Il nostro caro Prof. Mario Santoro nei giorni scorsi su Talenti Lucani ha recensito brillantemente la pièce teatrale “Emigrant” di Dino Begagli. Una pièce scritta a più mani fatta con “garbo e delicatezza” che, ahimè e ahinoi, non ha seriamente approfondito l’amara problematica dei “bambini invisibili” e delle “vedove bianche” degli anni cinquanta. Problematica ignorata da sempre dalle Istituzioni nazionali, dalla Regione Basilicata e dall’Associazione “Lucani nel Mondo”. Le organizzazioni umanitarie come il TAI (Tavolo Asilo e Immigrazione) stanno monitorando le procedure e le condizioni di accoglienza in Italia. Un particolare impegno e una particolare sensibilità che condividiamo. Avrei tanto desiderato avere il TAI , la Comunità di Sant’Egidio e tutte le organizzazioni ecclesiastiche e umanitarie vicino a me e alla mia cara madre, nel lontano maggio 1955, quando io, bambino invisibile, di quattro anni e mia madre, ragazza ventisettenne, agognavamo il ricongiungimento con papà, emigrato in Venezuela. La Commissione preposta al ricongiungimento familiare formata da medici e da un assistente spirituale, un gran bel sacerdote che sorseggiava beatamente un caffè corretto con cognac, insensibile e indifferente al dramma che stava vivendo mia madre… invitata cinicamente dalla Commissione a lasciare il bambino (il sottoscritto) e ad accomodarsi nella sala per l’imbarco in Venezuela. Potete immaginare, cari amici di Talenti Lucani, la disperazione di mia madre costretta a scegliere tra il suo giovane marito e il suo pargolo di quattro anni, alla presenza di un cinico e indifferente assistente spirituale, intento solo a completare la “goduria” del sorseggio del caffè con cognac. Questo era il contesto umano vissuto dalle famiglie degli emigrati italiani degli anni cinquanta. A tal proposito, non va dimenticato il podcast di Rai Play Sound creato da Cristiano Balducci che porta alla luce con estrema chiarezza l’emigrazione italiana degli anni cinquanta nelle Americhe. In quei maledetti anni cinquanta non ero il solo bambino invisibile, erano invisibili pure i figli dei nostri lavoratori in Svizzera. Ho dedicato più di qualche Report sia sulle pagine di Primo Piano del Quotidiano della Basilicata, sia sulla Prima Pagina della Gazzetta del Mezzogiorno, edizione Basilicata, sia su Talenti lucani, a questo emblematico caso dei bambini invisibili, figli di lavoratori italiani in Svizzera, costretti a vivere “sottovoce”. Una pagina vergognosa di storia dell’emigrazione italiana che riemerge in un libro di Francesca Mannocchi: “Noi piccoli italiani clandestini” aventi per protagonisti Toni Ricciardi, Catia Porri ed Egidio Stigliano (oggi medico in pensione, lucano, originario di Nova Siri). Bambini invisibili costretti a subire la scellerata e razzista condotta dei Governi svizzeri degli anni cinquanta . Toni, Egidio e Catia hanno formato l’Associazione “Bambini invisibili”. Erano trentamila i bambini “sottovoce” (come i poveri bambini morti a Gaza) che chiedono a distanza di settant’anni un risarcimento morale e materiale alla Svizzera, senza aver mai dimenticato la silente e ignava condotta dell’Italia dell’epoca e delle istituzioni lucane…dalle Province di Potenza e Matera ai Comuni e… alle Parrocchie. Una “Italia” che ha chiuso gli occhi sui gravissimi e disumani comportamenti adottati sia dai Paesi europei che dagli Stati Americani. Comportamenti che hanno calpestato la legalità e stuprato il sacrosanto valore ai diritti umani di decine di migliaia di bambini italiani caro prof. Santoro e caro Dino Begagli. Più di tutto si negava il ricongiungimento familiare. I terrificanti video del disumano distacco dei bambini messicani dalle loro madri e le migliaia di bambini orfani di Gaza hanno fatto il giro del mondo ed hanno atterrito la maggioranza degli uomini e delle donne di buona volontà. Lo stesso dicasi del disumano distacco vissuto dalla mia generazione tra padri lontani e vedove bianche. Sono il figlio di un emigrante venezuelano, come già riferito, mio padre partì nel giorno di Santa Lucia il 13 dicembre 1950 (prima che io nascessi) per il Venezuela con i fratelli De Luca, il padre Pietro e lo zio Vincenzo del Governatore della Campania, Enzo De Luca, che sarà insignito della Cittadinanza Onoraria di Ruvo del Monte il prossimo 12 luglio… sulle ali del ricordo della sua infanzia vissuta nel povero Quartiere del “Pisciolo”. Decine di migliaia sono i lucani partiti negli anni cinquanta, migliaia sono le vedove bianche che non hanno più rivisto i loro mariti per “sopraggiunti” matrimoni “americani”.