POTENZA, LE GRANDI OPERE E IL SOGNO INTERROTTO DELL’AEROPORTO

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di   Vittorio Basentini

Potenza simbolo del profondo Sud , di quella parte del meridione che appartiene più all’”osso” che alla ”polpa”, città dal tessuto impiegatizio, con uno sviluppo industriale sottotono.

Una città diventata dal ‘46 ad oggi una montagna di case e che , dopo il terremoto dell’80, ha mostrato a cielo aperto tutte le ferite inferte non già dalla natura ostile di leviana memoria, ma dalla lunga e paziente costruzione del sistema del potere politico che ha trasformato il “cemento del potere” nel “potere del cemento”.

Tuttavia, a seguito del terremoto del 1980,  la città, pur legata alle proprie tradizioni, è cambiata, provvedendo alla ristrutturazione ed al recupero del centro storico, con la delocalizzazione di diversi uffici e di numerose attività commerciali.

La Città di Potenza, dunque, ha avuto negli anni, dopo l’evento sismico del 1980, una strepitosa espansione dopo quella del boom economico degli anni sessanta; la città infatti è cambiata radicalmente rispetto al passato, con la realizzazione, altresi’, delle scale mobili, a partire dagli anni novanta, aventi funzione di facile collegamento fra i rioni limitrofi ed il centro storico.

Ritornando indietro ricordiamo che la Città di Potenza, negli anni sessanta e settanta, ha vissuto un momento di forte sviluppo sociale, economico e culturale, allineata al boom edilizio nazionale con l’edificazione di diversi rioni periferici (Rione S.Maria, Rione Verderuolo e Rione Cep, Rione Chianchetta, Rione Castello, l’edificazione lungo le principali vie direttrici come Via Mazzini, Via Vaccaro, Viale Marconi, Viale Dante, la costruzione del Nuovo Polo Ospedaliero S.Carlo in loc.Macchia Romana del Rione S.Maria, oltre che dal boom sportivo calcistico degli anni sessanta con l’avvento della squadra cittadina prima in serie C e successivamente per cinque anni consecutivi in serie B.

La città  cresceva come punto di attrazione per tutti i comuni della provincia; numerose famiglie, infatti, si trasferivano nel capoluogo di regione per favorire la crescita occupazionale dei propri componenti, attratti prevalentemente dalle tante amministrazioni pubbliche locali e dalle nuove e moderne industrie appena insediate nei poli del Basento e di Tito scalo, al tempo degli interventi della “Cassa per il Mezzogiorno”.

L’On.Emilio Colombo, all’epoca Presidente del Consiglio, in un discorso il 10.11.1970 a Gaudiano di Lavello (PZ) per l’inaugurazione dello stabilimento CAR Lucania-Consorzio Agrario Regionale-.

I potentini, e i lucani in generale, erano anche alla ricerca del benessere sociale oltre che economico, desiderosi di nuove conoscenze, di nuove emozioni, di nuovi stimoli. 

In quell’epoca anche gli interventi strutturali rispondevano bene, a cominciare dalla costruzione della strada “Basentana”, che, possiamo dire senza ombra di dubbio, ha cambiato la vita dei lucani, i cui lavori terminarono nel 1977 con l’ultimo tratto che collega lo svincolo di Vietri di Potenza e Balvano con quello di Buccino- Sicignano degli Alburni e con l’innesto sull’autostrada del sole SA-RC; oltre alle grandi opere infrastrutturali, come ad esempio i nuovi schemi idrici, di gestione “Ente Autonomo Acquedotto Pugliese”, con finanziamenti erogati dalla Cassa per il Mezzogiorno-Roma-.

Insomma un crescendo continuo per Potenza e per la Basilicata che ha certamente migliorato la condizione di vita dei lucani, il tutto supportato anche dalla linea politica dell’epoca con l’insediamento a Palazzo Chigi a Roma dell’On.Emilio Colombo, potentino di Via Pretoria, che rivestì diversi incarichi di Ministro fino a diventare Presidente del Consiglio dei Ministri nel periodo intercorrente tra il 6 agosto 1970 ed il 17 febbraio 1972.

L’On.Emilio Colombo in qualità di Presidente del Consiglio dei ministri (al centro della foto) in compagnia del Presidente della Camera dei deputati Sandro Pertini, del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat e di Amintore Fanfani, più volte Presidente del Consiglio.

In Basilicata, negli anni sessanta e poi negli settanta, oltre alla costruzione della “Basentana” vennero avviate le procedure di progettazione ed i relativi lavori per la costruzione di altre importanti arterie stradali lungo le fondovalli lucane, come ad esempio la Fondovalle del Noce, collegante la zona del lagonegrese alla costa tirrenica di Maratea ed al litolare calabrese dell’alto cosentino, quindi  la Val d’Agri e la Val Sinni, il tutto per dare un impulso all’economia regionale e risolvere il problema dell’isolamento che da sempre aveva caratterizzato la Basilicata.

Vennero individuate, inoltre, tre importanti aree di futuro sviluppo industriale, in primis la “Val Basento”, la cui crescita era iniziata con l’insediamento dell’Agip dell’Ing. Enrico Mattei, all’epoca Presidente Agip, poi la zona industriale di Ferrandina scalo e di Pisticci scalo, oltre al nuovo agglomerato industriale di Tito scalo, nelle immediate vicinanze di Potenza, e, nel contempo, anche l’agglomerato industriale-artigianale-commerciale della zona industriale di Potenza, realizzata nella zona a valle della Città a ridosso delle aree circostanti il Fiume Basento, con la gestione dell’istituendo “Consorzio per l’Area Industriale di Potenza”.

Ricordiamo, tra l’altro, la costruzione a Potenza della “Ferriera” su iniziativa dell’imprenditore potentino Dott. Nino Somma, vero miracolo industriale della Lucania di quell’epoca, industria ancora oggi in attività con proprietà di imprenditori settentrionali; senza dimenticare il ruolo decisamente attivo della “Banca di Lucania”, istituto bancario composto da soci lucani, vero propulsore dell’economia lucana, in seguito, negli anni novanta, accorpato all’emergente “Banca Mediterranea di Potenza”.

Alla fine degli anni sessanta, ovvero nel 1967, in un’epoca di cambiamenti sociali e di sfide da cogliere, di comune intesa fra il Comune di Potenza ed il Consorzio dell’Area Industriale di Potenza, venne avviata la progettazione del Viadotto dell’Industria sul Fiume Basento, conosciuto da tutti come “Ponte Musmeci”, dal nome del suo progettista, l’ingegnere romano Sergio Musmeci.

Ponte Musmeci a Potenza

L’ing.Musmeci regalò a Potenza un’opera di ingresso alla città mai pensata prima, raccogliendo il bisogno funzionale di un collegamento tra l’area industriale di Potenza ed il suo centro urbano; tale opera costituì, altresì, l’asse principale tra Potenza e la viabilità esterna, collegando l’ingresso della città al raccordo autostradale Sicignano-Potenza.

Nello sfondo a destra l’Ing.Musmeci in occasione di una prova di carico sull’impalcato del Ponte Musmeci, all’innesto con Viale Marconi, con l’utilizzo di mezzi pesanti.

I lavori del viadotto potentino furono eseguiti dall’Impresa Edil-Strade di Forlì tra molte difficoltà tecniche ed economiche tra il 1971 ed il 1976.

In un contesto di grandi cambiamenti e di grandi opere di concezione avveniristica agli inizi degli anni settanta, con l’insediamento a capo del Governo dell’on. Colombo, venne inserita l’idea progettuale della costruzione di un aeroporto a Potenza, di livello inferiore rispetto ai grandi aeroporti nazionali, proprio per incrementare lo sviluppo industriale della Regione, individuando come zona idonea un’area pianeggiante di discreta estensione in località “Piani del Mattino a pochi chilometri dall’abitato di Potenza, per la precisione 5,5 km a partire dalla zona “Tre Cancelli” del Rione S.Maria.

Zona “Piani del Mattino” in agro di Potenza interessata dalla costruzione dell’aeroporto

Il costo presunto dell’opera ammontava a circa 3 miliardi di vecchie lire ed era stata prevista la realizzazione di una pista della lunghezza di 1.500 metri.

Fu presentato il progetto esecutivo, vennero avviate ed effettuate le procedure espropriative dei terreni interessati; inoltre, a delimitazione dell’intera area interessata alla costruzione dell’aeroporto, furono costruiti dei muretti in c.a., peraltro ancora oggi visibili percorrendo tale zona rurale, ma l’area in argomento, ritenuta troppo ventilata ed a più di 1000 metri di altitudine, convinse anche i più accesi sostenitori che non era idonea. Peccato.

Vista dei muretti in c.a. di delimitazione dell’area aeroportuale

Da allora per molti anni sulla questione aeroporto a Potenza è calato il sipario.

Il dibattito sull’aeroporto a Potenza venne ripreso allorquando il Prof. Tanino Fierro, sindaco di Potenza, nel corso del suo terzo mandato tra il 1999 e il 2004, ridiede fiato all’antica velleità della Città di Potenza di avere uno scalo aereo ai “Piani del Mattino”.

Il Sindaco Prof. Fierro, avendo intuito che Il primo passo verso la realizzazione dell’aeroporto Civile della Basilicata era la costruzione di una aviosuperficie attrezzata, così come era avvenuto per la maggior parte dei piccoli aeroporti nazionali, portò avanti tale idea, puntando sul fatto che, a  differenza di una aeroporto di 3° livello, una aviosuperficie richiedeva costi minori di realizzazione e soprattutto comportava minori costi di gestione a parità di operazioni possibili.

Le caratteristiche tecniche dell’aviosuperficie erano le seguenti:

  1. Pista di volo di larghezza 45 mt. e lunghezza iniziale di 1.250 mt. (estendibile poi a 1.800 mt.  per il passaggio da aviosuperficie ad aeroporto), fondo in asfalto, fasce di sicurezza di 60 mt. dall’asse della pista, testate libere (previo interramento di linee elettriche);
  2. Recinzione area aeroportuale;
  3. Piazzale di circa 40.000 mq. pavimentato in asfalto;
  4. Torre di controllo con segnalatore luminoso, palo anemometrico e stazione radio;
  5. Stazione di rifornimento benzina avio  o Kerosene;
  6. Locali:
    – palazzina da adibire ad aerostazione su 2 livelli per una superficie complessiva di 1450 mq.;
    – Hangar di circa 2.000 mq. per il ricovero degli aeromobili;
    – officina riparazioni e magazzino attrezzature;
    – locale per la centrale elettrica (con 2 gruppi elettrogeni);
    – tettoia per il ricovero automezzi di circa 1.200 mq.;
  7. Segnaletica della pista e delle aree di pertinenza aeroportuale;
  8. Apparecchiature per il volo IFR (strumentale);
  9. Impianto illuminazione pista ed impianto illuminazione piazzale;
  10. Mezzo antincendio omologato e relativa struttura di servizio;
  11. Area all’aperto destinata al parcheggio dei veicoli per complessivi mq. 7.600;
  12. Piazzola per elicotteri.

Lo studio redatto dalla Giunta Fierro complessivamente stimava una domanda variabile tra i 177 mila e i 380 mila passeggeri all’anno.

L’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) evidenziò dubbi sulle cifre, ma i dubbi dell’Enac riguardavano anche dati strutturali :  la pista, infatti, era stata ipotizzata ad un’altitudine di 880 metri sul livello del mare con un coefficiente di utilizzazione anemometrico (in relazione al vento) pari all’85% , sotto il livello minimo richiesto di 95 %.

Ma la localizzazione della pista, sosteneva l’Enac, era situata a una quota altimetrica superiore rispetto a quello della stazione di rilevamento e, dunque, il coefficiente sarebbe ancora peggiore rispetto all’85 per cento.

Risultarono problemi anche sulla superficie di avvicinamento che non era adeguata ai parametri del regolamento; l’area di sicurezza prevedeva tra l’altro dimensioni di 90 mt per 60 mt ed era, pertanto, inferiore a quella regolamentare che richiedeva una lunghezza pari ad almeno 240 mt.

Strada comunale direzione C.da Cavalieri ed adiacente area interessata dall’aeroporto

Vista parte di area per costruzione aeroporto in loc.Piani del Mattino-Potenza-

Pertanto le difformità rilevate dall’Enac fecero ritenere non adeguato il sito dei Piani del Mattino e vennero evidenziati anche dubbi sulla capacità di coprire i costi di gestione previsti, se non con l’apporto di contributo pubblico, con ricavi derivanti da un traffico inferiore a quello stimato.

Insomma anche questa volta la risposta Enac fu negativa e l’idea progettuale della Giunta Fierro venne ritenuta non conforme.

Successivamente l’argomento aeroporto destò notevole interesse in Regione, tanto che ripresero piede le idee di realizzare l’aeroporto regionale in primis a Pisticci scalo.

La localizzazione di Pisticci scalo venne avallata dal fatto che in tale sito il Consorzio per lo Sviluppo industriale di Matera aveva pianificato una serie di investimenti per l’adeguamento delle strutture e l’allungamento della pista, (peraltro esistente dagli anni sessanta e costruita dall’Agip per consentire le trasferte in Val Basento dell’  Ing.Mattei), per consentire l’atterraggio degli aerei del medio raggio, tipo Boeing 737 e Airnus 320; nel contempo venne presa in considerazione anche l’idea della pista in Val d’Agri con l’aviosuperficie di Grumento (che aveva ospitato veivoli per la lotta agli incendi boschivi) e, in qualche misura, anche il Melfese con l’aviosuperficie di Lavello.

Allora non uno, ma quattro potenziali aeroporti distribuiti in determinate zone della Regione.

Il dibattito sull’aeroporto a Potenza si riaprì quando nel 2006 l’Ing.Vito Santarsiero, sindaco di Potenza, sull’area del progetto bocciato dall’Enac mise in atto l’idea progettuale di realizzare una zona per la Protezione civile, compreso lo spazio per il decollo.

Riguardo a tale idea progettuale ed anche in riferimento al vecchio progetto, l’Enac  il 24 marzo del 2005 inviò una nota al Comune di Potenza, con la quale spiegò di aver portato a termine l’analisi dello studio di fattibilità dell’Aeroporto civile della Basilicata, proposto proprio dall’ente.

Le conclusioni dell’Enac spiegarono che, sotto il profilo operativo ed infrastrutturale, lo studio evidenziava rilevanti e difficilmente superabili non conformità della struttura aeroportuale; in particolare tali non conformità erano relative all’ubicazione del sito aeroportuale avente un coefficiente di utilizzazione, collegato all’orientamento della pista, inferiore alle previsioni regolamentari, oltre ad evidenziare la presenza di ostacoli non rimovibili che foravano la superficie di avvicinamento  strumentale.

La Regione Basilicata, invece, nel giugno del 2014 nel verificare la possibilità di creare un polo interregionale d’intesa con il gestore unico per gli aeroporti di Napoli e di Salerno-Pontecagnano utilizzando la pista di Pontecagnano, sottoscrisse un protocollo d’intesa con la Società Aeroporto di Salerno attraverso l’acquisizione di quote pari al 19,6%, che dal 2015 sono risultate pari a circa 1,5 milioni di euro .

A conclusione dell’ iter si rileva che nel settembre 2014 il Piano Nazionale degli Aeroporti, adottato dal Consiglio dei Ministri e proposto dal titolare del dicastero dei Trasporti e delle Infrastrutture, non ha contemplato alcuna infrastruttura aeroportuale in Basilicata.

Pertanto il discorso aeroporto in Basilicata può ritenersi definitivamente chiuso.

Può riaprirsi ? La speranza è l’ultima a morire.

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