IOLANDA CARELLA & SALVATORE SEBASTE

Spinoso

Forse da Spinosa, feudo indicato nel registro dei Baroni del 1154-1161 o da Casale Spinusii, nominato in carte del 1362, secondo Giacomo Racioppi. Per altri il toponimo potrebbe derivare da Prinus spinosa, arbusto diffuso nella  zona.

Tito Livio attesta che si combatterono due battaglie vittoriose per i Romani, durante la 2a guerra punica (219-201 a.C.) nell’agro di Spinoso, forse nella contrada oggi chiamata di S. Laviero.

Anticamente si chiamò Carro Nuovo, borgo rurale in zona Tempagnata, sulle pendici del monte Raparo, abbandonato poi dai contadini e dai pastori per la presenza di un gran numero di serpenti, che ammazzavano i bambini.

Con la distruzione di Grumentum, avvenuta tra il IX-X secolo, i profughi e gli abitanti di Carro Nuovo (secondo la tradizione ebrei fuggiti dalla città laziale di Nemi che avevano ripopolato il sito), si stanziarono sul monticello, chiamato Spenuso, dando origine ad un nuovo villaggio che prese il nome di Spinoso.

Nel XII secolo fu feudo di Giovanni De Spinosa; in seguito passò ai Sanseverino che lo mantennero fino al 1583, anno in cui fu venduto ai Colonna di Stigliano che, successivamente, lo cedettero alla famiglia Barrile. Passò poi ai principi di Valle, agli Enriquez ed infine ai marchesi Spinelli di Fuscaldo.

Spinoso combatté nel 1799 nei moti repubblicani e nel 1806, con i volontari di Sarconi, tra le forze antifrancesi contro i sostenitori del governo di Giuseppe Bonaparte.

Il centro storico, dall’alto della sua collina, domina  l’imponente struttura della diga del Pertusillo e le montagne circostanti. Si snoda in un anello composto da Via Garibaldi, Via Vittorio Emanuele e Via Giambattista Romano. Caratteristici sono i molteplici vicoletti storti e strettissimi, nati per spezzare il vento e che si congiungono alle strade principali.

Numerosi sono i palazzi gentilizi del Cinquecento, Seicento, Settecento e Ottocento che mostrano i portali di pietra realizzati da artigiani locali con motivi ornamentali bugnati. In Piazza Plebiscito si trovano  il Palazzo Delfino in stile neoclassico costruito in mattoni di cotto, col portale d’ingresso sormontato da un balcone retto da quattro colonne e (fig.1 il Palazzo Romano, con un bellissimo  portale in pietra locale. In Via Vittorio Emanuele è ubicato il Palazzo Ranone, l’elegante edificio costruito nel Settecento che ospita, durante le manifestazioni “ArtEstateSpinoso”, interessanti mostre di pittura e di scultura ed incontri letterari. La struttura architettonica s’ispira a quella dei nobili palazzi napoletani dell’epoca. L’imponente facciata, in perfetta armonia di forme e proporzioni, è arricchita da un meraviglioso portale d’ingresso, in pietra bianca elegantemente lavorata, e fiancheggiato da finestre con robuste grate di ferro battuto. Il prospetto mostra ancora finestre con soglie in pietra locale, balconi decorati con mattoncini e con ringhiere artistiche, una cornice marcapiano e un cornicione in mattoni lavorati. Il palazzo possiede un atrio che immette in un magnifico cortile all’aperto, sul quale s’affacciano finestre e balconi e lo scalone che conduce ai piani superiori (si estende su tre livelli).

Molto interessante e singolare è (fig. 3) la Chiesa Madre, dedicata a Santa Maria Assunta, costruita nel 1593 su contrafforti che formano  particolari porticati percorribili, con volte a botte e a crociera.

L’interno si presenta ad una navata, a croce latina. Nel transetto sinistro si può ammirare la Madonna in Trono col Bambino, scultura lignea del XVI secolo, proveniente dal Santuario della Madonna dei Termini del XV secolo e dove la statua sosta dalla primavera all’estate per accogliere i numerosi fedeli. Questa scultura, opera d’ignoto intagliatore lucano, ignorata dalla storiografia critica, appartiene a quella schiera di Madonne, la cui presenza è attestata in Basilicata dal XIV secolo. È un’opera d’alta qualità culturale che conserva tutte le finezze della migliore tradizione iconografica locale e, mentre risente della matrice gotico-francese, stilisticamente è vicina ad esemplari abruzzesi. La Vergine è seduta sopra un trono basso, indossa la tunica rossa e il manto azzurro ed ha il capo ricoperto da un velo bianco. Tiene sulle ginocchia Gesù Bambino, che sta in piedi ed è vestito con una tunica rossa.

Nel transetto sinistro, si notano ancora la secentesca tela dipinta ad olio da Francesco Antonio Delfino raffigurante la Madonna delle Grazie con anime purganti, santi ed angeli ed un’acquasantiera, datata 1681.

Nel transetto destro, sopra un altare ligneo e in una ricca cornice di legno elaborato, c’è la statua lignea della Madonna del Rosario (1636), circondata da un pannello di legno su cui sono dipinti ad olio  i quindici i misteri del Rosario.

Nell’abside, dietro l’altare maggiore in marmo policromo a tarsie, si nota una tela raffigurante la Madonna Assunta tra gli Angeli (1965), opera di Antonello Leone, di Avellino. Dello stesso autore sono le otto tele inserite nella cupola  che raccontano episodi della vita di Gesù e l’affresco, il Battesimo di Gesù che si trova nel Battistero.

All’ingresso a destra c’è un’acquasantiera del Cinquecento.

Fanno parte dell’arredo artistico della chiesa la tela dipinta ad olio la Madonna del Latte e numerose statue lignee del Settecento e dell’Ottocento.

Accanto alla chiesa madre si notano i resti dell’antico castello.

 In Via Garibaldi c’è  la Cappella di San Michele, con un bel portale elaborato in pietra calcarea locale. Nell’interno, sull’altare, in una nicchia si nota la settecentesca scultura lignea di San Michele.

Nel Municipio si conservano una serie di tele che riproducono scene di vita locale, dipinte durante alcune estemporanee. È da segnalare un paesaggio di Raffaele Continanza, di Spinoso.

Bibliografia

  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C., 1889. Ristampa Anastatica, Matera, Grafica BMG.
  • Antonio Lotierzo, Spinoso: nelle pietre, la storia, Napoli, Tipolitografia Glaux, 1985.
  • Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Basilicata, Madonne Lucane, Altamura, Grafica & Stampa, 1998.
  • Comunità Montana Alto Agri, Guide Galery, Villa d’Agri, GGalery, 1993.