PERCORSI DI ARTE SACRA: ALBANO DI LUCANIA

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IOLANDA CARELLA & SALVATORE SEBASTE

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Albano di Lucania

 

Per mancanza di documenti storici scritti, i cittadini di Albano non possono conoscere l’origine del loro paese, ma l’esistenza di mura megalitiche, il ritrovamento d’armi in pietra e di grotte scavate nella roccia, la presenza di palmenti (antiche are per i riti pagani), sparsi nelle campagne, fanno ritenere che il territorio sia stato abitato già nella preistoria.

La tradizione vuole che Albano derivi dal nome del suo fondatore di origine albanese, romana o greca, ma potrebbe derivare anche dalla radice indoeuropea alb cioè monte.

Del periodo medioevale si riscontrano tracce (fig.1) nella Chiesa Parrocchiale, che è di stile romanico. Si legge nei documenti che Albano nel 1449 fu feudo di Antonio Sanseverino, di suo figlio Luca, di Ovidio d’Esars Alvario, di Francescantonio Parisi, di suo figlio Ferrante ed infine della famiglia Ruggiero. Tutti i feudatari dominarono la popolazione di contadini e pastori, sfruttandola al massimo e conservandola ignorante e abbrutita. Si dice che dopo il 1800 il duca Ruggiero rese la vita impossibile agli Albanesi i quali, guidati clandestinamente dagli intellettuali, reagirono violentemente tagliando le zampe ai buoi del duca, che subito chiese l’intervento di un sovrintendente di Napoli. Al suo arrivo, gli albanesi incriminati si finsero pazzi e sfuggirono così ai rigori della legge. Il duca allora abbandonò il paese, mentre i cittadini incriminati ebbero la libertà, anche se rimase loro il nomignolo di “albanesi pacci”. A documentare il fatto ci dovrebbe essere ancora una lapide a Napoli nei pressi di Porta Capuana.

Nel Risorgimento alcuni albanesi fecero parte della Carboneria e durante il brigantaggio il brigante Serravalle si nascose e visse nella tana che ancora oggi esiste, in località Castellaro.

In Piazza Umberto I si trova il Monumento ai Caduti in guerra, con la statua bronzea di Salvatore d’Acquisto.

Nella parte più antica del paese c’è Piazza San Pietro, ove vi era una chiesa dedicata al santo (ora rimane solo una specie di tabernacolo). È probabile che proprio S. Pietro possa essersi fermato ad Albano per riposare e predicare dopo essere sbarcato sulla costa ionica, prima di intraprendere la Via Appia che lo portò a Roma.

Nella parte più alta del paese vi è la Chiesa Parrocchiale dedicata dal Duecento al Seicento alla Madonna della neve, ed ora a Maria SS. Assunta. La chiesa, di stile romanico, pare costruita su una chiesa paleocristiana. A ponente, di fronte all’altare principale, era il portone d’ingresso, chiuso nel 1924. La piazza antistante è stata manomessa con una brutta pavimentazione, che andrebbe rimossa per ripristinare il pavimento originario e il primitivo ingresso per far godere al visitatore e ai fedeli la meravigliosa composizione plastica dell’edificio, realizzato da maestranze locali. La facciata poderosa è in pietra viva, a capanna, con spioventi, alleggerita da un portale semplice ad arco acuto, con due finestroni laterali sopra i rosoni semplici che danno luce alle due navate laterali e un rosone centrale più grande sul portale che illumina la navata centrale: il tutto animato dal gioco orizzontale delle linee delle pietre. L’imponente campanile (fig. 2) è del XVIII secolo

3 CHIESA PARROCCHIALE NUOVO INGRESSO

. Dal 1924 l’ingresso dei fedeli è sulla fiancata destra: si accede da un portale di stile neoclassico (fig. 3). L’interno (fig. 4) è a tre navate che poggiano su possenti pilastri, con volta lignea, a capriata.

4 INTERNO

La pianta è perfettamente definita secondo i canoni dell’epoca: abside che contiene l’altare con sotto la cripta, reliquario successivamente trasformato in Cappella della Confraternita della Madonna del Patrocinio nel sec. XVIII (fig. 5), con ingresso dall’esterno (fig. 6). Detta cripta andrebbe restaurata e riportata alla sua primitiva eleganza. 

5 CAPPELLA CONFRATERNITA M. PATROCINIO

La chiesa, per restauro, è spoglia: le opere di pittura e scultura attualmente sono depositate in luoghi diversi. Entrando dall’ingresso primitivo nelle varie nicchie della navata destra saranno sistemate: San Donato, statua lignea della scuola di Ortisei che sostituisce quella più antica che fu rubata, Sant’Antonio con Bambino e la Madonna del Carmine, statue manichino del sec. XIX. (I tre Gesù Bambino non sono quelli d’epoca perché rubati). Sempre a destra nel Cappellone del Battistero con altare del Settecento si nota al centro il Fonte Battesimale, a forma di calice, di pietra locale in un unico masso e sulla parete una tela dipinta del sec. XVII di S. Carlo Borromeo e santi in preghiera e un Crocifisso ligneo. A sinistra del Cappellone, sull’altare della Confraternita del Sacramento, c’è un olio dipinto su tela rappresentante l’Ultima Cena del Cinquecento, di scuola napoletana.

6 INGRESSO CONFRATERNIT

L’altare centrale, di pregevole fattura, è di marmo intarsiato con angeli alati del sec. XVIII (fig. 7 part.), sormontato da un Crocifisso ligneo. Dietro l’altare, in alto, quel che rimane di un organo del sec. XVII (fig. 8).

7 ALTARE MAGGIORE ANGELI ALATI XVIII SEC.

Tra le canne dell’organo una nicchia barocca contiene la statua lignea dell’Assunta del XVII-XVIII secolo, che ha sostituito la Madonna della Neve, statua lignea del sec. XVI, scolpita in un unico pezzo. Nella navata a sinistra, sull’altare, ci sono tre nicchie con statue lignee di S. Vito, S. Modesto e S. Crescenzo del sec. XVIII.

8 ORGANO XVIII SEC.

S’incontrano ancora due eleganti altari in pietra locale coi dipinti a olio su tela della Madonna del Rosario del Pietrafesa del sec. XVI e della Madonna della Neve di scuola raffaellesca, del sec. XVI (fig. 9), che racconta il miracolo della neve caduta ad agosto sul luogo dell’edificazione della Chiesa di S. Maria Maggiore all’Esquilino a Roma. Sulla tela oltre alla Madonna si notano Papa Liberio coi cardinali che benedice l’area santificata dal prodigio della neve e i due nobili sposi che fecero edificare la basilica.

9 MADONNA DELLA NEVEXVI SEC.

Nel dopoguerra sono stati stonacati i pilastri e portati a pietra a vista e sono emersi residui di affreschi del VI secolo, come quello (fig. 10) di S. Cristoforo.

Nel centro storico si notano il Palazzo Ducale, molto rovinato dal tempo e splendidi portali in pietra viva, realizzati da maestri scalpellini locali.

La Cappella dell’Annunziata (fig. 11), edificata nel Duecento e nel Trecento, ha l’interno completamente manomesso. Conserva solo   due acquasantiere originali, forse del XIV secolo (fig. 12). Lo splendido altare restaurato col Tabernacolo dorato, di legno di pioppo del XVII-XVIII secolo, la tela dipinta ad olio dell’Annunciazione di Pietro Antonio Ferro del sec. XVIIe la splendida Madonna con Bambino, in legno policromo del sec. XVI (fig. 15), sono in deposito insieme alle altre opere.

Nelle sale del Municipio sono esposti diversi quadri del pittore Donato Allegretti.

Bibliografia

Scuola Media Gerardo Molfese, a cura di Mario Scelzi, Albano di Lucania, Lavello, Alfagrafica Volonnino, 1986.

Damiano Pipino, Albano di Lucania, Salerno, Stab. A. Volpe, 1989.

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Sull' Autore

Salvatore Sebaste

SALVATORE SEBASTE
Salvatore Sebaste (Novoli di Lecce 1939), pittore, scultore e incisore. Consegue la maturità artistica all’Istituto d’Arte di Lecce e al Magistero di Belle Arti di Firenze. Si perfeziona, poi, nelle tecniche incisorie presso lo studio calcografico di Mario Leoni, a Bologna. Vive a Bernalda (MT), in Corso Umberto, 51. Sito internet ed e mail: www.salvatoresebaste.com e info@salvatoresebaste.com Svolge un’intensa attività pittorica, grafica e scultorea negli studi di Bernalda (MT), Bologna e Milano. A Bernalda, dal 1966, il suo laboratorio calcografico è punto d’incontro e di animazione culturale di artisti contemporanei. In questo studio ha stampato, nel 1980, otto acqueforti di Joseph Beuys, le uniche realizzate dall’artista tedesco. Dal 1975 al 1977 è stato Presidente del circolo culturale “La Scaletta” di Matera, dove ha fondato, con altri amici artisti, la “Scuola libera di grafica”. Nel 1992 ha esposto i suoi libri d’arte a “The Museum of Modern Art” di New York ed è inserito nel catalogo “The artist and the book in twentieth – century Italy”, a cura di Ralph Jentsch (Ed. Allemandi, Torino). Nel 1994 ha partecipato alla mostra del libro d’arte al Museo Guggenheim di Venezia ed è presente nel catalogo de “I libri d’artista italiani del Novecento” (Ed. Allemandi, Torino). Dal 1956 ad oggi ha realizzato numerose e importanti rassegne personali e collettive in Italia e all’estero. Sue opere di pittura, scultura e grafica sono collocate in edifici pubblici, chiese, musei e piazze. La sua documentazione artistica si trova negli archivi storici: Biennale di Venezia, Quadriennale di Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, Biblioteca Nazionale RAI di Roma, Galleria per l’Arte Italiana del Novecento a Firenze, Kunsthistorisches Institut a Firenze, Dipartimento delle Arti Visive dell’Università degli Studi di Bologna, Museo Comunale d’Arte Moderna e dell’Informazione a Senigallia (Ancona), Fondazione Re Rebaudengo a Guarene (Cuneo), Centro culturale polivalente a Bagnacavallo (Ravenna), Schweizerische Gesellschaft der freund von kunstauktionen di Max Bollag a Zurigo, Museo d’Arte delle Generazioni Italiane del ‘900 “G. Bargellini” di Pieve di Cento, Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, Libreria Bocca di Milano. Negli anni ’90 suoi “scritti d’arte” sono stati pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”. “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e I Profili d’artisti lucani sono inseriti sul sito Internet: http://www.basilicatanet.it Su You tube si trovano documenti-video. Nel 1982 ha pubblicato la prima monografia: “Necessaria Poiesi”, a cura di Franco Vitelli. Ed. Centro Studio “Il Subbio”. Matera, Nel 1998, per l’edizione “Novaluna” Associazione Culturale Internazionale di Brescia, ha pubblicato “Pensieri in movimento”, diario di appunti e riflessioni critiche su e intorno all’arte. Nel 1998 fa fondato la Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna e Contemporanea Bernalda-Metaponto, di cui è stato Direttore. Nel 1999 ha pubblicato la monografia di pittura “Sebaste”, per l’edizione “Pinacoteca Comunale d’Arte Moderna Bernalda-Metaponto”. Il percorso artistico (oltre quarant’anni d’intenso lavoro) è stato elaborato da Rino Cardone. La prefazione è di Claudio Spadoni. Dal 2005 è socio vitalizio della “Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente” di Milano. Nel 2006 pubblica la monografia di grafica ”Salvatore Sebaste – Grafica”, a cura del Consiglio Regionale di Basilicata. Il percorso artistico è stato ricostruito da Elisabetta Pozzetti. La prefazione è di Paolo Bellini. Nel 2007 pubblica la monografia di “Scultura” a cura di Loretta Fabrizi e Anoall Lejcard. Edizioni la “Spiga d’Oro” di Metaponto. Nel 2010, in occasione della mostra antologica presso il Castello Carlo V di Lecce, pubblica la monografia “Il Demone della forma” a cura di Mariadelaide Cuozzo dell’Università di Basilicata, edizione la ”Spiga d’Oro” Metaponto. Dal 2007 ha esposto in importanti Musei Archeologici con opere di scultura e pittura d’ispirazione alla Magna Grecia: 2007 “Metabos”. Evento di sculture. Catalogo con testo di Antonio De Siena. A cura de “La Spiga d’oro”. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto. 2011 “Antichi segni nuovi percorsi”. A cura di Salvatore Bianco, Antonio De Siena e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale di Policoro. 2012 “I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e Maria Torelli. Museo Archeologico Nazionale Dinu Adamesteanu di Potenza. 2013 “L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura di Francesco Perillo e Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Melfi. 2014 -“I Profumi della Magna Grecia”. A cura di Antonio Giambersio e MariaTorelli. Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera. -“L’Ebbrezza di Dioniso”. A cura Antonio De Siena. Museo Archeologico Nazionale di Metaponto.
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JOLANDA CARELLA
Jolanda Carella nasce a Bernalda in una famiglia d’insegnanti elementari, tra le quali va ricordata la zia Ascensa Lafratta, donna molto rigorosa nel fare il proprio dovere e sempre pronta a dedicarsi agli altri.
La giovane Jolanda riceve in famiglia un’educazione culturale di ampio respiro, in una casa fornita di libri e dove si discute frequentemente di temi sociali. Sviluppa, quindi, una personalità forte e autonoma, originale e dinamica rispetto ai canoni tradizionali della femminilità dell’epoca, specialmente nell’Italia meridionale. La spiccata spiritualità e la sensibilità per le problematiche sociali furono inoltre influenzate dalla frequentazione di alcune associazioni presenti sul territorio.
Docente per quarant’anni nella Scuola Elementare, ove ha ricoperto incarichi di fiducia: vicaria del Capo d’istituto, segretaria del Consiglio di Circolo, coordinatrice delle insegnanti di classi parallele, è apprezzata e amata ancora oggi dai suoi alunni e colleghi.
Come docente approfondisce meglio alcuni argomenti delle attività curriculari e, con il coinvolgimento di genitori ed esperti, pubblica: “Se avessi la bacchetta magica”, “Uomini di pace”, “Bernalda”, il mio paese”.
Nel 1960 conosce l’artista Salvatore Sebaste e nel 1965 lo sposa. S’inserisce, quindi, nel campo delle arti figurative: studia, viaggia col marito per l’Europa, visita musei, conosce critici d’arte, scrittori e poeti.
Collabora con l’artista da cinquant’anni nella realizzazione di vari eventi culturali espositivi; cura i molteplici cataloghi e libri d’arte di Salvatore Sebaste e di altri artisti lucani.
Nel 1961 diventa socia del Circolo culturale “La Scaletta” di Matera, collaborando alle varie iniziative.
Nel 1963, con Salvatore Sebaste, fonda l’Associazione Culturale “La Spiga d’Oro”, (di cui è presidente) che diventa poi casa editrice, con sede a Metaponto.
Negli anni ’90 collabora col marito a: “Scritti d’arte” (pubblicati su “Basilicata Regione Informazioni Risorsa Cultura” del Consiglio Regionale di Basilicata e sul settimanale “Cronache lucane”), “I percorsi d’Arte” dei 131 paesi della Basilicata e i “Profili d’artisti lucani”.
Nel 2001 è eletta vice presidente dell’associazione culturale “Novaluna” di Brescia e di Metaponto.
La sua casa è frequentata ancora oggi da personaggi del mondo culturale regionale e nazionale.
Nel 2003 costituisce a Bernalda una sezione della F.I.D.A.P.A., federazione (opera in tutto il mondo) che valorizza le donne che operano nel campo delle Arti, delle Professioni e degli Affari. Per tre volte eletta presidente, sempre nel C.P.S., ha organizzando concerti, convegni in particolare sulla medicina e sull’archeologia. In collaborazione con le socie ha pubblicato: “Ricette Pittate”, “il Santuario extraurbano di San Biagio alla Venella” e “L’universo femminile tra incanto e disincanto”.


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