
ROCCO SABATELLA
Quello che nessuno si augurava, purtroppo è successo. Il Potenza non va oltre il pareggio con la Virtus Francavilla e dovrà giocare i play out contro il Monterosi e compagni certifica che il Potenza ha meritato quello che è stato il risultato conseguito sul campo in trentotto giornate di stagione regolare e per questo lo spareggio con il Monterosi che si giocherà in doppia sfida di andata e ritorno è stato semplicemente inevitabile. Si capiscono lo scoramento generale che ha pervaso tutto l’ambiente rossoblù al termine della partita con la Virtus Francavilla, la preoccupazione per i due impegni con i laziali, la constatazione ancora una volta delle deficienze enormi che ha la squadra. Ma dovendo preparare le due sfide decisive in programma il 12 maggio in trasferta a Teramo e il 19 maggio al Viviani, non si deve continuare a sparare sulla Croce Rossa ossia sul gruppo dei giocatori perchè non dobbiamo dimenticarci che saranno loro che dovranno andare in campo e che dovranno dare fondo a tutte le energie che hanno o che dovranno tirare fuori in queste due partite per centrare un obiettivo fallito in altre circostanze. Tutto l’ambiente che gira intorno al Potenza, ossia società, tifosi e stampa ha un solo interesse predominante: cercare di motivare e di stimolare al massimo il gruppo dei calciatori affinchè tirino fuori l’orgoglio per conquistare la salvezza e dare almeno questa soddisfazione a chi anche ieri sera è accorso in massa al Viviani per sostenere la squadra nell’ultimo sforzo della stagione. Continuare a prendersela con i giocatori alla fine rischia di diventare un boomeramg per la città, per i tifosi, per la società che certamente non si voleva trovare in questa situazione. Se il Potenza dovesse, e non succederà, retrocedere, il danno non sarebbe per i giocatori che un contratto lo troveranno di sicuro, ma per tutti: società, tifosi e stampa. Per questo bisogna essere uniti mei prossimi venti giorni per mettere chi deve andare in campo nelle migliori condizioni per ottenere l’agognata permanenza. Non ci sono altre alternative perché se continuiamo a piangere sul latte versato e su quello che poteva essere e non è stato, sugli errori commessi nella costruzione dell’organico, rischiamo di buttarci la classica zappa sui piedi e saremmo con un piede, se non tutti e due, già in serie D. Condivido quanto detto da De Giorgio in sala stampa: per l’impresa della permanenza, perché di impresa di stratta, servono tutti, compresi anche Schiattarella e Asencio. Come a dire questi giocatori hanno portato il Potenza quasi sul baratro e questi giocatori devono salvare il Potenza dal baratro. Sulla partita con la Virtus Francaxilla c’è poco da dire. Se non che l’inizio è stato molto promettente facendo aumentare in tutti la fiducia che un gol prima o poi i rossoblù l’avrebbero fatto. Ma l’ottimo approccio è durato solo quindici-venti minuti perché il Potenza si è letteralmente spento rendendo facile alla Virtus Francavilla difendersi e non rischiare assolutamente niente. Da segnalare, dopo 40 secondi di gara, il tiro di Di Grazia messo in angolo dal portiere ospite, altri angoli tutti calciati male e l’occasione per Steffè che appena dentro l’area ha sparato alto. Molto vivace Volpe che ha strappato diverse volte sulla sinistra mettendo in difficoltà i difensori pugliesi che hanno preso le contromosse con i raddoppi di marcatura che hanno frenato Volpe. Poi il buio. Ancora peggio nella ripresa. De Giorgio mette dentro Castorani e Hristov. E Bisogna attendere il minuto 68 per vedere un tiro in porta del Potenza. Lo effettua Di Grazia ma Branduani mette in angolo. All’ultimo minuto di recupero è Maisto a sfiorare il palo e la vittoria con un diagonale che si perde al lato di poco. Il Potenza arranca senza trovare sbocchi e non capisce che questa gara decisiva andava affrontata, senza avere spiccate capacità tecniche, con l’agonismo sfrenato, con il carattere e con la cattiveria agonistica per aumentare le chances di successo. Tutte caratteristiche che il Potenza ha dimostrato di non avere e che ci auguriamo che, in un sussulto di orgoglio, trovi nelle due gare di play out.