ognuna delle quali ha pur lasciato indelebili vestigia nelle sue mura, e nei suoi ruderi, nell’arcaico ordine delle sue pietre, e nel rugoso volto dei suoi patriarchi contadini, offre ormai tanta di quella materia che un discorso di sintesi diventa per lo studioso l’impegno più difficile. Un impegno che si complica quando vi è necessità, come oggi si constata, di uscire dai tradizionali procedimenti di imballaggio del materiale – accessibile solo agli eruditi – per confezionare invece un prodotto popolare tale che, sia in grado di conservare la sostanza del discorso.
In questa complessità di argomenti propria di regioni che si sono ciclicamente ammantate di stratificazioni culturali e filosofiche, come risultante delle varie civiltà, che hanno marcato le varie identità, l’unico modo per fare un discorso di sintesi è di servirsi delle strutture, degli elementi o dei fatti che hanno sollecitato e preteso comuni risposte dalle diverse ere in termini di usi, di riti, di concezioni di vita, di paure, di magie, di attese.
Se c’è un elemento che risponde a questi canoni come fatto primordiale e primario, questo per noi è il grano, che più di ogni altra cosa è l’opera compiuta, il primo miracolo dell’uomo. La Basilicata, che qui è presa come regione simbolo di un profondo sud agrario, la Basilicata quindi, regione terrestre, ed il grano sono due termini inscindibili in un unico processo di simbiosi che lega da sempre un popolo ai campi e che lo porta a modellare i propri comportamenti, le proprie aspirazioni intorno alla filosofia del grano ed a trovarvi in essa i motivi centrali delle sue lotte.
Così le storie del pane si sono indissolubilmente legate alla storia dei contadini, ed il nodo sacro grano-pane-contadini, nella polverosa sequenza dei secoli, ha proceduto in direzione di tappe precise.