Non ho le competenze per analizzare dal punto di vista sociologico il fenomeno sportivo che si è creato a Potenza e che sicuramente va al di là dell’evento di una squadra che ha trovato un imprenditore serio e un allenatore bravo per un campionato di serie D. Perciò mi limito ad esporre considerazioni personali, che partono da quello che sento dentro e quello che vedo fuori. E’un entusiasmo che non riguarda più la sola cerchia degli sportivi che per anni si davano le condoglianze davanti al bar locatelli e che finalmente oggi possono partecipare ad una festa attesa per troppo tempo, ma che coinvolge la totalità dei cittadini, quella che capisce di sport e quella che non sa la differenza tra serie A e serie D ma prende parte alla festa con lo stesso entusiasmo. E’ successo che di questa città avevamo perso l’orgoglio, perché da anni essa si è infilata, o è stata infilata, nel pozzo della mediocrità in tutti i settori di vita: la speculazione edilizia, la città sporca, la città senza lavoro, la città della delle cose che non funzionano, la città degli ultimi. Una città dissestata in senso finanziario ma anche in senso morale e psicologico. Poi arriva uno da fuori , che non sa niente di politica e non se ne frega niente, prende una squadra che non vale niente e nel giro di pochi mesi ne fa una bandiera dietro la quale la città può recuperare il suo orgoglio. Non è la prima volta che lo sport compie questo miracolo: che si tratti di Rocco Mazzola oppure di Sabia, oppure del Potenza di Nino Ferri, arriva un momento in cui una città si sente viva, esce dal grigiore, si sente importante, si sente protagonista del Mondo. Ma è solo sport? Non fa niente! L’essenziale è che un cuore si infiammi, la speranza ritorni, la voglia di progettare,sognare, tifare, muoversi, partecipare ,vincere torni ad essere sangue fluente in un corpo sinora inanimato. Mediti la politica quando mette sotto i piedi una legge che pure consentirebbe di scegliere la guida cittadina migliore e invece impone loro persone fidate, ubbidienti ,funzionali. Per scelte conservative del sistema, per giochi di potere, convenienze diverse , si lascia sprofondare la città in un grigiore di mediocrità che fa spavento , che toglie la speranza e che crea fossati tra una rappresentanza politica che non rappresenta più nessuno e tra una città che è politicamente acefala. Quando leggo di cose che altri sindaci, altri assessori si inventano, fanno, creano e poi vedo questa città come viene amministrata da vent’anni a questa parte, mi viene da riflettere sul fatto che da tropo tempo manca una testa pazza che voglia prendersi la città come fosse una squadra di serie D da riportare non dico in seria A,. ma almeno nella serie cadetta. rocco rosa
QUANDO A POTENZA ARRIVA UNA TESTA PAZZA
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