QUANDO LA VITA TI DICE “GAME OVER”

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Sul libro di Dino Rosa “CERCANDO LA VITA”

 

LUCIO TUFANO

 

Se vi fu, nei tempi più romantici, una stagione del camminare, essa aveva origine dal desiderio di viaggiare nel mondo, attraverso i suoi spazi aperti e senza l’armatura di alcun veicolo. Il camminare era il meccanismo che regolava la espansione del nostro pensiero, determinava la nostra voglia di evadere e di curiosare, le articolazioni dell’anca e delle ossa del piede, acuiva il metodo di annotare la visione topografica delle campagne, dopo aver perlustrato il centro urbano. Il tutto faceva parte dell’eros, il piacere della scoperta. Invece le ruote stabilirono un più sollecito evolversi di sensazioni, il superamento del camminare in percorso e in velocità, un più rapido impatto con l’avventura, a misura dei motori, delle loro cilindrate, sia con i sobborghi residenziali che con le strade a scorrimento veloce, le infrastrutture della velocità, le fondo valli e le curve.

Perciò la moto ha promosso la propagazione e la privatizzazione delio spazio, via via che i centri commerciali hanno sostituito le vie cittadine e gli edifici pubblici sono diventati isole in un mare di asfalto, con i piani regolatori che scadono nelle ingegnerie frenetiche del traffico. Perciò la strada è diventata sempre più spazio pubblico in cui si applicano i diritti di libertà, di cui assai spesso abusano i giovani.

La velocità e la linearità cronometrica con le quali si sfreccia attraverso il paesaggio hanno sconvolto l’ultimo rapporto tra viaggiatore e spazio. La ruota è vissuta, specie dai giovani, come un proiettile, uno sparo … con la conseguente perdita dei sensi, mentre, le stesse percezioni subiscono una accelerazione, che consente di relazionarsi visivamente con gli alberi, le colline, le case che saettano davanti agli occhi, indugiando appena agli stop, tra bivi e quadrivi. È tale il coinvolgimento spaziale e sensoriale con il terreno, con l’aria, con l’asfalto che il punto di partenza e quello di arrivo sono separati da un lasso di tempo sempre più breve. Il mondo non è più a misura del corpo, bensì della macchina, ed i giovani si struggono per tali macchine che li fanno navigare a velocità sostenuta. Ecco perché a Dino, sembrava che “il principio di indeterminatezza si fosse intrufolato nella mente a fargli strani scherzi, rendendo anche la piccola particella inesatta, dal punto di vista della posizione e della velocità, e come in prossimità di una curva, piegandosi, avesse notato un lieve sobbalzo della ruota posteriore, nei pressi del bivio di Rivetto. Ma a quello stop la sua vita prese un’altra direzione. Dei pochi istanti si ritrovò catapultato in una dimensione priva di contorni; un attimo di stordimento e il fracasso delle lamiere che si contorcevano, furio della moto che si disintegrava”.

Se ogni passione è un “moto dell’anima”, o spinta delle percezioni, dei sentimenti e delle emozioni, si intuisce come essa appartenga alle categorie dell’inafferrabile e dell’immateriale, a quegli stati di follia gioiosa che è dei giovani più vivaci e sensibili. È così che la passione per la velocità è anche eroica, ansia di protagonismo, amore che si riscontra in impegni umani come l’arditezza, l’audacia, il misurarsi con il pericolo, il delirio del rischio, l’esibitorìa, il trionfo di sé e il compiacimento degli altri. Insomma uno stadio della ammirazione al posto della commiserazione.

Appare quindi naturale che un giovane di temperamento, fiero del suo ruolo al cospetto del meraviglioso spettacolo del mondo, delle sue variegate rappresentazioni, al colmo del suo rigoglio fisico, recitasse, nel corso del suo borioso esistere, ruoli da brivido, epico ed estetico, come codice essenziale, e per quanto il nostro comportamento possa apparire diverso da quello degli animali superiori, gli istinti primati di questi sono molto simili ai nostri – anche se abbiamo capacità di immaginazione e attitudine a pensare – aiutati dal linguaggio e dagli strumenti.

Dino Rosa ci appare uno splendido e giovane animale, bello e superbo, un centauro, un fenomeno strabiliante di osmosi tra mitologia e modernismo.

Tutto questo ce io svela ancora il racconto “Cercando la vita”, in cui una dettagliata descrizione del suo fattore organizzatore, il suo pensiero, collega l’istinto e le azioni ad esso determinate, quasi che l’intelligenza fosse al servizio degli impulsi primari. Emozione e agire cosciente nervosamente e indissolubilmente collegati al cervello.

Ci racconta di quello stadio iniziale di euforia epica, provocato dalla ebbrezza della velocità, e di quello immediatamente successivo di dolore e di trauma soporifero tra sogno ed anamnesi.

Si è trattato di un viaggio lunghissimo e straziante per chi gli è stato vicino, per lui, invece, una ricognizione intrepida tra i meandri dell’ombra e della luce abbagliante, che l’autore ha ricomposto con lucida maestria e reminiscenza, con estremo languore, parlando della sua resurrectio, conquistata da tutti coloro che con alacrità ed abnegazione, gli hanno potuto prodigare stille vitali e taumaturgiche, di volontà e di amore, medici, genitori e parenti.

Nel libro vi è la rappresentazione del fragile rapporto che lega la disinvolta, temeraria, fase della giovinezza, all’amore, al dolore ed alla morte. È la sintesi di un processo di reincarnazione, dopo la indagine inconsapevole, condotta dal protagonista, nel sondare le recondite regioni e quelle più misteriose, tra fiaba e avventura, la trepida oscillazione tra la quietudine e la serenità degli affetti e l’imprevedibile rischio della libertà smisurata – quel culto ribelle ostinato ed indomito – il dominio degli spazi e delle distanze, pur essendo le sue duttili ansie sottomesse solo alle premure e alle preoccupazioni di mamma e papà.

Ora Dino ha recuperato la piena funzionalità del suo essere, la capacità di prediligere gli aspetti utili rispetto a quelli svantaggiosi.

Ma poteva esserci un monito alla sfrenata voglia di correre? Vi poteva mai essere un freno alla sua intemperanza? La paura? Ma si può avere paura nel fiore degli anni, quando la vita sorride e tutto appare disponibile, tutto è a portata di mano?

C’è forse un comandamento, quello di imporre un divieto alle passioni dei giovani “campioni della vita buona”?

Chi può imporre all’ardimento, a quei giovani innamorati del mondo, delle stagioni, dei propri gusti e sentimenti, preda dei propri desideri un esempio di fermezza, per non osare, di assennatezza, al posto del coraggio, della follia, a quella voglia di sfidare la sorte? Ma Dino aveva le sue persuasioni, la fede nella sua invulnerabilità, viveva la propria coerenza resistendo alle pressioni prudenziali, spesso intollerabili, agli impedimenti, incrollabilmente fedele ai suoi proponimenti, alle proprie decisioni, agli impulsi, anche fondati su motivi argomentabili e ponderati, contrariamente e diversamente dalie timidezze, le eccessive cautele, e dalie viltà collettive, dalle mediocrità omertose del provincialismo di ambiente.

Ora Dino pare che abbia ottenuto un privilegio. È ritornato da quel vago Eden che fu anche la nostra dimora nel sonnambulismo prima che nascessimo. Ora è responsabile di ogni possibilità cognitiva, logica, rendendo conto del suo regime di giovane scrittore, da una visione all’altra, con la comparsa di nuovi bisogni e di nuovo modo di guardarsi attorno … un modello di condotta intellettuale il suo, la metamorfosi platonica e insieme aristotelica di una personalità che dall’irascibile eroico è approdato alla ragionevolezza.

Eppure alla guisa di un episodio descritto da Bergman, ha giocato una sfibrante partita a scacchi con la Morte.

E così Dino che, oltre a camminare preferiva solo correre, grazie alia sua abnegazione e a quella di tutti coloro che lo hanno aiutato, è tornato a camminare, e anche a correre; « … avevo il bisogno di riconoscere il brivido che provoca il traffico, volevo sentire il motore che sale, inebriarmi a una frenata improvvisa, sobbalzare per una sbandata controllata, oppure emozionarmi per un sovrasterzo da sballo, o per una doppietta ben riuscita». 

«I miei occhi andarono a cercare quelli di mio padre, che mi sorrise. Era il sorriso di un amico, che si era spogliato degli abiti da maestro e che, invece, aveva cominciato a condividere con me le sfaccettature della vita. Era la persona che più di ogni altra conosceva le mie emozioni, poteva capirle con un cenno dello sguardo e prevedere le mie reazioni»

 

 

Di prossima uscita il terzo romanzo di Dino Rosa. Dopo “cercando la vita”, romanzo autobiografico, ha scritto ” nessuno da salutare”,che apre uno spaccato sul mondo della droga. Il terzo , in uscita a ottobre, è una grande storia d’amore ambientata in basilicata. Si intitola ” padrone e sotto”, l’antico gioco di cantina che è anche paradigma di vita.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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