DINO DE ANGELIS

 

Bucaletto va in tivù. Bucaletto non si riprende più. Bucaletto senza letto. Bucaletto è un solo un ghetto. Bucaletto case vecchie. Bucaletto catapecchie. Bucaletto è una polveriera. Non c’è mai la primavera. Bucaletto prefabbricati. Bucaletto diseredati. Bucaletto solo promesse. Bucaletto sempre le stesse. Bucaletto da trent’anni. Bucaletto solo affanni. Bucaletto nullatenenti. Bucaletto  delinquenti. Bucaletto solo menzogne. Quelle di chi ha fatto solo magagne.

E invece no. Bucaletto è anche un esperimento. Non solo un esperimento teorico. È un esperimento realizzato. Da tempo, con l’avvento della Caritas Diocesana nel quartiere, si sono avviate una serie di politiche di prim’ordine di servizio alla famiglia. È vero che Bucaletto è “na carta sporca e nisciun se ne importa”, ma da qualche tempo la musica è cambiata e si respira un’aria diversa nel quartiere dei “terremotati”. Come il ragazzo di Tienanmen che da solo si oppose all’avanzata dei carri armati nella Piazza Rossa, anche a Bucaletto un’associazione di emanazione cattolica, affiancata da un’associazione totalmente laica, che si chiama “Il Sole a Mezzanotte” (mai titolo avrebbe potuto essere più appropriato), si oppone da tempo all’avanzata del degrado e della sudditanza, e prova a far uscire il sole anche quando la coltre che avvolge il quartiere sembra non lasciare intravvedere spiragli di luce.

Tutta la partita si gioca su un concetto basilare: provare a coinvolgere in un’azione virtuosa e circolare una serie di famiglie esposte ai morsi della crisi che si avvicendano negli giorni in cui si somministrano le provviste per far fronte alle loro necessità quotidiane. Sono famiglie che non hanno reddito sufficiente a procurare alimenti o altri beni per i propri congiunti, e si vedono costrette a fare la fila il giovedì pomeriggio per recuperare l’indispensabile per mettere un piatto a tavola. Qualcuno riesce ad immaginare il disagio che si prova mentre quegli uomini, quelle donne percorrono la strada che, dal loro prefabbricato, arriva fino al punto di somministrazione? È un itinerario di dolore, di rabbia e di insoddisfazione. Nessuno prende quella busta contenente la pasta, il pane, la carne, con il cuore leggero. Nessuno fa la strada del ritorno gioendo per ciò che ha ricevuto, se non per il pensiero di dar da mangiare ai propri figli. Si è pervasi, chi più chi meno, da un senso di vuoto, di inadeguatezza, di non esser capaci. Per abbattere questo stato drammatico e frustrante, le associazioni di cui sopra hanno coinvolto le famiglie in un programma di mutua assistenza. La signora, il genitore, il disoccupato che ricevono la spesa settimanale, contraggono un impegno con il resto della comunità, un impegno che li metterà in condizione di ricambiare con le loro abilità quello che hanno ricevuto. Cosa sai fare, signora? Sai cucire? Bene, se c’è qualcuno che avrà bisogno di accorciare qualche abito, ti chiameremo. Tu , disoccupato, cosa sai fare? Pitturare i muri? Bene, la signora deve tinteggiare la sua casa. E così via. Si creano, in questo modo, le premesse per la costruzione di una nuova comunità coesa e solidale che mette il proprio saper fare al centro e a disposizione degli altri membri di quella comunità.

Il giovedì successivo, quando la signora che ha cucito gli abiti di altri si recherà a prelevare la sua spesa, lo farà con lo sguardo che finalmente guarderà dritto negli occhi chi gli consegna la busta. Il disoccupato che ha tinteggiatole pareti di una casa non sua non avrà più gli occhi bassi sull’asfalto, ma pieni di una nuova luce e tornerà da sua moglie di corsa, perché avrà visto che i frutti del suo lavoro si sono trasformati in un bene di prima necessità. Questo processo ha coinvolto centinaia di famiglie, la scuola elementare locale, diverse attività commerciali di quartiere e diverse persone il cui scopo di vita è quello di cercare di alleviare le disgrazie altrui.

In città, questo quartiere è chiamato ancora Bucaletto. Ma sotto sotto è diventato una piccola rivoluzione. Ci sono cose che si possono comprare. Per tutto il resto c’è una comunità solidale.