C’è un elemento comune ai due schieramenti della politica regionale ed è che non si parla della Basilicata ma solo di chi vuole o può o deve guidarla. A questo si riduce il dibattito preelettorale e tutto lascia pensare che una volta definiti i ruoli si prendano dai cassetti i soliti programmi fotocopie, dove c’è tutto lo scibile umano, salvo che le priorità vere che interessano la gente. Eppure , proprio dopo questi 4 anni e passa ci sarebbe da riflettere e discutere seriamente sulle cose non fatte, sui tram persi, sulle prospettive che sono diventate più fosche . Ci sarebbe da mettere in conto una terapia d’urto per risollevare questa nostra terra, ma manca l’humus intellettuale, politico e morale per prepararne le condizioni. La svolta promessa ,come sempre, all’inizio di legislatura, neanche questa volta si è fatta vedere, se si fa eccezione per la distribuzione ai cittadini, sotto forma di bonus, degli introiti provenienti dal gas, o per alcune leggi di iniziativa di singoli consiglieri di vari partiti che sono andati ad imbellettare una legislatura alquanto sbiadita. E’ sbagliato, per chi scrive, criticare la sola cosa giusta che Bardi ha fatto sia perché si è trasformata in un potente contrasto alla inflazione, sia perchè ha contribuito, per i non metanizzati, a incentivare l’uso di energie alternative, con un contributo importante sul piano della sostenibilità ecologica, e ,infine, perché per la prima volta nella storia della Basilicata ,le compensazioni del petrolio sono andate direttamente nella disponibilità delle famiglie, anziché servire da tappabuchi per le varie emergenze regionali. Sottovalutare la portata di questa azione, è sbagliato ; magari l’avessero fatta qualche decennio fa i governi di centrosinistra!. Messo questo dato all’attivo dell’esperienza Bardi, il resto è tutto da scrivere in rosso : dalla sanità che in dieci anni è passata da 15 milioni di emigrazione passiva a settanta milioni, con una accelerata incredibile in questo quinquennio, all’industria che ha preso la fase discendente nell’automobile e nella chimica, con l’agricoltura che stenta a prendere la strada della innovazione , non riesce a strutturare il suo export e stenta a fare un passo decisivo verso il biologico, dove pure insistono esempi importanti che andrebbero pubblicizzati. Le infrastrutture forse si salvano, per il solo fatto che le più importanti sono state consegnate in mani più capaci, come le grandi aziende pubbliche, Ferrovie in testa, che faranno l’indispensabile nei tempi previsti e per il rispetto dei quali sono state sacrificate alcune soluzioni più utili e produttive del territorio, come la bretella Tito-Auletta che avrebbe rappresentato un sostanziale nuovo itinerario di sviluppo , togliendo dall’isolamento una importante parte interna della regione. Sulla Potenza Bari si è aperta una prospettiva con la progettazione del primo tratto. Ma su questo la storia è ancora tuta da scrivere, mentre si è chiusa improvvidamente la storia della Camastra –Sauro che neanche la presenza della Total è riuscita a riportare all’attenzione dei decisori. Questo per non parlare dei guasti pesanti prodotti alla macchina burocratica con un sovvertimento totale dell’iter procedurale e con una organizzazione che voleva essere piramidale ed è diventata …satellitare: un nucleo staccato dalla struttura madre dell’amministrazione e che si muove in totale autonomia, sostituendosi agli uffici, utilizzando professionalità esterne per compiti che dovrebbero essere espletati all’interno e mettendo all’angolo la dirigenza non disposta a mettersi in posizione servile. In sostanza un bilancio non esaltante che dovrebbe costituire la base di partenza di un nuovo sforzo di progettazione da parte della politica, da qualsiasi lato la si guardi. Invece la discussione sui programmi latita in entrambi gli schieramenti. E questo mentre mancano appena sei mesi ad una attesa ripartenza. Rocco Rosa
QUALE REGIONE VOGLIAMO DAL 2024? BOH!!!
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