Bucaletto va in tivù. Bucaletto non si riprende più. Bucaletto senza letto. Bucaletto è un solo un ghetto. Bucaletto case vecchie. Bucaletto catapecchie. Bucaletto è una polveriera. Non c’è mai la primavera. Bucaletto prefabbricati. Bucaletto diseredati. Bucaletto solo promesse. Bucaletto sempre le stesse. Bucaletto da trent’anni. Bucaletto solo affanni. Bucaletto nullatenenti. Bucaletto delinquenti. Bucaletto solo menzogne. Quelle di chi ha fatto solo magagne.
E invece no. Bucaletto è anche un esperimento. Non solo un esperimento teorico. È un esperimento realizzato. Da tempo, con l’avvento della Caritas Diocesana nel quartiere, si sono avviate una serie di politiche di prim’ordine di servizio alla famiglia. È vero che Bucaletto è “na carta sporca e nisciun se ne importa”, ma da qualche tempo la musica è cambiata e si respira un’aria diversa nel quartiere dei “terremotati”. Come il ragazzo di Tienanmen che da solo si oppose all’avanzata dei carri armati nella Piazza Rossa, anche a Bucaletto un’associazione di emanazione cattolica, affiancata da un’associazione totalmente laica, che si chiama “Il Sole a Mezzanotte” (mai titolo avrebbe potuto essere più appropriato), si oppone da tempo all’avanzata del degrado e della sudditanza, e prova a far uscire il sole anche quando la coltre che avvolge il quartiere sembra non lasciare intravvedere spiragli di luce.
Il giovedì successivo, quando la signora che ha cucito gli abiti di altri si recherà a prelevare la sua spesa, lo farà con lo sguardo che finalmente guarderà dritto negli occhi chi gli consegna la busta. Il disoccupato che ha tinteggiatole pareti di una casa non sua non avrà più gli occhi bassi sull’asfalto, ma pieni di una nuova luce e tornerà da sua moglie di corsa, perché avrà visto che i frutti del suo lavoro si sono trasformati in un bene di prima necessità. Questo processo ha coinvolto centinaia di famiglie, la scuola elementare locale, diverse attività commerciali di quartiere e diverse persone il cui scopo di vita è quello di cercare di alleviare le disgrazie altrui.
In città, questo quartiere è chiamato ancora Bucaletto. Ma sotto sotto è diventato una piccola rivoluzione. Ci sono cose che si possono comprare. Per tutto il resto c’è una comunità solidale.
