Poesie di MARTA BOCCHIO
Gli amanti
È notte tra le labbra
di un disabitato risveglio,
è notte nell’alimurgia
di una viscera alla sua culla,
è notte nella notte
di uno sbadiglio
che per la notte di notte s’affanna,
e il sorriso dubbio di un nibbio
che vola alto
sull’alto assomiglio
di una nuvola
al proprio incomincio.
Lo spino di Giuda
S’alluviano scomposte
di rutilate gocce
come forse liberate
le spade di Giuda
fino a tardi la sera
quando non s’avvera
nel solco di una rima
il chiaro portamento
di una foglia alla sua spina
ma s’infoglia
nell’incavo delle cortecce
la litura dell’accontento
di ogni uomo,
il demoiato portamento,
alla propria acquasantiera.
Fermo posta
Mai più gravosa,
o albicante
o incompresa,
ma più lontana,
come uterina isola
dal sale
eternamente
accondiscesa.
Disarmo
Nel vuoto astratto
della pietra che si denuda
si rovescia il rudente
apostolato della carne,
la forma sincera del marmo
alle chiare ore del mattino,
un abbrivo di elevata durezza
e furibonda infinita dolcezza.
Nel vuoto astratto
della carne che si frantuma
c’è una vaga sensazione di te
di immobilità scavata
nella provvisoria pesantezza
di un corpo, la spinta di un fianco
nel tozzo solco di un ginocchio
facce scarne e rastremato disarmo.
Alla scordata
Facciamo
come si faceva
un tempo,
alla scordata
di notte
quando il vino
si mesceva
allo sputo delle cose,
quando il ritmo
di una tasca
s’affrancava
dal timore
dalle passioni,
facciamo che mi baci
sul petto
e che tornano le mode
e che i miracoli
pure tornano,
incollati ai francobolli
ai bordi delle case,
e facciamo come si faceva
un tempo
che prima di morire
mi consegnavi
spiritosa
alle vinacce fermentate
e alla salvezza
delle rose.