Perché scrivo poesie ? Non so cosa mi spinge a farlo. Non ho rimpianti, nè eccessiva nostalgia, sono lontano, ma sono nel vivo della mia terra lucana. Ne conosco le sofferenze, i patimenti . Andai via, per caso, ne feci virtù, imparai a guardare dietro di me, a chi stava in condizioni di povertà, a quelli esclusi o emarginati. Sempre nuovi, sempre di più: Oggi arrivano gli oltraggiati, esclusi, cacciati, bombardati, scappati. Di questi, i bambini erano e sono vittime indifese in tante parti del mondo. Ho vissuto tre lustri con missionari, e le loro missioni mi coinvolgevano. Missioni che solo i poeti della carità sanno svolgere. Allora mi ricordai di una mia poesia che riempì quattro pagine bianche, scritta nel 1959, avevo undici anni. Così iniziai a scrivere poesie. La prima fu MIA MADRE. e fu onorata a carattere scolastico a Potenza, divenne poi parte di una raccolta antologica. Ne seguirono molte altre: nei loro versi, la mia vita, la mia terra: le sue genti. Poesie con radici che avevano bisogno di intrecciare un rapporto d’amore con l’acqua, con i monti, con le genti, con le loro problematiche lucane. Ma anche a magnificarne i gesti e le virtù. Poesie che nascono, osservando quello che altri vedono vivendoci dentro, in modo da sorbirle nella quotidianità. Allora la poesia emozionale racchiusa in me viene fuori, triste, amara ma vera, quasi a volerle affidare la missione di aprire una breccia nel cuore di tutti, per essere migliori. Una missione a difesa da inquinam
PUR TU T NEI IUT…
( Pur tu, t n si giur )
Pur tu t nei iut…
…questa breve frase,
esprime tutta
l’amarezza raccolta
nel cuore
e nell’anima
di chi è rimasto,
nel rivedere
chi si dipartì,
quando quest’ultimo
ritorna da chi
rimase solo
in un destino greve
fatto di angoscia
in un’attesa
incerta e penosa.
Pur tu , t nei iut …
Una frase sorda,
che non sa
porgere gioia,
ma solamente
un’emozione triste.
Niente può,
il narrare di
altrove meraviglie.
Niente può
il ricevere
assicurazioni
con l’intento
di alleviare
le frustrazioni
di separazioni
che furono un obbligo
e mai delle scelte:
tanto da risultare
le più struggenti.
Così, nel secolo scorso,
così nel presente,
madri racchiuse ,
come perle, in conchiglie
di dignità certosina,
nel silenzio del lontano vagare
dei loro cari su altri percorsi.
Ma oggi c’è
una spina in piü:
nel passato emigravano
solo i poveri,
gli analfabeti…
ora, ad emigrare,
sono dotti, laureati.
Non è giunta
un’alba nuova
a queste genti…
No,
purtroppo, non è giunta.
by Domenico Friolo september, 2016
