PIANO PER IL SUD E STRATEGIA AREE INTERNE: SPUNTI PER LA BASILICATA

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riccardo achilli

 

 

 

La Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI) è stata varata per l’attuale ciclo di programmazione 2014-2020 dei Fondi Europei dall’allora Ministro Fabrizio Barca. Detta strategia mirava a destinare parte delle risorse dei fondi europei a supporto della creazione di servizi essenziali “di presidio” (scuola, sanità, accessibilità) da spingere verso una gestione associata pluricomunale e della promozione di progetti di sviluppo locale (incentrati sulla valorizzazione di beni e servizi culturali e naturali e di filiere produttive locali) nei piccoli Comuni delle aree interne a rischio di abbandono.

Partita con un piccolo nucleo di aree-pilota (originariamente 24, salite a 72, composte da 1.077 Comuni, che interessano il 17% del territorio nazionale ed il 3,5% della popolazione) tale strategia ha ampliato il suo raggio di azione, anche a progetti di accompagnamento e di attrazione di investimenti tramite Invitalia, con successivi rifinanziamenti del CIPE, fino ad un totale di poco più di 281 milioni di euro. Il grosso delle aree- target della SNAI sono classificate come “ultra-periferiche” o “periferiche”, distando almeno 40 chilometri dal proprio polo urbano di servizio di riferimento. In Basilicata, la SNAI coinvolge 23 Comuni, suddivisi in tre aree di gestione associata (Montagna Materana, Alto Bradano e Marmo Platano) per circa 57.000 abitanti coinvolti, circa il 10% della popolazione regionale (valore molto più alto del citato 3,5% nazionale, a dimostrazione della diffusione e del peso del tema delle aree interne in questa regione).

Il processo di definizione delle strategie di sviluppo locale delle aree è stata molto lenta e tortuosa, sia per le oggettive debolezze progettuali delle Amministrazioni di tali piccoli centri, sia per gli ostacoli a condurre una adeguata animazione locale in territori in declino demografico e in fase di perdita di cultura identitaria, sia per la difficoltà ad offrire adeguato supporto tecnico in considerazione della numerosità di livelli amministrativi coinvolti. Al 2019, 47 delle 72 aree hanno definito la loro strategia e fra queste, in Basilicata, la Montagna Materana e l’Alto Bradano hanno visto approvate le loro strategie.

Solo 24 aree, a fine 2019, hanno sottoscritto gli Accordi di Programma Quadro, ovvero gli strumenti attuativi necessari per dare avvio agli interventi identificati in sede di strategia.

Stanti i ritardi procedurali, l’avanzamento degli interventi è molto modesto, concentrandosi perlopiù al Nord, dove esistono tradizioni di progettazione, pianificazione e gestione amministrativa più avanzate (Val d’Aosta, Lombardia, Veneto) e, nel Mezzogiorno, soprattutto in Campania. Rispetto alla Basilicata, i dati del portale di Open Coesione, aggiornati ad ottobre 2019, riportano un solo progetto in attuazione, di tipo sociale, per un laboratorio di comunità nel Comune di Pignola, pari a circa 12.500 euro di finanziamento, dei quali solo 5.000 risultano pagati.

A livello di strategia, le Aree risultano aver puntato soprattutto sui progetti di sviluppo locale, che con il 62% delle risorse dedicate, prevalgono sul sostegno ai servizi (38%). In particolare, le risorse sono allocate prioritariamente su progetti di valorizzazione turistica imperniati su natura e cultura (tale priorità assorbe quasi il 20% delle risorse finanziarie) e di sviluppo imprenditoriale (10% del totale). Fra i servizi, prevalgono quelli di mobilità (15% delle risorse) evidenziando la priorità di far uscire tali aree dall’isolamento fisico per integrarle meglio con il resto del territorio.

Nonostante gli evidenti ritardi attuativi, la scelta del Governo Conte e del Ministro Provenzano è quella di non disperdere gli enormi sforzi fatti per animare territori abituati all’inerzia del sottosviluppo e per incoraggiare progettualità in Amministrazioni locali sottodimensionate, caratterizzate da dotazioni di personale in riduzione, in via di invecchiamento e di non elevato livello di qualificazione a causa del combinato disposto fra blocco del turnover e declino demografico e sociale di tali Comuni. I piccoli risultati sinora ottenuti, in particolare di tipo organizzativo (al 2018, 47 aree delle 72, ivi compresi i Comuni della Montagna Materana e dell’Alto Bradano, risultavano aver attivato forme di associazionismo intercomunale nella gestione dei servizi, superando la tradizionale propensione all’autosufficienza ed avviandosi verso un concetto di gestione più efficiente per bacini di utenza di area vasta).

Di conseguenza, il Piano Sud presentato oggi dal premier e dal Ministro, che punta a riorganizzare in una programmazione coerente ed unitaria l’intera massa di risorse per il Sud disponibili fino al 2030, rilancia la SNAI anche per il prossimo ciclo 2021-2027, trasformandola da sperimentazione che include un ridotto numero di Comuni in una vera e propria politica sistematica per tutte le Aree Interne, puntando ad estendere il perimetro di intervento, includendo anche le aree interne non definibili come periferiche o ultra- periferiche, tramite un finanziamento aggiuntivo di oltre 300 milioni. Sembra, a tal proposito, che il criterio di selezione delle Aree beneficiarie cambierà, attribuendo maggiore peso alle condizioni di spopolamento demografico piuttosto che alla distanza dal principale centro di riferimento.

Il focus, stavolta, sarà più spostato sui progetti di sviluppo locale, piuttosto che sul mero sostegno ai servizi essenziali, denotando quindi una strategia più aggressiva, che non si limiti prevalentemente alla mera difesa di presidi di popolamento, ma che invece miri più in alto, verso la creazione di condizioni autopropulsive di sviluppo. Un primo assaggio si avrà con un bando specifico per il sostegno alle attività commerciali ed artigianali nelle Aree Interne, con alcune di esse (ad esempio le edicole o i negozi di alimentari) considerate vere e proprie priorità per la sopravvivenza di comunità locali.

La funzione di presidio dei servizi essenziali non viene comunque abbandonata: si cita il ruolo di Poste Italiane nel mantenere attivi gli sportelli in molti piccoli Comuni interni, si stipuleranno atti convenzionali con la Difesa per la mappatura ed il riuso a favore delle comunità locali dei presidi militari abbandonati. Si valorizzerà maggiormente il ruolo della telematica: con il progetto Borghi Digitali, si mira a creare Amministrazioni Comunali intelligenti, in grado di erogare servizi on line ai cittadini, si investirà nella banda larga anche per le aree in fallimento di mercato, tipicamente quelle interne a perdita demografica.

A tali fini, si prevedono interventi di robusta semplificazione di tutte le procedure di progettazione, negoziazione ed attivazione degli interventi, per superare le oggettive difficoltà operative dei Comuni coinvolti, che hanno sinora rallentato l’attuazione della SNAI. Ed a un parallelo potenziamento della valutazione on going, al fine di attribuire una riserva di premialità alle aree interne che saranno più efficienti ed efficaci nell’attuare le loro strategie.

Come si vede, quindi, siamo ad un rilancio, potenziamento e ridisegno della SNAI originaria, che dovrebbe far ben sperare, specie territori come la Basilicata che sono quasi completamente “interni”. E’ un potenziamento molto comprensibile dal punto di vista politico: occorre fare una operazione di ricucitura territoriale per evitare che le aree periferiche dei processi di sviluppo, sempre più polarizzanti, alimentino populismi di destra in una sorta di revanscismo territoriale. Resta da vedere se questo ridisegno sarà, da solo, sufficiente per raggiungere risultati tangibili (il che, ovviamente, sarà valutabile solo alla fine della prossima strategia, ovvero al 2030).

Forse sarebbe ipotizzabile qualche cambiamento in corso d’opera, ad esempio una riserva di premialità specifica per le aree meridionali, per evitare che quelle del Nord, più efficienti, siano in grado di assorbirla completamente. Sappiamo inoltre che le forme di associazionismo intercomunale in aree amministrativamente fragili non funzionano senza robuste iniezioni di assistenza tecnica dal Centro, così come esse funzionano meglio laddove c’è un centro amministrativo più grande a coordinarle (da questo punto di vista, occorrerebbe pensare al ripristino di Province troppo frettolosamente abolite). Forse un coordinamento con misure e politiche provenienti da altre programmazioni (ad esempio, i sussidi del FEASR per il mantenimento in loco degli agricoltori in territori marginali) ma con medesime finalità di difesa delle comunità locali siano inclusi o messi a sistema con la SNAI in termini di risorse e tempistiche. Probabilmente le singole strategie territoriali dovrebbero essere, per maggiore semplicità, incasellate dentro dei format predefiniti dal Centro, anche in termini di obiettivi e possibili linee di azione. Chi vivrà vedrà.

 

 

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Sull' Autore

Riccardo Achilli

Valutatore di politiche pubbliche di investimento, economista e statistico, specializzato in sviluppo locale, politiche industriali e politiche sociali. Fa parte del nucleo di valutazione degli investimenti pubblici della Regione Basilicata, e collabora come ricercatore e consulente presso numerosi centri studi economici (Osservatorio Banche Imprese, Istituto Guglielmo Tagliacarne, Si Camera, SRM).

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