QUELLA VISIONARIA ED AMBIZIOSA MATERA

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QUELLA VISIONARIA ED AMBIZIOSA MATERAby IDA LEONE

All’atto di assegnare a Matera il titolo di capitale Europea della Cultura per il 2019, la Commissione scrisse: «La commissione giudicante ha apprezzato l’analisi strategica di Matera, come piccola città tra quelle europee di media grandezza, con un pubblico relativamente passivo nei confronti della cultura importata dalle grandi città. L’intento di essere in prima linea tra chi si impegna per rendere accessibile la cultura, specialmente attraverso nuove tecnologie e apprendimento, è visionario. Conduce ad un ambizioso, sebbene rischioso, programma.”

Per la vittoria finale sono quindi risultati determinanti fattori sia immateriali che immateriali che avevano a che fare col programma “visionario, ambizioso e rischioso” intuito dalla Commissione:

  1. La coralità del progetto, della partecipazione, e del lavoro fatto per arrivarci; è stata recepita l’idea che alla candidatura avessero partecipato in centinaia, oltre la città e oltre la regione, ognuno con il suo piccolo o grande contributo, anche immateriale, anche apparentemente inutile: dal dipingere bandiere al camminare a piedi per una settimana nei boschi, dall’organizzare concerti ed eventi al realizzare video, dal curare i fiori sul balcone al progettare i timbri per il pane con il logo Matera 2019.
  1. La potenza e visionarietà inclusiva del programma culturale, basato su partecipazione attiva e co-design, sul coinvolgimento dichiarato di tutti quelli che saranno interessati a partecipare; l’abbattimento delle barriere, delle élite, delle aristocrazie. La cultura è di tutti, e tutti devono potervi prendere parte, passiva ma soprattutto attiva. I cittadini sono “abitanti culturali” e i turisti sono “abitanti culturali temporanei” di Matera;
  1. La focalizzazione sulle politiche di digitalizzazione, soprattutto quelle rivolte ai bambini (che rappresentano il futuro). Sia l’Istituto Demo-Etno-Antropologico che l’Open Design School sono radicalmente e fortemente basati sull’uso delle tecnologie digitali; l’intera candidatura è basata sull’appropriazione diffusa dei concetti alla base della filosofia “open”: open data, open street map, etc.
  1. La dimensione europea dei progetti, che ha finalmente risposto alla domanda “Nel 2019, perché un finlandese dovrebbe venire a Matera invece che andare in Grecia al mare?”. La risposta è: “Perché a Matera troverà cose che lo interessano in quanto cittadino europeo, che non troverebbe in Grecia: declinazioni universali e ripetibili del concetto di sostenibilità ambientale, un programma culturale che punta sulla digitalizzazione, etc.”
  1. La solidità finanziaria ed amministrativa: ancora prima di inviare il dossier, era già stata costituita con atto formale la Fondazione Matera – Basilicata 2019, e già emanati gli atti formali che garantiscono, da parte della Regione e del Comune di Matera, il finanziamento dei progetti.

“Al centro del dossier ci sono dunque I CITTADINI: gli abitanti di Matera, della Basilicata, del Mezzogiorno e dell’Europa. Ciascun evento e attività in esso contenuto rimanda a queste dimensioni. Chi deciderà di visitare Matera non sarà un turista, quanto piuttosto un “cittadino temporaneo”, partecipante attivo di un progetto civico a lungo termine per la costruzione di un nuovo futuro per l’Europa basato su apprendimento reciproco, creatività e valori condivisi.

Il programma culturale di Matera 2019 si articola in cinque principali filoni tematici [già descritti nel mio post della settimana scorsa, N.d.R.]: Futuro remoto, Utopie e distopie, Continuità e Rotture, Radici e percorsi, Riflessioni e connessioni. Ogni tema si articola poi in cluster, o gruppi progettuali, che sviluppano l’indagine su un determinato aspetto del tema attraverso una serie di iniziative di grande, media e piccola scala.

Il programma poggia su due progetti chiave, ovvero l’Istituto Demo-Etno-Antropologico (I-DEA) e l’Open Design School (ODS). Matera 2019 non rappresenta tuttavia solo un’opportunità di miglioramento delle infrastrutture culturali o la volontà di mettersi al passo con altri luoghi d’Europa; l’intento è quello di attingere alla storia millenaria della città e alla sua unicità per riproporre le istituzioni culturali secondo nuovi modelli di pensiero, proporre nuove idee riguardo la cittadinanza culturale e avviare un necessario dibattito con istituzioni, network e città d’Europa, sul futuro della cultura nel nostro continente” (dal dossier Matera 2019, pag. 5)

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Sull' Autore

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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