“PROGETTO POTENZA”

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Dino De Angelis

DINO DE ANGELIS

Da sempre sono abituato a guardare alle cose che succedono non solo provando ad osservarle, ma a cercare di capire in che modo possono essere migliorate. È una specie di deformazione che mi deriva da una professione che ho svolto per tre lunghi decenni e che imponeva di cercare con continuità le soluzioni e non solo la comprensione degli accadimenti che si verificavano.

Per la città di Potenza, dopo l’ubriacatura generale di fine anno, che ha generato un mare di energia, entusiasmo, ritrovato senso di appartenenza, e anche qualche polemica (che, per carità, non va occultata, ma interpretata specie se esprime una qualche forma di malessere), questo è il quadro sintetico delle opportunità che personalmente vedo all’orizzonte per far sì che i riflettori del Capodanno non si spengano. La necessità di individuare una strategia caratterizzata anche da scadenze ricorrenti, fa in modo che il cittadino non si senta ospite di una città che naviga a vista, ma protagonista di una comunità che, a scadenze prefissate, raccoglie le proprie energie e profonde quanto di meglio è in grado di offrire per un risultato che sia figlio di una programmazione di attività condivise.

Per essere sintetico, divido la questione in 3 aspetti: gli eventi di richiamo extraregionale, la riqualificazione del centro storico e la partecipazione dei quartieri.

  • I maxi eventi. nessuno può negare che ormai la città debba avere la capacità di dare vita a due maxi eventi a scadenza semestrale: uno è l’ormai classico momento della festa patronale, l’altro deve iniziare ad essere un serio cartellone natalizio che, se posso permettermi, deve essere di natura differente dal primo: mentre la festa di San Gerardo è basata sulla tradizione, l’evento natalizio deve essere basato sullo spettacolo. Non essendoci più la manifestazione della Rai, si può benissimo creare un cartellone culturale di elevato spessore, coinvolgendo le migliori espressioni della musica locale di ogni genere (dai gruppi folk alla musica più impegnata). Dal 13 dicembre al 6 gennaio la città, accanto ai giorni previsti per le esibizioni, vive attraverso miriadi di piccole manifestazioni che hanno lo scopo principale di recuperare la memoria della città, magnificando i suoi angoli più caratteristici attraverso i classici mercatini, fiere del libro usato, offerte di mini spettacoli di via, eccetera.
  • La riqualificazione del centro storico. Avviene sostanzialmente in due modi: 1. Recuperando i mercatini di quartiere in determinati giorni della settimana che rivalutano degli spazi originariamente già usati a tale scopo (largo S. Lucia, piazzetta Duca della Verdura, piazzetta Europa) per creare occasioni di incontro e di offerta dei prodotti della nostra terra; e 2. riportando al centro almeno l’Università nella struttura già in uso dai Carabinieri (convento s. Luca).
  • La partecipazione dei quartieri ha principalmente lo scopo di ricucire dentro un unico sistema urbano una città che, con l’andare del tempo, si è sfilacciata e, nonostante non sia una metropoli, non ha più un’anima collettiva che fa in modo che tutti gli abitanti si sentano parte dell’urbe. I quartieri vanno coinvolti in maniera principale nei due eventi sopradetti, ovvero le giornate in onore del santo patrono e l’evento del periodo natalizio. In entrambi i casi, la proposta è quella di istituire al centro storico (vetrina principale per tutti i visitatori) la “Potenza in miniatura” in cui ciascun quartiere ha una sua rappresentanza ed una propria offerta di cose da fare/vedere/assaggiare, ovviamente curata da ciascuno dei rappresentanti dei singoli rioni. La sfilata dei Turchi, d’altro canto, deve toccare, di anno in anno, delle zone diverse, per far sì che tutti i cittadini, anche quelli delle contrade più remote, si sentano coinvolte dal “Progetto Potenza”.

Istituita questa cornice, attraverso una chiara e permanente collaborazione pubblico/privato (Comune/Associazioni), tutto il resto del percorso deve farlo la cittadinanza e le sue miriadi di attività commerciali. Come sempre avviene nelle situazioni che sono in grado di produrre dei vantaggi per la collettività, l’Ente deve realizzare il perimetro delle opportunità, offrire un progetto di medio e lungo corso di identità e di organizzazione, mentre l’ultima parola è data al cittadino, chiamato a fare la sua parte in una strategia di concreta inclusione sociale.

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