PERCORSI D’ARTE SACRA: SANT’ARCANGELO

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IOLANDA CARELLA E SALVATORE SEBASTE

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Sant’Arcangelo

Il toponimo deriva dalla devozione al protettore del paese, S. Michele Arcangelo, introdotta dai monaco italo-greci. Nella zona di San Brancato è stata rinvenuta una vasta necropoli del IV secolo a.C., riferita ad un nucleo lucano i cui reperti sono esposti al Museo della Siritide di Policoro. Nel corso del II secolo a.C., in coincidenza con l’espansione romana, il centro fuabbandonato. Di probabile origine longobarda, subì certamente linfluenza bizantina. Nel IX-X secolo appare in una cartina geografica col nome di Castrum S. Archangeli. Nel 1040 fu conquistata dai Normanni. Il primo signore fu nel 1127 Goffredo, figlio di Alessandro di Conversano. Con gli Angioini fu assegnata a Goffredo de Sarzin e poi a Roberto de Autresche.

Tra i vari feudatari che si susseguirono i Della Marra furono i ‘personaggi’ del paese che governarono 1275 al 1517. Loise Della Marra stabilì che ogni famiglia del paese dovesse mandarea scuola almeno uno dei suoi figli. Eligio abitò nel Palazzo, la Cavallerizza (così lo chiamò il popolo), situato nella pianura  all’ingresso del paese e fatto costruire dai suoi antenati nel Trecento. Di esso oggi restano  imponenti ruderi delle Mura dei giardini.

Successero poi i Carafa, Olimpia Piccolomini ed infine la famiglia Colonna fino al 1806, anno dell’eversione della feudalità. Con i Borboni il feudo fu Spezzettato e le terre e i palazzi furono comprati dalla nuova borghesia.

Da notare in Via Palazzo  il secentesco Palazzo Carafa, con cortile interno che evidenzia due piani darchi a tutto sesto e a sesto acuto.

In Piazza Roma è la Chiesa Madre di S. Nicola di Bari, edificata nel Settecento e ricostruita nel 1939. Le pareti interne furono tutte affrescate nel 1950 da Sebastiano Paradiso.

Nel presbiterio ci sono i dipinti più belli: Cena di Emmaus, Crocifisso con Maria, S.Giovanni e le pie donne, Gesù con Marta e Maria. Anche i pannelli della Via Crucis sono delle stesso artista.

Nella navatella sinistra, in una nicchia, è colLocata la trecentesca scultura lignea dorata e dipinta Madonna, di scuola angioina, di stile gotico. Purtroppo la Madonna è priva del Bambino, perché rubato. Sempre a sinistra è  il fonte battesimale in pietra, datato 1630, che evidenzia il bassorilievo di S. Michele. Temporaneamente alla mostra delle Madonne Lucane a Matera è la scultura Lignea dorata e dipinta Madonna col Bambino (fine XIII secolo – inizi XIV  secolo), “impostata secondo uno schema costruttivo e plastico tutto romanico”.

Fanno parte del patrimonio artistico anche due belle sculture lignee del Settecento: Madonna del Carmine e Gesù risorto.

Nel Rione Convento è  la Chiesa di San Rocco, edificata nel XVII secolo. Un tempo faceva parte del Convento dei Frati Minori Osservanti; profondamente rimaneggiato è attualmente adibito ad edificio scolastico.

La piccola chiesa mostra una navata centrale con volta a botte e una navatella laterale a crociera, originariamente affrescata, forse dal frate Ludovico da Gioia (pitt. doc. XVII-XVIII secolo). Custodisce sull’altare maggiore in una ricca cornice lignea intagliata con colonne tortili dorate il polittico su tela di Giovan Bernardino Azzolino (pitt. doc. 1594-1645), raffigurante nella parte centrale: Crocifissione, Madonna e Santi. Lateralmente sono i cinque dipinti su tela (1701): S. Caterina, S. Apollonia, S. Agata, S.Lucia, Cristo risorto di Ludovico da Gioia. Sulla parete  destra della navata centrale è  il dipinto ad olio su tela Immacolata di Domenico Guarino, (pitt. doc. 17201762).

Tutti gli altari sono ornati da ricche cornici a intagli e colonne tortili. L’altare frontale della navatella laterale conserva un Crocifisso ligneo del Settecento.

Sul terzo altare spiccano i tre dipinti ad olio su tela realizzati nella bottega di Pietro Antonio Ferro, forse dal figlio Carlo: S.Francesco d’Assisi, S. Francesco di Paola e Madonna con Bambino.

La cantoria, gli angeli portalampada e la porta lignea, che conduceva al convento, sono del Seicento.

Nella zona di San Brancato, è il Convento di S. Maria di Orsoleo. Il nome potrebbe derivare secondo la tradizione dai nomi dei due eremiti Orso e Leo (che vivevano in quel territorio) o da un orso e un leone che sarebbero stati visti ai piedi della quercia su cui apparve la Madonna al principe che lottava contro il drago. Il reverendo Luigi Branco asserisce che, dorigine bizantina, derivi da urosOleo, custode del popolo. È uno dei monumenti barocchi più importanti della regione. Fu fatto edificare nel 1474 (nel luogo in cui già esisteva una cappella bizantina del XII secolo) dal conte Eligio Della Marra ed affidato ai Francescani Osservanti. Fu uno “studium” francescano  e un centro di teologia e filosofia. Soppresso nel 1866, divenne proprietà privata; recentemente è stato acquistato dalla Regione Basilicata.

Il complesso è edificato intorno a due cortili quadrangolari di cui il primo (1480), più piccolo, è il chiostro originario del convento, che evidenzia () il pozzo; l’altro, più grande, risale circa al Seicento. I quattro bracci del chiostro minore si aprono verso il giardino mediante arcate a tutto sesto. Al piano superiore, in adiacenza alla chiesa si nota un loggiato con pareti ornate di affreschi (1545), firmati da  Giovanni Todisco, che raffigurano con schemi morfologici complessi episodi della vita di Gesù: Visitazione, Adorazione dei Magi, Flagellazione, Trionfo della Fede e Trionfo della Morte.

A piano terra, a sinistra dell’ingresso, è l’antico refettorio con quattro volte a crociera. È da ammirare, tra gli affreschi del Settecento,  lUltima Cena. Nel secondo cortile si affacciano vari corpi di fabbrica, strutturati tra loro in modo differente: quelli orientati a Sud-Est, su due livelli, sono muniti di ingressi autonomi con scale esterne; il terzo lato, che si collega all’impianto preesistente,riprende in parte il disegno del prospetto del corpo conventuale primitivo. Nella stanza del grano, con la volta tutta affrescata, spicca (fig. 11) il dipinto dei Due Cavalli (fine 400 inizi 500).

Il Santuario di S. Maria d’Orsoleo mostra un vano rettangolare aggiunto in epoca successiva alla fondazione,comunicante con la navata mediante arcate. Sul lato sinistro si apre una cappella su cui è impostato il campanile, che si leva per 31 metri ed è diviso in tre piani evidenziati da spesse cornici; lo conclude un tiburio ottagonale decorato con sculture zoomorfe con cuspide ricoperta da tegole e ornata da esili cornici e piastrelle simili a quelle che si trovano nella chiesa.

È a navata unica, con controsoffitto ligneo policromo a scomparti e pareti riccamente stuccate e decorate in oro. La cupola del coro evidenzia gli affreschi Esaltazione dell’Ordine Francescano, di Girolamo Todisco (pitt. doc. 16161634) .Il coro ligneo (1614) è una struttura classicheggiante che  mostra presenze zoomorfe e fitomorfe e figure di vari santi francescani e della Madonna  La chiesa custodisce settecenteschi altari di marmo,forse di maestranze napoletane. Sullaltare maggiore è il dipinto su tela Madonna con Bambino tra i Ss. Antonio e Maddalena del 1580 di Antonio Stabile. Ai lati ci sono le tele dipinte ad olio della Bottega di Pietro Antonio Ferro, forse del figlio Carlo, raffiguranti S. Antonio e S. Francesco. Sotto, in due nicchie, si notano le statue lignee dorate del Cinquecento Cristo alla Colonna e  S. Michele che schiaccia il diavolo. A sinistra sarà la bellissima scultura lignea della Kyriotissa del Duecento, con un vestito di cartapesta aggiunta nel Settecento. Momentaneamente è nella chiesa di S. Giuseppe. Nel Rione S. Brancato, la Chiesa di S. Giuseppe operaio custodisce tele dipinte ad olio del pittore locale Rocco Stipo.

Bibliografia

  • Anna Grelle Iusco, Arte in Basilicata, Roma, De Luca

Editore, 2001.

  • A. Larotonda e R. Palese, Potenza, una provincia di cento

comuni, Milano, Arti Grafiche Motta, 1999.

  • Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici della Basilicata,

Madonne Lucane, Modugno, La Nuova Tecnografica,

  • Luigi Branco, Memorie di S. Maria di Orsoleo, Matera,

 

 

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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