EMANUELA DI MARE
Vi ripropongo due giovani ma competenti storiche dell’Arte. Insieme e in poche righe Vi riassumono progetti e concetti a cui stiamo lavorando da molti anni. Potrei parlarne per ore per esporre in modo più dettagliato ed esplicativo ciò che ci si prefigge di concretizzare. Intanto riepilogando i pensieri e le idee memorizziamo ulteriori intenti e successi per distinguerci e per unirci agli altri gruppi di affidabili e suggestivi eventi e manifestazioni per la città, per la regione e per l’Italia tutta e anche oltre.
Merisabell Calitri Storico dell’arte
Ricomincio da tre – terza edizione della collettiva di arte contemporanea organizzata, all’interno della rassegna Potenzartcity, dall’associazione culturale EDM Artelier in un dialogo serrato con il Comune di Potenza – diventa manifesto di una realtà culturale emergente, la quale ormai da anni si impegna per uscire alla luce rispetto a una sorta di oscurantismo in cui era stata gettata dalla storiografia del passato e da quella che è, sicuramente, una storia e una realtà “defilata” (volendo prendere in prestito un concetto introdotto dagli studi locali di arte moderna). Infatti, l’eclettico campione di opere selezionate per l’esposizione testimonia la vivacità artistica contemporanea della nostra regione: un luogo, ieri come oggi, crocevia e nodo di variegate contaminazioni culturali sempre in fermento. Gli artisti lucani si esprimono con un linguaggio continuamente aggiornato sulle esperienze circostanti, pur mantenendo una propria cifra stilistica peculiare: quella della località, o forse meglio, della lucanità. Così, ci ritroviamo tra le opere di artisti emergenti e veterani, per la maggior parte lucani ma non solo, che con linguaggi più o meno sperimentali di colori, forme e tecniche, interpretano un presente camaleontico, fluido e in continua metamorfosi. Una diversità, concetto estremamente attuale, che non vuole essere tanto una diversità avanguardistica, di fronda, ma una diversità che è più espressione della spontanea e individuale interpretazione della realtà: nel caso specifico, la realtà cinematografica. Giovani artisti che si dedicano al disegno imboccando il filone della ritrattistica, e omaggiando i volti noti delle pellicole con primi piani di intensa carica emozionale.
Altri che puntano sul colore come principale mezzo di comunicazione, chi fa della linea il principio fondante del proprio linguaggio e chi, invece, utilizza la materia per dare corpo a frame di indimenticabili film. Le opere dei nostri artisti diventano una sorta di metalinguaggio. L’arte che parla di una delle arti, la settima arte: il cinema. Un connubio osmotico quello tra arte e cinema. Un dare e ricevere tra le pratiche cinematografiche e le arte figurative che è iniziato con dei primi documentari artistici e i critofilm come quello di Carlo Ludovico Ragghianti, del 1964, sul Giudizio Universale di Michelangelo. Un rapporto che è continuato poi con la produzione di docufilm, monografie cinematografiche sulla produzione dei grandi artisti del passato, e pellicole che mettevano l’arte al centro della trama narrativa. In “La migliore offerta”, di Giuseppe Tornatore, l’arte diventa una questione vitale per il protagonista del film, oppure i musei che diventavano luoghi d’incontro in “Provaci ancora, Sam” e “Match point” di Woody Allen, regista anche del meraviglioso “Midnight in Paris”. Ancora, la febbre cinematografica per l’arte ha investito nomi di registi come Dario Argento, con “La sindrome di Stendhal”, Martin Scorsese, con “The age of innocence”, Jean-Luc Godard e Bernardo Bertolucci, rispettivamente con “Bande à part” e “The dreamers”, e Roberto Rossellini con “Viaggio in Italia” e “Paisà” dove il museo, con le sue opere, diventava l’ambientazione per scene misteriose cariche di suspense. In tale parziale rosa di nomi, solo indicativa della relazione tra queste due arti, viene da citare anche Pier Paolo Pasolini, che forse più di tutti ha incarnato la simbiosi arte-cinema. Regista, pittore e tanto altro, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, che con le sue inquadrature umanistiche –cioè con l’uomo al centro di ogni prospettiva –, con le sue citazioni caravaggesche o con gli omaggi a pittori quali Pontormo, ha portato l’arte figurativa nel cinema; quasi la camera scorresse sulla tela di un dipinto. Al contrario, Ricomincio da tre, assorbe i lasciti della cinematografia nei poliedrici linguaggi figurativi contemporanei. Le espressioni di attori, i sentimenti suscitati da un’inquadratura o da una scena, le emozioni di gesti e sguardi in movimento vengono fermati nell’eternità dell’attimo creativo dell’opera d’arte. I nostri artisti, oggi, al contrario di Pasolini, hanno portato il cinema nel mondo delle arti figurative con interessanti omaggi a film e attori per farci viaggiare, attraverso gli occhi, con la mente e il cuore in quelle che sono state le proprie personali folgorazioni cinematografiche. Così, in queste iniziative, ciò che vuole essere la Cappella dei Celestini, con le opere dei nostri autori, è sicuramente un luogo di incontro e confronto per l’arte e la comunità. Non vuole essere un luogo di mistero, come alcuni musei dei film citati appena sopra, ma, anzi, essa vuole essere un luogo di svelamento di una realtà artistica viva, operosa: un motore attivo per, e con, la comunità e il territorio.
Marina Corsini Storico dell’arte
