PERCHE’ SERVE UNA COMMISSIONE SPECIALE

0
marco di geronimo

Marco Di Geronimo

Un Parlamento di mille persone deve lavorare durante un’epidemia contagiosa per esaminare i decreti urgenti del Governo. Questa è la posizione delle opposizioni, ineccepibile in teoria e discutibile in pratica. Dunque no alla Commissione speciale proposta da Fico, sì alle procedure normali. Ma dietro questo dibattito si nasconde il tatticismo di partiti che pensano al loro tornaconto (mentre l’Italia è in emergenza) e l’insufficienza del diritto parlamentare.

I fatti. I nostri parlamentari sono 951 (ci sono anche i sei senatori a vita) e provengono da tutta Italia. In larga parte non risiedono a Roma: ciò significa che fanno su e giù tra la Capitale e la loro circoscrizione. Mentre la comunità scientifica invita le persone a starsene in casa, non avere contatti sociali e mantenere il metro di distanza, le Camere arrossiscono. Tra un parlamentare e l’altro, alla meglio, ci sono venti centimetri di distanza in aula.

Per questo motivo nei giorni scorsi tutti i partiti avevano deciso di far funzionare le Camere a ranghi ridotti. Soltanto in trecentocinquanta, a Montecitorio, votavano l’autorizzazione al deficit ulteriore. E per di più scaglionati in blocchi: quindici minuti di votazione elettronica per non farli stare tutti insieme nella stessa stanza.

È per questo che il Presidente della Camera, Roberto Fico, aveva proposto di istituire una commissione speciale. Obiettivo: garantire l’esame parlamentare dei decreti ma senza esporre tutti i deputati al rischio contagio. Rischio che, ricordiamolo, espone Montecitorio a una quarantena davvero pericolosa per la continuità democratica delle istituzioni.

La soluzione in realtà è un’inevitabile forzatura. La Costituzione impone di seguire le procedure normali d’esame (con tutti i deputati ai propri posti in aula) per i disegni «di delegazione legislativa» e non solo. In teoria la conversione dei decreti-legge non è inclusa. Ma l’art. 96-bis del Regolamento della Camera dei deputati è molto chiaro: «Il Presidente della Camera assegna i disegni di legge di conversione dei decreti-legge alle Commissioni competenti, in sede referente». Procedura normale: primo esame in commissione, battaglia in aula, votazioni a cascata.

Si sa, in tempi d’emergenza le norme sono spesso oggetto di forzature. E da queste forzature si imparano lezioni molto importanti per il futuro. La proposta di Fico è tutto sommato equilibrata: tra i due estremi (sede referente, tutto in Aula – sede legislativa, tutto in Commissione) la terza carica dello Stato propone una via intermedia. La Commissione sarebbe chiamata a scrivere la legge di conversione in piena libertà. Ma l’ultima parola, formalmente, spetterebbe ancora all’Assemblea. Certo, sarebbe un’eccezione. Ma un’eccezione di grande correttezza istituzionale.

Gran parte delle opposizioni ha già espresso contrarietà a questa idea. «Anche i parlamentari devono andare a lavoro» dichiarano in coro Salvini e Meloni. Tanto, se finiscono tutti in quarantena non è un problema delle opposizioni. Sia chiaro: è giusta la rivendicazione delle formule parlamentari e del diritto di parola e discussione dei singoli deputati e senatori. Fa sorridere che il centrodestra, fronte apertamente schierato per il presidenzialismo, da un momento all’altro si erge a difensore delle procedure parlamentari. Ma tant’è. Se il Parlamento funziona a ranghi ridotti, in potenza i gruppi di minoranza hanno dalla loro una bomba a mano molto potente. Ovvero disattendere i patti, riempire come un uovo l’Aula e sfruttare la maggioranza momentanea per fare il bello e il cattivo tempo. Un boccone gustoso, di cui non si può fare a meno.

La lezione che questo teatrino ci insegna è che gli amici spagnoli e la loro originale Costituzione hanno una soluzione che noi non abbiamo. E faremmo bene a introdurre. Dall’altro lato del Mediterraneo esiste, in ogni Camera, una Deputazione permanente. Si tratta di un organo che rappresenta tutti i gruppi e supplisce la Camera quando non può riunirsi. Ecco, invece di cianciare di riforme costituzionali inutili, quando sarà tutto finito, pensiamo a qualcosa del genere.

Condividi

Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels, per Onda Lucana e per Leukòs.

Lascia un Commento