La previsione si è avverata, la scommessa si fa più ardita, la determinazione non manca. La previsione era quella della Magnifica Rettrice dell’Università di Basilicata, Aurelia Sole, che negli anni scorsi aveva denunciato l’iniquità e le conseguenze di quella legge sul finanziamento degli Atenei che divideva le Università in serie a e serie cadetta, con queste ultime che avrebbero faticato a sopravvivere. E così è stato. Non ci fosse stata la Regione a supportare con notevoli e ricorrenti iniezioni finanziarie, l’Ateneo Basilicata sarebbe andato in coma, con le conseguenza di privare il territorio di un presidio indispensabile e che comunque porta i suoi numeri positivi. Così, come è nel classico della politica per il Sud, quei finanziamenti regionali che dovevano essere aggiuntivi e riguardare il percorso di crescita scientifica, organizzativa e tecnologica dell’Ateneo, sono finiti col diventare sostitutivi di finanziamenti ordinari, nel classico comportamento, cui il Governo ci ha abiutuato, che da una parte si leva e dall’altra si mett. La fortuna è che in quest’ultimo anno, qualche cosa è cambiato e non solo c’è una legge di bilancio che prevede l’assunzione di 1600 ricercatori in Italia ma anche un riequilibrio del metodo di distribuzione dei finanziamenti. Questo lascia ben sperare sulla possibilità di liberare risorse per migliorare il rendimento dell’Ateneo e soprattutto incanalarne l’attività sul binario del supporto allo sviluppo della Basilicata. La determinazione non manca, si diceva. Ed è quella del Governatore della Regione, Pittella, che ha creduto nell’ateneo lucano e nella sua reggenza, anche quando le critiche si sono fatte pesanti sul terreno della discrasia esistente fra mondo del lavoro e mondo accademico, quest’ultimo visto ( anche da noi che scriviamo) come un mondo chiuso in se stesso, senza alcuna relazione col tessuto imprenditoriale, senza nessuna ricerca di sinergie con altri Atenei trainanti, in una logica di autoreferenzialità che non faceva bene alla comunità regionale. O abbiamo sbagliato noi, oppure qualcosa si è mosso in silenzio ed ha creato degli spunti di collaborazione tecnologica ( T3 Innovation, google ) che aprono spiragli sulla modernità e sulla possibilità di supportare le politiche in alcuni settori trainanti, dalla agricoltura del terzo millennio alla cultura come elemento di crescita economica (da Matera 2019 al centro internazionale di dialettologia diventata che parte già con un background da eccellenza europea) alla robotica e alla ricerca dei materiali nuovi di cui una certa imprenditoria ha notevole bisogno. Questa fase va messa a regime, abbandonando drasticamente orgogli e supponenze e cercando di importare il meglio delle conoscenze laddove si formano. Lo richiede, questo sforzo, l’atto di fiducia di cui le famiglie lucane stanno dando prova, con iscrizioni che aumentano ogni anno ( un po’ colpa della crisi ma da un po’ di tempo anche per scelte di vita), lo richiede l’apprezzamento che anche fuori regione viene dato ad un Ateneo che contribuisce a fare quella Buona Basilicata che abitanti di regioni limitrofe apprezzano. Dunque la scommessa esce dal limbo della speranza e si fa concreta ed ardita, se è vero, come ha detto Il Governatore, che nelle prossime settimane, sarà emanato un nuovo bando a favore delle imprese per l’assunzione di ricercatori, tramite l’attivazione di contratti con università ed organismi di ricerca e che si apre il fronte di lavoro che riguarda un collegamento strutturale con le grandi attività del territorio, dall’automotive, alla chimica, all’agricoltura, alla cultura. Se a questo ci diamo un modo di lavorare settentrionale, fatto di puntualità, di rispetto degli studenti, di strumenti e laboratori, di relazioni con realtà evolute, allora lo scetticismo scompare e l’omaggio a chi ha creduto nel cambiamento diventa doveroso. ROCCO ROSA
RAGGI DI SOLE ALL’ATENEO DI BASILICATA
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