QUANDO POTENZA-EST ERA UNA LUNGA FASCIA VERDE

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Caro direttore,

anche Potenza ha avuto la sua via Gluck, forse molto più larga e lunga di quella milanese,  una lunga striscia di verde che, a seguito del processo d’industralizzazione degli anni sessanta, è stata deturpata con la costruzione di capannoni e fabbriche inquinanti.
Questa è la storia di uno di noi potentini quando negli anni sessanta  festeggiavamo la pasquetta nel quartiere di Betlemme o giocavamo a pallone per giornate intere nella pianeggiante area adiacente il campo dell Fgic.
Luoghi raggiungibili a piedi o con un amichevole ” passaggio”.
Ragazzi tranquilli, pochi oggetti di consumo, ma più felici, che si divertivano tirando calci ad un pallone correndo e respirando aria pulita.
Là dove c’era l’erba ora ci sono fabbriche dismesse, ciminiere, capannoni e , per moltissimo tempo,  anche maiali.

Una periferia cittadina, ricca di acqua e di vegetazione, che la politica il potere dei notabili potentini  degli anni 50-60  hanno  trasformata in zona industriale ad alto inquinamento.
Il ricordo va alle ciminiere  della ferriera dalle quali usciva una fuliggine nera che in funzione del vento si depositava dappertutto e che si ritrovava al mattino ben visibile sui  tettucci delle auto e quindi anche nei nostri polmoni.
Poi i quotidiani odori nauseanti delle porcilaie che in occasione dell’ora d’aria entravano direttamente nelle case della città che si affaccia su lato Rifreddo. Possibile che non ci fossero altre aree per gli insediamenti industriali e commerciali ? Storie passate di uno scempio urbanistico ed edilizio, perpetrato dal cosidetto potere del cemento.
Poi la crisi di quella industrializzazione forzata, fatta di rapine e di industrie che in altra parte d’Italia non volevano, dalla Liquichimica alla cip Zoo. E,  già a partire dalla fine del secolo scorso, ci sono state aree e capannoni dismessi: la Cip zoo è  solo l’esempio più eclatante.
Acqua passata si direbbe, è vero, siamo giunti nel terzo decennio del duemila e chi ha governato la città probabilmente non ha imparato la lezione o ha inteso in parte percorrere vecchie strade.
Basta guardare come si è sviluppata Gallitello, e già siamo alle porte degli anni 2000, e ci rendiamo conto della poca fruibilità del polo commerciale cittadino più importante.
Ora torna d’attualità il futuro di quella parte di città, prima occupata dagli allevamenti suinicoli.
Le chiare intenzioni manifestate dalla giunta comunale di volerla adibire alla realizzazione di un polo sportivo  comprendente anche la costruzione di un nuovo stadio, ha innescato la sollecitazione di un ampio dibattito tra vari soggetti attivi del capoluogo.
L’ultima proposta in ordine cronologico l’ha lanciata la Fillea Cigil.
Essa riguarda l’idea di concentrare in quel fazzoletto di 87000 mq tutta l’edilizia scolastica che ospita gli studenti delle scuole medie secondarie, plesso scolastico unico per gli istituti di secondo grado insieme alla realizzazione di un parco naturale.  Una proposta che si pone tatticamente come alternativa a quella dello stadio, e che sembra messa lì per creare difficoltà e osteggiare una scelta che una parte della città vorrebbe si facesse., Ora , la fattibilità di questo progetto è pari praticamente a zero, per alcuni motivi: 1) che il piano scolastico prevede il riuso degli edifici esistenti  2) che ci sono fior di edifici scolastici che andrebbero solo manutenuti con serietà. 3) che si accentuerebbe lo scollamento fra centro cittadino e periferia.
Spostare tutto il polo scolastico che insiste a poggio tre Galli, un quartiere residenziale servito da scale mobili e ampie aree di parcheggio, è una idea alquanto peregrina.
E delle infrastrutture svuotate in pieno centro cittadino compreso il liceo classico di via Vaccaro cosa se ne farebbe?
E dunque rimaniamo con i piedi per terra e non facciamone una questione ideologica. Si può decidere di lasciarlo a parco, oppure, con tutti gli accorgimenti realizzare un’area sportiva che comprenda anche il riuso del campo di rossellino e la trasformazione in stadio. Ma mettersi ad elucubrare soluzioni oltre queste due, è solo un modo per mettere una zeppa del motore della decisione pubblica. 

Cordialmente 

Giovanni Benedetto 

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Sull' Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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