PIRANDELLO: NOVELLE SCANDALOSE, UNA RIVELAZIONE

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Raffaele Messina scava fra drammi, mentalità e storia sociale                                                    

        di Antonio Lotierzo

La  Marlin Editore, degli Avagliano di Cava, che ripropone ‘lapilli’ (nella collana che vede ristampe utili di Melville, Pérez Galdòs, Stevenson, Compagnone, Gissing, France) ha affidato  all’intrigante scrittore e  raffinato critico Raffaele Messina la curatela di diciassette novelle di Luigi Pirandello, con la finalità di testimoniare e confermare la vitalità geniale dello scrittore di Girgenti, che qui si legge come un contemporaneo che sa evidenziare molti aspetti della nostra vita sociale. I temi scelti da Messina, che li ha estratti dall’edizione mondadoriana delle ‘ Novelle per un anno’, curata da M. Costanzo (1985-90), hanno il sapore luciferino dello scandalo: il primo tema riguarda uomini di chiesa fra pedofilia e ricerca dell’economia privata, fra peccati di gola  e benessere individuale; il secondo tema illumina l’autodeterminazione della donna e la maternità; un terzo tema racconta di infanzie, adolescenze rubate e bullismo; il quarto raggruppa due novelle sul tradimento del Risorgimento. Tutte queste novelle, scritte fra 1902 e 1934, pubblicate in riviste o sul ‘ Corriere’, confermano la freschezza di Pirandello, la sua attualità e capacità di parlarci del nostro mondo, che si trascina contraddizioni e menzogne da un’età feudale e di mentalità folclorica che appena tentiamo di modificare a contatto con i mass-media e la spinta del capitalismo finanziario, unito alla globalizzazione in crisi. Messina scrive che quello di Pirandello resta un prestigioso corpus novellistico, ‘ la più vasta  commedia sociale del Novecento’ confrontabile soltanto con il Decameron di Boccaccio e, direi, con le tecniche scrittorie di Franco Sacchetti, che si ritrovano finanche nei ‘Racconti Romani’ di Alberto Moravia. Velocità, densità dei caratteri, tensioni psicologiche, acutezza di stile, resa sociale, ricostruzione di tratti folclorici, lampi sulle relazioni sociali e le disuguaglianze comunitarie sono le connotazioni della forma racconto, che trova uguale genialità in una linea scrittoria che va da G. de Maupassant fino ad A. Cechov.                                        

 In ‘Alla zappa!’ troviamo non solo la pedofilia, qui condannata dal padre senza nessuno scampo di perdono, ma la condizione malarica dei contadini e degli altri fratelli condannati al lavoro per pagare il patrimonio sacro al fratello poi colpevole; troviamo l’ebbrezza della religione che eleva le pene degli uomini nella liturgia della messa; troviamo il campiere o gabellotto dei proprietari Lobruno, che tutto avrebbe risolto, offrendo protezione con risa e spavalderia di chi comanda nel mondo sociale e sa come muoversi e farsi assolvere tutto nell’ipocrisia che intesse la comunità. Nella risata ammiccante del campiere, come di chi la lunga, affiora la violenza del potere, di chi sa, come recita un adagio, che ‘ la legge è uguale per tutti, ma chi ha il potere se ne fotte’. Lezione che svilupperà L. Sciascia. Nella più complessa ‘Zia Michelina’ le relazioni carnali si mescolano all’economia familiare  ed alla pesante, “solida quadratura dell’antica vita patriarcale” che Pirandello descrive e decostruisce ad un tempo, lui conoscitore del folclore ma scrittore della crisi che agita la coscienza della donna che non vuole cedere ad un matrimonio costruito intorno a lei al fine di mantenere intatto il patrimonio e non riesce, a spasso col ventaglio, a trovare un’altra soluzione al suo dramma, ridicolizzato dal vicinato, perché in fondo fare da moglie ad un uomo non è mica come andare in guerra! Un’acida ironia si sottende ai fallimenti prevedibili dei suoi personaggi, che subiscono tutti lo scacco dell’esistere. Era questa tensione drammatica che B. Croce non sopportava in Pirandello, autore da lui incompreso ed accusato di cerebralismo, visto che il giovane Croce, per lenire i drammi del proprio vissuto tragico, aspirava ad una letteratura fantastica ed ariosa, che trovava in Ariosto il suo mago apollineo e sornione. Eppure è nell’ultimo Croce, quando affiora la categoria della vitalità, poi ripensata da Ernesto De Martino, che a me pare che Croce si possa riavvicinare a Pirandello, indagatore di anime, mentalità, ristrettezze storico-sociali.  Novella più lunga e complessa è ‘ Scialle nero’, dove si tratta del rifiuto di un matrimoni riparatore, da parte di  Eleonora Bandi che, dopo una vita spesa a crescere un fratello ed un amico intimo, con economie e lezioni di pianoforte, proprio dando lezioni a Gerlando, grosso ed ispido figlio di un mezzadro ( che ha messo l’occhio sulla roba), una volta, una sola volta cede agli impulsi erotici e si ritrova in un momento perduta, incinta. Dopo le descrizioni del matrimonio, del parto straziante e dei raggiri patrimoniali, quando la sposa Eleonora è sola di fronte alle voglie di Gerlando, per sfuggire alle sue richieste, si butta giù da un ciglione, mentre lo scialle è portato dal vento sulla spiaggia sottostante e Gerlando resta atterrito e colpito negli occhi dalla Luna che, sorta dagli ulivi, ora sembrava accusarlo di furia omicida. Stesso intreccio di drammaticità femminile, in tensione fra desideri propri e aspettative sociali che ne logorano la personalità, si ritrovano nella novella ‘La veste lunga’, dove Didì viene offerta, insieme al fratello Cocò, dal padre, amministratore giudiziario dei beni di un marchese, ai di lui figli, per mantenere una larga agiatezza vissuta per pochi anni, ma tutto questo castello di benessere e lo stesso ‘alito della famiglia’ si sfalda nel viaggio in treno,  compiuto con la prima veste lunga, in quanto la piccola Didì si sottrae al compito sociale assegnatole e, presa da un senso di vuoto arido e soffocante, beve una fiala mortale che ne strozza la storia legata alla sua felice infanzia e perduta.  Suggerisco al lettore la dotta introduzione di Raffaele Messina che illustra come Pirandello scandagli ‘ il dolore delle creature umane’, ponendosi all’unisono con la psicoanalisi; come apporti variazioni significative ai testi ( ad es. per L’uomo solo);come giudichi l’epopea garibaldina, la necessaria unità italiana, l’emigrazione verso le Americhe e la delusione per le condizioni del Sud; come Pirandello operi una scelta linguistica fondata su una lingua nazionale snella e dinamica, su una ‘ koiné italiana di irradiazione romana’, rifiutando sia lo sperimentalismo linguistico che le cadenze dialettali verghiane. Con questa scelta Pirandello non solo pone le basi per il suo innovativo teatro ma diventa esempio e maestro di scelte linguistiche per le generazioni successive, per quella di Eduardo De Filippo in primo luogo.

Luigi Pirandello, La notte nuda.Le novello dello scandalo, a cura di Raffaele Messina, Marlin editore, Cava de’Tirreni, pp.294,e.16,00

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Sull' Autore

Nato a Marsico Nuovo in provincia di Potenza, dal 1976 risiede a Napoli, pensionato. Pubblica nel 1977 la sua prima raccolta di poesie, Il rovescio della pelle, in cui descrive il mondo rurale contemporaneo del Sud Italia col linguaggio del dadaismo e della neoavanguardia. Il suo stile poetico include elementi dell'ermetismo di Leonardo Sinisgalli e dell'uso creativo del dialetto di Albino Pierro, con influenze abbastanza evidenti di Montale, Attilio Bertolucci e Pascoli. Dopo la seconda raccolta di poesie Moritoio marginale (1979), si dedica allo studio della storia contemporanea e all'antropologia positivistica, pubblicando saggi in entrambi i settori e partecipando a concorsi universitari. Nello stesso periodo cura la prima pubblicazione delle opere del folklorista Michele Gerardo Pasquarelli (1876-1923), e traduce I canti popolari di Spinoso. Fra le opere storiografiche pubblicate da Loturzo figurano monografie su Spinoso, San Martino d'Agri e Marsicovetere; su Marsico Nuovo pubblica invece un volume di toponomastica.[1] Nel 1978 fonda la rivista Nodi, di cultura progressista oltre che letteraria, pubblicata fino al 1985. Nel 1992 vince il Premio Alfonso Gatto a Salerno con la poesia Rosa agostana.[2] Nel 1994 vince il Premio Internazionale Eugenio Montale, sezione inediti, prestigioso riconoscimento del Centro Montale presieduto da Maria Luisa Spaziani, con Materia e altri ricordi.[3] Nel 1996 vince, all'interno del Premio Pierro a Tursi, il premio per il miglior componimento in un dialetto di area lucana con la poesia Agri (Ahere). Loturzo ha curato le antologie Poeti di Basilicata con Raffaele Nigro[4] e Dialect Poetry of Southern Italy con Luigi Bonaffini.[5] Nel 2001 l'editore Dante & Descartes di Napoli ha pubblicato tutte le sue poesie in Poesie 1977-2001.[6] Dirigente scolastico di vari licei (Cassano all'Ionio, Torre del Greco, Napoli piazza Cavour e Napoli Mergellina), è in quiescenza dal 2014; l'ambasciata di Francia gli ha concesso l'onorificenza dell'Ordine delle Palme Accademiche, col titolo di Chevalier, n.38/Roma/12 febb, 2014.

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