POTENZA, LA SIGNORA DEGLI ANELLI

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VALERIO GIAMBERSIO

La forma di una città è un elemento importantissimo perché la rende riconoscibile tra mille. Ma quale forma ha una città che per sua natura non può essere compresa da un singolo punto di vista?

In realtà l’idea che noi abbiamo in mente di una città è costituita soprattutto da due elementi: dalla percezione della suo assetto urbano, cioè dalla caratteristica organizzazione dei suoi spazi, e da almeno un elemento simbolico primario. Facciamo qualche esempio: New York la identifichiamo per la statua della libertà e per la scacchiera di Manhattan, Siena per la torre del Mangia e per l’impianto medioevale che si dipana attorno a Piazza del Campo, Parigi per la tour Eiffel e per i suoi boulevard, e si può proseguire a lungo. Per Potenza questo processo di identificazione non è così immediato; per questo risulta difficile sia riconoscere la sua forma urbana che riconoscersi nella sua identità.

Nel 1957 l’urbanista Marcello Fabbri scriveva, a proposito di una sua visita a Potenza: ”risalendo fra le strade tortuose anche se nuove, fra le parti degli edifici, sembra di non poter mai arrivare al nucleo vitale di una città composta solo di periferia”. E tuttavia come ammonisce Vita Sackville West, una grande viaggiatrice di inizio novecento, “quelli che sostengono che non c’è niente da vedere son quelli che non sanno guardare”.

Potenza infatti in realtà ha una sua forma urbana tipica che ha almeno un elemento simbolico primario. Il fatto è che entrambi non sono facilmente riconoscibili perché nessuno, o per lo meno pochi, li percepiscono e li raccontano. Dirò subito che l’elemento simbolico principale per Potenza è il ponte Musmeci, una delle dieci principali architetture italiane secondo Bruno Zevi. E’ senza dubbio la nostra torre Eiffel. A chi obietta che questa costruzione non è percepita ancora da tutti come “Il Simbolo” della città ricordo che anche la torre Eiffel era stata pensata per essere smontata alla fine dell’esposizione universale poi è rimasta il simbolo per eccellenza della città di Parigi.

Più difficile invece è comprendere la forma urbana di Potenza.
Tuttavia, se si guarda bene, si vedrà che l’espansione urbana di Potenza, avvenuta tutta dopo l’inizio del ‘900, si caratterizza per un disegno definito da tre anelli concentrici che si avvolgono in un disegno spiraliforme attorno all’asse della direttrice primaria di via Pretoria partendo dalla sommità della collina di fondazione ed arrivando ormai ad estendersi nelle valli che la attorniano.

Potenza, parafrasando la saga di Tolkien, è dunque la Signora degli Anelli.
Il primo anello, che ha costituito il margine consolidato e vivo della città fino agli inizi degli anni ’40, si sviluppa all’interno del perimetro definito da corso 18 Agosto, via Bonaventura, via Vescovado, via Due Torri, Via XX Settembre, via IV Novembre, via Mazzini, corso Umberto e piazza Vittorio Emanuele. All’interno di questo anello o sul suo margine, sul quale si innesterà la spina del rione Santa Maria, si sono non a caso sviluppati i primi esempi di architettura moderna in epoca fascista.

Il secondo anello viario, che si sviluppa al di là delle antiche mura del centro antico, ha costituito la successiva espansione moderna fino agli inizi degli anni ‘70 ed è definito da via Marconi, Corso Garibaldi, via Cavour, via Mazzini, via Vaccaro e via Leonardo Da Vinci. Su questo nuovo perimetro, ulteriormente allargato dalla costruzione del quartiere Verderuolo a nord e dell’area industriale a sud, si sono insediate le nuove architetture e sviluppate le nuove funzioni della città dal dopoguerra e fino al terremoto del 1980.

Il terzo anello, quello della città attuale, si sviluppa lungo viale del Basento, via del Gallitello, via della Regione Basilicata, viale Firenze, via Di Giura, via Ciccotti, via Cavour e la via Appia. Qui si sono spontaneamente posizionate le maggiori funzioni direzionali e commerciali della città senza che questo disegno sia stato letto, interpretato e pianificato per tempo.

La pianificazione moderna, in definitiva, ha sempre inseguito la città nella sua espansione e si può dire che mai è avvenuto il contrario né si è riusciti a qualificare, come sarebbe stato necessario, questi viali che pure sono le strutture urbanistiche dominanti del capoluogo. Già adesso la città trasborda dall’ultimo anello alla ricerca di un nuovo confine con il quartiere Bucaletto e con le zone di espansione di Macchia Giocoli, Malvaccaro e Macchia Romana. E tuttavia dalla comprensione di questa forma dovrebbe derivare un piano per renderla visibile e comprensibile a tutti. Questo cancellerebbe la sensazione di spaesamento e, partendo dall’esistente, disegnerebbe una struttura urbana comprensibile che definisca finalmente una regola all’espansione spontanea e per molti versi ipertrofica conosciuta fino ad oggi. Bisognerebbe che ciascuno di questi anelli fosse pensato come un unicum, come un nastro lungo il quale siano organizzate in modo omogeneo le attività pubbliche, i servizi, gli arredi urbani, e fossero imposte regole di buon senso agli interventi privati che tendano, nell’interesse comune, a disegnare non più anonime strade ma magnifici boulevard attrezzati riconoscibili tra mille per le loro caratteristiche. Qualche suggerimento può essere l’uso non episodico ma consapevole del verde urbano, il ripensamento delle illuminazioni pubbliche e private, magari avendo anche a cuore il risparmio energetico, la ridefinizione dei marciapiedi e degli arredi urbani fatti non sulla base di rappezzi e di gare al ribasso ma con un progetto complessivo di qualità urbana.

E ancora il ripensamento di spazi come i mercati, i parcheggi, le pensiline, le facciate. Insomma un progetto di disegno urbano, quasi più simile ad un piano di allineamento che non ad un ambizioso quanto irrealizzabile piano urbanistico. Il problema è che un progetto così si potrebbe fare con molto impegno e molta cura in temi medi e non costerebbe moltissimo. Queste caratteristiche purtroppo lo mettono nel novero delle idee irrealizzabili perché richiederebbe l’assunzione di grandi responsabilità e non porterebbe grandi occasioni di arricchimento ma solo molti problemi a chi volesse intraprendere l’impresa. Ci vorrebbe qualcuno che dal basso pretendesse queste cose semplici e di buon senso che riqualificherebbero anche il modo di vivere la nostra città oltre che a rendere la stessa più bella ed attraente.

Ci vorrebbe un principe azzurro innamorato che volesse trasformare una Cenerentola qualsiasi in una vera Signora degli Anelli.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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