POETI LUCANI DI OGGI: LUIGI GILIO

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Mele marce e finte orchidee
(la mia terra, collina piena di meli)

La mia terra, collina
piena di meli. 
I suoi fiori profumati, tolgono l’amaro.
Rendono al tempo il buonumore.
Il suo frutto aromatico,
soddisfa le voglie
che si nascondono sotto le sottane.
E il suo alito ritrova saggezza,
una prospera gravidanza
mette fine al suo raccolto.

Là dove va il vento!
A volte forma un mulinello,
sul quale s’agitano le malelingue.
Piene di frattaglie, di pattume e tristi storie.
Sono agili e notturne,
si fan gioco delle buone figliuole.
Come la bionda birra estiva,
planano placide le parole
che trovano sede nelle fresche sere,
tra mele marce e finte orchidee.

Questo è il mio Paese,
che si erge fiero ed austero.
Il campanile arguto,
segnala il confine con il cielo.
Son più fiori che mele fracide,
tra memorie di uomini forti,
donne prosperose e da mille fatiche.
Poeti, Santi, medici ed emigranti,
mille e mille ancora, tutti zappatori,
l’odor della terra, fin dentro la loro pelle.

L’arguzie e la mestizia,
carattere di un animo gentile.
Le case aperte allo straniero, e poi,
quel fare un po’ turbolento,
da bringantello incerto, ne segna le vene.
Son come le mele.

Dolci e aspre! Vellutate e rugose!
A volte col vermicello dentro.
Segnati dal maletempo,
da un’eterna lotta alla fatalità.

 

 

 

 

 

Crepuscolo

Il crepuscolo,
è sempre gradevole.
Scampare!
Alla tenue luce (di una bianca luna)
che rischiara,
quel poco che c’è da vedere,
dalle incombenze che fluttua il giorno.

Con la calma,
che un leggero fruscio di vento
regala ai pensieri,
che stanano lenti e
inciampano nelle ritrosie
di una contentezza momentanea.

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Luigi Gilio

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