Dott.ssa Margherita Marzario

Dal paese d’origine arrivano sempre più a distanza ravvicinata notizie ferali, soprattutto a causa dello spietato cancro che non risparmia nemmeno gli affezionati animali domestici. E così sembra che qualcuno strappi continuamente un pezzo alla foto d’epoca del passato per la quale non vi è possibilità di ristampa.

Quando in una vecchia foto prevalgono le persone che non ci sono più significa che il tempo è passato e passa ma non inutilmente, perché è diventato e diventa una marea di ricordi che si fanno righe di un quaderno, tutto intimo, su cui tracciare emozioni, aloni di lacrime, la storia personale e familiare da lasciare in eredità solo a chi saprà o vorrà leggere oltre quello che è stato. La vita non è come una macchina fotografica digitale che ti permette di fare e rifare tanti scatti senza costi. E anche la stessa macchina digitale, da un momento all’altro, può incepparsi e non consentirti di strappare una frazione al tempo che corre! Allora fotografiamo in noi ogni frammento o frangente di tempo perché irreversibile e irripetibile!

Dopo mesi di assenza e decenni dal definitivo trasferimento (ovvero una vita fa), per l’ennesimo addio torni al paese nativo, dove sei nata, cresciuta in altezza come una margherita ma mai vissuta da margherita. A fine febbraio, periodo di carnevale e di fine inverno (allegoria della vita), attraversi il bosco, patrimonio deturpato e trascurato del paese e lo vedi come non lo ricordavi dai tempi dei tuoi nonni; alberi spogli (soprattutto querce) che si stagliano verso il cielo come sculture lignee e con aspettative di nuova vita; sfumature del marrone dei tronchi e della terra; sfumature del verde dei campi coperti dagli steli di grano; su qualche albero gemme biancastre e rosacee già timidamente sbocciate, forse, perché si sono fatte ingannare da qualche giornata fugacemente calda; strade sempre più dissestate; campagne abbandonate; casupole diroccate; l’immancabile gregge condotto al pascolo da un tuo omonimo di cognome con cui non hai alcun legame di parentela e ti lambicchi il cervello su chi possa essere stato il capostipite comune. Arrivi nella piazza del paese nel primo pomeriggio e, quello che dovrebbe essere il cuore brulicante della comunità, ti accoglie nel più assoluto silenzio da mortorio e questo aumenta la tua desolazione e il tuo spaesamento… Al ritorno ti saluta uno dei più bei tramonti visti dal paese e sinora nella vita: un cielo iridato di tutte le sfumature, nuvole che sembrano pennellate e sbuffi, il sole che sembra fare ghirigori nel suo nascondersi e affacciarsi tra le nuvole. Ci vorrebbe la macchina fotografica, tua inseparabile compagna, ma non ce l’hai perché non ci sei andata per fare foto ma tutto resterà impresso nella tua mente, nel tuo cuore, come è stato per ogni dettaglio nell’infanzia. Anche il più triste evento può insegnare, disegnare e segnare qualcosa: la vita è una ricerca del tempo perduto fin quando qualcuno apporrà la parola fine sul tuo romanzo.

E così una dopo l’altra, in un processo irreversibile e ineludibile, se ne vanno le persone dell’infanzia incancellabile, del paese nativo, del parentado esiguo. Con loro se ne va una parte di te, di quello che è stato e non è stato, sarebbe stato e non sarebbe stato, una parte della tua storia che non si può riscrivere ma solo descrivere, mentre i ricordi si riaffacciano e le emozioni si rinnovano. Intanto si allarga e si ricostituisce la cerchia di coloro che ti hanno circondato e ora non ci sono più, ma stanno lassù o in un altrove dove non piovono né pioggia palpabile né lacrime impalpabili.

“Ricordare è bello, più che vivere!” (Federico Fellini).